àˆ davvero ricco di spunti il lungo post di Jeff Gardner su Smashing Magazine. Tema centrale, a partire dal titolo, è quello del rapporto qualità /prezzo nel web design, ma qui voglio concentrarmi su un punto specifico, una questione su cui mi sono confrontato spesso con amici che lavorano in questo settore e che mi ha sempre incuriosito. "Ma perché ti fai pagare a ore?" ho chiesto a tanti. A volte può essere conveniente, non ne dubito e non contesto, ma quasi mai ho ricevuto risposte convincenti. Secondo Gardner è un sistema che va bene in situazioni in cui c'è una correlazione diretta tra il tempo impiegato e quanto prodotto. Ma per il design? A volte hai l'illuminazione e impieghi 2 ore per portare a termine il progetto. Altre volte devi lottare giorni e giorni con te stesso prima di ottenere qualcosa che sia lontanamente paragonabile ad un design decente. Nel primo caso un cliente non dovrebbe pagare quasi nulla, mentre nel secondo si ritrova a dover pagare molto più del giusto prezzo? Le tariffe a ore sono scorrette, sia per il designer sia per il cliente. Tutti d'accordo?

Continua a leggere Il costo del buon design

Categoria: Lavoro

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Una rondine non fa primavera. Forse due sì? Si può parlare di moda? àˆ una tendenza che vale la pena seguire? Nel giro di pochi giorni mi ritrovo a segnalare una soluzione per l'editing di siti web che appartiene ad una categoria ancora non ben identificata (da qui il titolo). Non sono propriamente CMS (soprattutto nel caso di cui sto per parlare), e non mi viene altra definizione se non quella usata dai creatori di Unify: un content editor. Come Perch (di cui abbiamo già  parlato) la creatura di Unit Interactive viene presentata come la soluzione ideale per quei siti che non necessitano di un CMS full optional per gestire modifiche e aggiornamenti ai contenuti. A differenza di Perch non è una soluzione che gira sui server del produttore, ma un'applicazione da scaricare e caricare sotto forma di cartella sul nostro spazio web. Basta poi definire con l'aggiunta di una classe ad hoc le aree editabili e il gioco è fatto. Quello che i due prodotti hanno in comune è che entrambi nascono come progetti concepiti e sviluppati da web agency: evidentemente si tratta di risposte a problemi ed esigenze nate dal rapporto diretto con una certa tipologia di clienti. Per testare Unify in questa fase beta privata ci si può iscrivere direttamente sul sito ufficiale.

Continua a leggere La moda dei quasi-CMS

Categoria: Software e Servizi

Via Slashdot scopro il progetto Reinassance. àˆ l'iniziativa con cui gli sviluppatori di OpenOffice hanno aperto le porte a contributi e idee per la progettazione di quella che potrebbe essere l'interfaccia utente del futuro per la suite anti-Office. Sul wiki esiste già  una pagina su cui si possono valutare le prime proposte (il pezzo di Slashdot segnala ad esempio questa FLUX UI. Non è la prima iniziativa del genere e non sarà  certo l'ultima. Quello che mi chiedo è quanto possano essere proficue. L'obiettivo dichiarato del Reinassance Project recita così: Conoscere e capire chi sono i nostri utenti e aiutarli a ottenere quello che vogliono... Nulla da obiettare in linea di principio, ma non c'è il rischio che tutto si risolva in una specie di sondaggione a colpi di 'Questa mi piace, questa fa schifo', per dirne solo una? Non lo so, sono perplesso. Fareste mai una cosa del genere per un vostro progetto?

Continua a leggere L’interfaccia la fate voi!

Categoria: Software e Servizi

Ho letto tutti i punti elencati in questo post di Design Observer dedicato ai paradossi del Graphic Design. Mi ha colpito in particolare il primo, anche perché potrebbe essere una sorta di sfida al modo di pensare comune e più diffuso tra chi si occupa di queste cose (se mi sbaglio mi corigerete...). Recita più o meno così: non esistono cattivi clienti, ma solo cattivi designer. Ovvero: se io tratto male un cliente non fornendo un lavoro di qualità , sono io che l'ho trasformato in un cattivo cliente. Ovvero: ogni designer ha i clienti che si merita. Come la mettiamo?

Continua a leggere Il cliente ha sempre ragione (?)

Categoria: Lavoro

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UXmagazine

5 Maggio

Segnalato da Diana Malerba sul blog di Sketchin, vi giro con piacere la notizia del lancio di UXmagazine, "il nuovo punto d'incontro per tutti coloro che vogliono approfondire il mondo della progettazione dell'esperienza d'uso (UXD)". Sul primo numero si parla tra l'altro di progettazione dell'esperienza utente, di semplicità  nel design, design agile. Come si dice in questi casi, in bocca al lupo.

