Un altro fattore che determinata questa simbiosi dell'IoT con Linux è l'ottimizzazione del codice. Il codice open source può essere ottimizzato al meglio in modo da adattarsi perfettamente al device embedded su cui si sta sviluppando un progetto. Questo fattore risulta essenziale nell'IoT dove i programmi devono avere consumi energetici contenuti mentre comunicano con i sensori connessi alle board. Inoltre, su Linux sono disponibili tutti quei protocolli che permettono di interfacciarsi nativamente con la Rete in modo semplice, lo stesso protocollo TCP/IP è nato in ambito Unix ad esempio.

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Una delle peculiarità di Linux, e dei progetti open source in generale, è l'essere più sicuro rispetto alle alternative. In media i programmi open source hanno un tasso di rilevazione e di risoluzione dei bug maggiore rispetto a quelli proprietari. Questo perché analizzando il codice a tutti è più probabile che vengano scoperti, e dunque corretti, bug e imperfezioni. Nell'IoT la sicurezza è un elemento importantissimo, anche se spesso sottovalutato, visto che gli strumenti della nostra quotidianità saranno sempre più connessi e, dunque, anche esposti ad una minaccia costante.

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Linux è anche una scelta più economica rispetto alle alternative, spesso nel contesto IoT i team devono scegliere se utilizzare Linux direttamente su un SoC (System on a Chip), oppure usare un approccio basato su un bare metal/RTOS (Real-Time Operating System). Quest'ultima alternativa può sembrare logicamente migliorie perché consente di sapere esattamente quando un task verrà eseguito, tuttavia i costi di gestione e sviluppo di una tale architettura spesso non sono sostenibili dai piccoli progetti indipendenti. Dunque gli sviluppatori nella maggior parte dei casi scelgono di affidarsi a board ARM con una normale distribuzione Linux.

Gli embedded Linux device hanno quindi accelerato lo sviluppo e all'espansione del mercato dell'IoT, fornendo una piattaforma libera, stabile, sicura ed economica su cui basare lo sviluppo dei progetti.

Via Hunyue Yau

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