Realisticamente Penguin dovrebbe rappresentare un'ulteriore conferma della politica di Mountain View volta alla penalizzazione dello spam e, per contro, a premiare i link spontanei in grado di valorizzare i contenuti effettivamente utili. Fino a qui però niente di nuovo, incluso il pericolo dei falsi positivi che sembrerebbe aver suggerito particolare cautela agli sviluppatori di Big G prima del rilascio.

A parte i possibili e poco prevedibili errori in fase di aggiornamento dei criteri di posizionamento, un primo obbiettivo del nuovo Penguin potrebbero essere quei siti Web per la visibilità dei quali è stato fatto largo uso del keyword stuffing, pratica il cui utilizzo dovrebbe comunque essere sconsigliato a priori dal buon senso.

Nello stesso modo vi potrebbe essere un'ulteriore stretta sulle risorse che presentano contenuti copiati, motivo per il quale sarebbe opportuno un controllo costante delle risorse dalle quali veniamo linkati e il conseguente uso di file disavow, continuamente aggiornati, per evitare backlink indesiderati nonché per limitare gli effetti di eventuali azioni dannose da parte della concorrenza.

La sempre dibattuta velocità di caricamento delle pagine è un altro fattore da tenere sotto osservazione. Anche se questo discorso potrebbe non riguardare direttamente Penguin, è comunque estremamente probabile che la page-speed su mobile possa divenire presto un ulteriore criterio ufficiali per ottenere una valutazione positiva da parte di Google.

Insomma, l'esperienza (ivi compresa quella del 2015 con l'atteso e mai avvenuto "Mobilegeddon") sembrerebbe suggerire che i "Googlegeddon" non arrivano mai quando vengono annunciati; evitando comportamenti in chiara violazione delle policy di Google, e con quel po' di fortuna indispensabile quando il destino dei nostri progetti dipende in parte da decisioni imposte dall'alto, si dovrebbe riuscire a sopravvivere anche a Penguin.

Per approfondire: Barry Schwartz

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