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Categoria: Eventi e segnalazioni

Non linkiamo da un pezzo post o articoli modello 'listone di risorse' (tanto alla fine gira quasi sempre la stessa roba e circolano facilmente un po' dovunque). Questo però è davvero ben fatto, ricco e riguarda un tema un po' di nicchia ma fondamentale nel web design: i wireframe. Tante risorse interessanti, dai software alle collezioni di esempi fino a siti i riferimento come Wireframes Magazine. Tra le chicche ho trovato in lista anche il riferimento ai wireframe utilizzati nella realizzazione dell'interfaccia di Wordpress 2.7.

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Categoria: Web Design

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"Il caso Bowman": così intitola il suo post Giorgio su Refactor. E in effetti la decisione di Douglas Bowman di abbandonare la sua posizione di leader del team di design di Google sta facendo molto discutere, soprattutto per le motivazioni addotte. Credo sia interessante parlarne. Dalle parole di Bowman emerge una certa frustrazione, la frustrazione di chi è abituato ad un approccio creativo al design e che invece si vede costretto a muoversi nel contesto di una cultura aziendale dove a suggerire ogni minimo passo sono i dati. Mi pare azzeccata la sintesi che del pensiero di Bowman fa Scott Stevenson: L'osservazione di Doug è che a Google ogni decisione in fatto di design deve essere supportata dai dati. In pratica, devi dimostrare che quella che fai è la cosa giusta. Tutto, insomma, deve essere misurabile. (more…)

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Categoria: Web Design

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Persino uno, come chi scrive, poco avvezzo a tali questioni è in grado di capire la formula che è alla base del concetto di ROI (Return on investment). Sicuramente più complicato è trovare la formuletta magica per misurare quello che Seth Godin chiama Return on design. Posto che il design può certamente avere un impatto sul successo o sull'insuccesso di un'applicazione, di un sito o, in genere, di un prodotto, e che il design stesso prevede una qualche forma di investimento in tempo e/o denaro, rimane difficile calcolare con una semplice operazione matematica il ritorno positivo o negativo. Cià rende poi complicata la scelta delle decisioni da prendere: investire di più? E in che direzione? Godin individua però quattro aree in cui ci si potrebbe grosso modo trovare: quella del ritorno negativo, quella neutra in cui il design non ha di fatto un impatto apprezzabile, quella del ritorno positivo, quella in cui un design di qualità  è di fatto il prodotto. Il suggerimento è quello di cercare di comprendere con la massima precisione possibile in che situazione ci si trova (e a quale si vorrebbe pervenire). Solo a quel punto si potranno assumere decisioni sensate e agire di conseguenza. Per dire, stabilito che ci si trova nel secondo scenario, uno potrebbe accontentarsi della situazione e decidere che non vale la pena fare ulteriori investimenti. Avete mai elaborato dei metodi per stabilire il return on design?

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Categoria: Web Design

Sarà  che dipendendo dal sistema operativo la resa su Safari/Mac dei form HTML è più che accettabile, sarà  che ultimamente mi sono imbattuto in esempi di personalizzazione grafica via CSS davvero imbarazzanti a livello estetico e tali da far crollare l'indice di usabilità  neanche fosse il Mibtel di questi tempi, sarà  che mi gira così, ma sto iniziando a pensare che l'aspetto dei moduli dovrebbe essere lasciato il più possibile intatto. Certo, guardando i risultati, oggettivamente gradevoli e tutt'altro che fastidiosi, del lungo e articolato tutorial con cui Jonathan Cristopher spiega come personalizzare una select con jQuery, sarei sul punto di vacillare. Ma lo ribadisco: l'aspetto dei moduli dovrebbe essere lasciato il più possibile intatto.

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Categoria: Web Design

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Proprio qualche ora prima di leggere tra i miei feed la segnalazione di cui sto per parlarvi, mi sono trovato in una situazione simile, ma per un documento da stampare :). Tutto doveva stare per forza in due pagine e rispettando un layout predefinito, percià, dopo essermi giocato tutte le carte possibili, ho deciso di accomodare con un testo più piccolo solo certe parti del documento, quelle che che con il carattere in corpo 12 sfasciavano tutto. Portando lo scenario sullo schermo, potrebbe capitare che si abbia la necessità  o il desiderio di voler mantenere una certa dimensione per l'area occupata da un box con del testo. Che fare quando il numero di parole è tale da far aumentare la dimensione di quest'ultimo senza ricorrere al taglio della frase o a cose come barre di scorrimento e overflow? Una soluzione è, appunto, quella di impostare una dimensione inferiore per il testo quando il numero di parole supera una certa somma. Chris Coyier ha implementato esattamente questa soluzione usando jQuery e MooTools. Nel primo caso il risultato è visibile sulla home page di Quotes on Design, nel secondo su questa pagina.

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Categoria: Scripting