Analizzando l'incremento del peso delle pagine Web in un periodo compreso tra il 2011 e il 2017 si nota come il contributo di alcune componenti sia stato generalmente costante, parliamo nello specifico degli script (oggi in leggera diminuzione dopo oltre un quinquennio di crescita costante), del markup HTML (con un tendenza all'alleggerimento) e del CSS (anch'esso in leggera diminuzione). Diventerebbe invece più importante il ruolo delle immagini e dei video, in modo rilevante, nonché, più marginalmente, dei font.

Se da una parte però la quota parte relativa alle immagini sarebbe stata coinvolta in una crescita graduale, circa 200 KB in più all'anno, lo stesso non potrebbe dirsi dei video che tra il 2016 e il 2017 avrebbero registrato un incremento medio di oltre 500 KB. Nel caso in cui l'attuale tendenza dovesse essere confermata anche nel prossimo futuro, e cioè con un +16% su base annua, da qui al novembre del 2019 il peso medio delle pagine Web potrebbe quindi assestarsi intorno ai 4 MB.

Torniamo quindi alla nostra domanda iniziale: il peso delle pagine Web è ancora una metrica rilevante? La risposta è naturalmente sì, questo perché la velocità di navigazione è un fattore che influisce su diversi aspetti che vanno dalla qualità della user experience alla propensione all'acquisto, va poi considerato il fondamentale discorso riguardante l'ecosistema mobile e i limiti di banda ad esso correlati.

Sottovalutare un problema perché è (forse) in atto una tendenza ad ignorarne l'esistenza non è di certo un modo produttivo di affrontarlo. A questo proposito la sviluppatrice Tammy Everts suggerisce una strategia alternativa per valutare l'impatto dei tempi di caricamento sull'efficacia delle pagine, un metodo basato sulle metriche personalizzate.

In sostanza l'idea è quella di abbandonare l'ossessione del benchmark e di non utilizzare la velocità di caricamento come metrica pura, ma di capire quanto gli utenti siano disposti ad aspettare per visualizzare il contenuto centrale di una risorsa, apportando poi eventuali interventi correttivi sulla base delle user experience e non dei soli tempi di caricamento.

Via Tammy Everts

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