Al cliente, nel possibile, si cerca sempre di andare incontro. Tra questi c'è chi, all'avvicinarsi della data di consegna, si ricorda di piccoli particolari o funzionalità  che non possono mancare di certo. Se con il gruppo di lavoro siamo in tabella di marcia, cerchiamo di fare il possibile per accontentare lo "sbadato" e verifichiamo la possibilità  di effettuare quella variazione. Capita però, neanche tanto raramente, che quella modifica abbia introdotto, magari da tutt'altra parte, qualche errore o effetto collatorale non previsto. Una beffa: per fare un piacere ci troviamo con il cliente a lamentarsi per un errato funzionamento. E' per questo che sto pian piano cambiando strategia e, anche se mi rendo conto che la cosa è un po' antipatica, rifiuto ogni modifica, anche la più banale, soprattutto se va eseguita in tempi brevi. In alcuni casi cerco di spiegare quale sia il rischio, in altri mi limito a dire che "la modifica sembra semplice solo a prima vista". Non ho trovato nessun cliente - finora - a lamentarsi, ma mi chiedo. Faccio bene? O potremo dare un po' di corda al cliente, ma cautelarci in qualche modo?

Continua a leggere La modifica dell’ultimo minuto

Categoria: Lavoro

Ero curioso di leggere i commenti al mio precedente intervento, "Quando il cliente si fa pregare". Speravo che, a chi correttamente si lamenta per il comportamento non corretto del cliente, si affiancasse qualcuno cercando di capire come mai questo rapporto è a volte così difficile. E così è stato.Concordo con molti degli interventi. In particolare, per quella che è la mia esperienza, la serenità  di un progetto è direttamente proporzionale alla serietà  con cui è stato venduto. Progetti venduti "al chilo", come se le attività  di progettazione, design e sviluppo fossero ricette industriali, non giovano. Anche "lo sconto", l'arma usata per portare a casa progetti che devono aggiungersi a tutti i costi al fatturato, non fanno che instaurare nel cliente la certezza di avere il coltello dalla parte del manico e - ancora peggio - di avere sempre ragione. (more…)

Continua a leggere Vendere bene per lavorare bene

Categoria: Lavoro

Fallire nel consegnare un lavoro nei tempi stabiliti, a prescindere dai motivi, è certamente un'esperienza sgradevole, dal momento che rischia di intaccare seriamente la relazione con il proprio cliente.Questo post di Return Costumer sintetizza bene le conseguenze. Un cliente potrà  pensare che siamo persone inaffidabili, che non sappiamo bene quel che stiamo facendo, che non siamo in grado di fare stime certe del tempo necessario per compiere il lavoro, che probabilmente stiamo facendo tutto in fretta e infine che la qualità  finale potrebbe non essere adeguata per via della fretta di cui sopra.Tutti buoni motivi per imparare a gestire al meglio questo aspetto tanto cruciale. Tattiche? Strategie? Essere puntuali, ovvio. Ma in caso di ritardo, essere onesti e avvisare per tempo. E poi: non dare aspettative esageratamente ottimistiche al solo scopo di non farsi sfuggire il lavoro e calcolare sempre, e sin dall'inizio, un lasso di tempo accettabile che tenga conto degli eventuali, immancabili problemi.Suggerimenti? Esperienze personali? Lezioni imparate sulla propria pelle da condividere?

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Categoria: Lavoro

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Lo avete corteggiato per settimane, l'avete incontrato - una o più volte - e alla fine il cliente ha firmato il vostro preventivo. The end? No, adesso comincia il bello. Perché per consegnarvi il materiale su cui basare la vostra proposta si va alle calende greche. Lui non ce l'ha, ce l'ha l'agenzia che lo segue. àˆ in alta risoluzione per cui non lo può mandare per posta elettronica. Deve trovare il tempo per fare un DVD, ma oggi proprio no. Pensava che bastasse la brochure cartacea che vi ha dato l'ultima volta. Quando siete riusciti a superare questo ostacolo, vi mettere a lavorare a testa china fino al momento dell'approvazione. A questo punto non lo trovate, perché è sempre in riunione, è in ferie per un mese, vi chiede intanto di mandagli un link per posta 'che stasera gli dà  un occhio, vi fa parlare con il nipote perché è uno smanettone. Alla fine del progetto, per un lavoro che avrebbe richiesto un paio di settimane dalla firma, sono passati tre/quattro mesi. Vi rispecchiate in questo scenario? E, secondo voi, è normale che sia così?

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Mi soffermo su un argomento che è uscito spesso in questo blog, soprattutto nei commenti. La situazione è questa: siete coinvolti nella realizzazione di un progetto di medie/grosse dimensioni e vi viene chiesto di stendere un preventivo. Date le dimensioni del progetto, però, non riuscite a stimare l'impegno richiesto senza aver compiuto una fase di preanalisi, coinvolgendo i diversi attori coinvolti, valutando le migliori strategie per portarlo a termine. Un'operazione che nel migliore dei casi vi porterà  via un giorno, nel peggiore anche una settimana. E chi paga questo lavoro, visto che se ne potrebbe fare un bel nulla? In America e in altre parti del mondo chi paga è il cliente, senza scomporsi più di tanto, perché questa è la prassi. Da noi, in Italia, non sempre è così. Il cliente vuole qualcosa "senza impegno", non esiste che scucisca nulla fino a progetto ultimato, e si sente legittimato a "tirare pacchi" fino all'ultimo minuto. Cosa fare allora per evitare di perdere tempo prezioso? Io una risposta, come potete immaginare, non ce l'ho. Quello che di solito faccio è cercare di capire subito quali sono le vere intenzioni del cliente. Se mi accordo che le idee sono alquanto confuse, preferisco lasciare perdere, perché arrivare a concretizzare anche solo le richieste sarà  molto duro. Molto meglio se si tratta non del primo, ma del secondo progetto realizzato per un cliente. In questo caso siamo in fase di simbiosi e diventa tutto più semplice, anche farsi anticipare una parte. In generale, però, è molto, molto duro. Voi cosa fate?

