Dai web designer ai developer, ogni professionista dell'universo digitale può di certo raccontare le più singolari storie sui clienti con cui, nel corso degli anni, si è trovato a lavorare. Dalle richieste più irrealizzabili ai budget inesistenti, passando per vere e proprie sostituzioni di persona con il committente che pretende di saperne di più del professionista a cui si è affidato, non sempre trattare con i propri partner è semplice. Ma quali sono le caratteristiche che davvero permettono di distinguere tra un buon e un cattivo cliente? (more…)

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L'ultimo numero di A List Apart ospita un articolo di Biorn Enki dedicato all'uso di contratti elettronici nell'ambito di una web agency. La seconda parte dell'articolo è tecnica e mostra come creare un modulo da far compilare al cliente usando Adobe Acrobat e un pizzico di PHP. L'aspetto interessante è però anche quello della prima sezione, quello che concerne il lato legale e pratico della questione. Primo punto: quanto conta davvero, in termini di competitività  rispetto alla concorrenza, consentire al cliente una forma di relazione così veloce e semplice come quella rappresentata dalla stipula di un contratto via web? L'autore, per esempio, sostiene che è uno dei tanti modi per stare un passo avanti ai concorrenti in tempi di competizione sempre più serrata. Secondo punto, quello legale. Dalla lettura dell'articolo emerge che nella legislazione americana anche il semplice cliccare su un pulsante o link di accettazione rende vincolante il contratto. Non c'è pertanto la necessità  della tradizionale firma. Non so se in Italia le cose funzionino allo stesso modo. Ho cercato qualcosa, ma questo e questo documento (entrambi PDF) sembrano far riferimento soprattutto all'ambito dell'e-commerce. Qualcuno ha mai sperimentato questa modalità  di stipula dei contratti? Si può fare? La ritenete comunque un'idea valida?

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Categoria: Lavoro

Ho letto tutti i punti elencati in questo post di Design Observer dedicato ai paradossi del Graphic Design. Mi ha colpito in particolare il primo, anche perché potrebbe essere una sorta di sfida al modo di pensare comune e più diffuso tra chi si occupa di queste cose (se mi sbaglio mi corigerete...). Recita più o meno così: non esistono cattivi clienti, ma solo cattivi designer. Ovvero: se io tratto male un cliente non fornendo un lavoro di qualità , sono io che l'ho trasformato in un cattivo cliente. Ovvero: ogni designer ha i clienti che si merita. Come la mettiamo?

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Categoria: Lavoro

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Mi ha fatto sorridere il post di David Airey perché ho cercato di immaginarmi come sia possibile pensare di proporsi a qualcuno nel modo che David ha raccontato. Riceve una mail da un potenziale cliente per disegnare un logo e quello si presenta con una frase di questo tipo "puoi disegnarmi un bel logo". Così, senza formule introduttive e di cortesia, con uno stile un po' sgrammaticato e tendente decisamente al maleducato. Per Airey nessun dubbio: il logo non te lo disegno. Voi cosa avreste fatto? E vi ponete dilemmi di fronte a clienti che si pongono con modi spicci e poco urbani?

Continua a leggere Caro potenziale cliente, pussa via…

Categoria: Lavoro

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Nelle ultime settimane ho avuto modo di confrontarmi con alcuni colleghi, ufficialmente concorrenti, sulla questione legata alle informazioni private e non del mondo SEO. Il punto centrale di alcune riflessioni è che molto spesso le agenzie tendono a non voler rivelare ai propri clienti alcuna informazione in merito a strategie, procedure alla base dell'attività  che stanno svolgendo. Insomma, secondo questa politica di pensiero i clienti dovrebbero stare fermi e pazienti attendendo che i risultati del loro investimento arrivino. La domanda sorge spontanea. àˆ corretto non rivelare informazioni sulla propria attività  al cliente? E soprattutto, qual è il limite delle informazioni che un SEO potrebbe/dovrebbe fornire?Il punto fondamentale della questione è che molto, troppo spesso, attività  SEO si limitano a semplici interventi sulla struttura delle pagine, pratiche che una volta comunicate un cliente smaliziato può tranquillamente "rivendersi" o applicare in casa. Il pericolo, in questi casi, è che il cliente prenda consapevolezza delle attività  rendendo inutile la necessità  di ricorrere a servizi SEO. (more…)

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Categoria: Motori di ricerca

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Dunque, lo scenario è questo. Hai portato a termine un progetto per un cliente, sei anche soddisfatto del lavoro, ricevi il giusto compenso, saluti e abbracci. Passa un po' di tempo e il cliente comincia a chiamarti, una volta per un'aggiustatina al template, l'altra per un controllo al database, l'altra ancora perché nessuno lo trova su Google. Cerchi di spiegare che tu il tuo lavoro l'hai portato a termine come concordato, ma non c'è niente da fare: quello continua a chiamarti e a richiedere il tuo supporto e il tuo tempo, prolungando quindi oltre ogni limite un progetto che tu consideri concluso. La tentazione è di passare alle maniere forti e brusche, ma sei agli inizi e un cliente è sempre un cliente, meglio tenerselo caro.Esiste una soluzione legale per questi progetti infiniti? Secondo Dave Hecker, che all'argomento dedica un intervento su uno dei blog di Sitepoint, la risposta è sì e consisterebbe in quella che chiama User Acceptance Documentation. àˆ una sorta di dichiarazione firmata dal cliente in cui quest'ultimo mette la sua firma sotto una formula di questo tipo: Il sottoscritto Tizio Caio certifica che il sign. Web Designer ha completato il suo progetto e che tale progetto comprende tutte le caratteristiche con lui concordate in data.... àˆ uno scenario a cui siete abituati? Avete mai adottato, anche informalmente, una soluzione del genere? La ritenete utile?

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Categoria: Web Design

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