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Una buona abitudine per chi fa il nostro mestiere è quella di pubblicare nel proprio sito web un link alle proprie realizzazioni. àˆ il bello del web: tutto è raggiungibile e sotto gli occhi del mondo.Stiamo però attenti ai lavori che decidiamo di fare nostri, perché la sezione portfolio, se da un lato ha il poter di darci visibilità , dall'altro potrebbe causare guai.La sezione portfolio è la prima che guardo entrando nel sito di un designer o di una web agency, e trovo spesso delle ottime referenze. In un paio di occasioni, però, è accaduto il contrario.In un caso ho trovato un paio di siti quasi pornografici (e di cattivo gusto), in uno una collaborazione con un sito al limite del razzismo. E la cosa singolare è che il sito di queste web agency è elegante, la grafica misurata e studiata, il copywriting raffinato. Senza rendersi conto che la sezione dei lavori poteva essere studiata con più attenzione.Era quasi meglio che non ci fosse.

Continua a leggere Attenti al vostro portfolio

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Quando gli amici o colleghi scoprono che scrivo per blog.html.it la prima cosa che mi chiedono è quanto prendo. Quando si accorgono che sono ormai 5 anni che mantengo Fucinaweb vogliono sapere se con la pubblicità  mi faccio le vacanze.Mi trovo spesso nella difficile situazione in cui spiegare come il guadagno stia da tutt'altra parte, nella pubblicità  che un mezzo come internet permette di avere, ma soprattutto nella rete di contatti (e amicizie) che si possono instaurare.A volte questa cosa mi stupisce. Al recente Search Engine Strategies di Milano sentendo il mio nome qualcuno mi ha detto "ma tu sei quello di....", con qualche imbarazzo da parte mia. E io ho cercato di fare lo stesso, e ho avuto la piacevole opportunità  di incontrare Simone e Francesco, con cui condivido questo blog.Questo, nel medio periodo, dà  sicuramente più frutti di qualche Adsense sparso per il sito (che comunque partecipa a rientrare dei costi di hosting). E allora ecco che il tempo per scrivere e dedicare qualche mezz'ora a queste "public relation" è più facile da trovare. E voi, qualche feedback dal vostro blog/sito/portfolio lo ricevete? E dai commenti che invece fate ad altri?

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Ma quanto costo?

31 Maggio

Sto tenendo molto d'occhio negli ultimi tempi Freelance Switch e credo sia stata una buona idea l'aver focalizzato un blog su un tema come il lavorare in proprio.In uno degli ultimi post viene stilata un'utile lista dei fattori da valutare nel momento in cui si deve fissare il prezzo del proprio lavoro. Sono più che sicuro, anche ricordando discussioni avvenute su questo blog, che sia una questione fonte di dilemmi per molti. Ecco comunque la lista. (more…)

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Vorrei confrontarmi con quelli di voi che incontrano i clienti nella fase di analisi. Vi è mai capitato di trovarvi a discutere di un sito e notare che alla fine del primo incontro avete tanto di quel materiale da far invidia ai portali della Nasa? Io l'ho battezzato il tipico atteggiamento del "due siti al prezzo di uno". Il cliente, che pensa di essere furbo, si "prende avanti". Vorrebbe che il sito fosse in grado non solo di soddisfare le necessità  odierne, ma anche gli obiettivi futuri. E allora parla di prodotti che non ha, di strategie da verificare, di quello che ha visto nel sito del concorrente che ha una multinazionale. Il che non sarebbe poi una cattiva idea, se solo il cliente li avesse chiari, gli obiettivi. Voi che fate per fermarlo in questi casi? Io cerco il dialogo, provo a dimostrare che l'accozzaglia di materiale non serve e questo atteggiamento funziona...quasi sempre.

Continua a leggere Un sito che ne vale almeno due

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Come potete immaginare la stesura di un'offerta che riguardi un progetto web è un'operazione davvero delicata.Per quella che è la mia esperienza le paure che ho ogni volta che ne devo scrivere una sono queste: dimenticare di includere qualcosa usare frasi troppo generiche non centrare l'aspettativa del cliente Anche per la più semplice delle offerte rileggo tutto almeno tre volte e, se posso, chiedo comunque a un collega che sa poco o nulla del progetto di dare una riletta. Cerco anche di utilizzare un linguaggio molto semplice, diretto, con frasi brevi. Corro il rischio di essere ripetitivo, ma sottolineo tutto quello che è previsto, e quello che invece non è compreso, o si è deciso di posporre. Ma, dopo tutto, un po' di paura mi rimane. Voi come ve la cavate?

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