“Iscrivetevi alla nostra newsletter a pagamento…”

Giovedì 30 Aprile 2009 - 08:18

di Massimiliano Scorza

Contenuti e Web Writing

Mentre scrivo non ho ancora dato un titolo al post, che scaturisce da un baleno, un fulmine che mi ha colpito dopo aver letto l’ennesima frase stucchevole (spero non sia scritta anche qui su Edit! .-) ) letta in un sito web.

Iscrivetevi gratuitamente alla nostra newsletter.

Nulla di concettualmente o grammaticalmente scorretto.

È quell’abuso del termine gratuito che è duro a morire. Finisce con l’infastidire certi utenti, diciamo così, esperti, che prima o poi arrivano, o arriveranno, a sorridere, pensando: ci mancherebbe ancora dover pagare per ricevere una newsletter!.

Eppure la comunicazione a pagamento sopravvive: tra colpi di tosse e ansie che si moltiplicano, ma sopravvive. Milioni di persone comprano ogni giorno un quotidiano in edicola, altrettanti milioni pagano il canone per vedere la televisione.

Non voglio tirarla per le lunghe e tantomeno rinvigorire una discussione ormai fuori luogo, ma piuttosto chiedervi: voi sareste disposti a pagare per ricevere una newsletter? O per accedere ad una pagina web?

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Categoria: Contenuti e Web Writing | Permalink

Commenti

1

io slashdot lo pagavo per non avere la pubblicità :)

# - postato da Marco - 30 Aprile 2009 - 08:37

2

Bhè … dipende dai contenuti, se sono UNICI e se non c’è pubblicità sarei disposto a pagare una newsletter, che in fondo è come l’abbonamento ad un giornale che ti arriva nella posta …

# - postato da ZioAlfredo - 30 Aprile 2009 - 08:51

3

Secondo me il problema deriva dalla parola “iscriviti” all’inizio della frase. In italiano da molto l’idea di qualcosa a pagamento, quindi quel gratuitamente serve per tranquillizzare l’utente…

Comunque se la newsletter è di qualità e non ha pubblicità, magari un qualcosa sarei anche disposto a pagare..

# - postato da lloyd27 - 30 Aprile 2009 - 09:17

4

Sì, se appunto i contenuti fossero di qualità, a me graditi e non li potessi trovare altrove. Così come compro un quotidiano potrei comprare una newsletter.

# - postato da Delio - 30 Aprile 2009 - 09:28

5

Il punto dipende proprio da quello che dice ZioAlfredo, esistono contenuti UNICI? Oramai la maggiorparte delle informazioni si trovano in rete gratuitamente e in mille copie/versioni, un contenuto non sarà mai veramente unico.
Magari in settori di nicchia un contenuto a pagamento ha ancora senso di esistere, ma credo che nel nostro non esiste proprio.

# - postato da gianiaz - 30 Aprile 2009 - 09:29

6

Rispondendo alla domanda posta, mi vien da ridere.
Il motivo è che con la mole di informazioni che si trovano sulla rete, il pagare un’abbonamento di qualsiasi genere è veramente fuori lungo almeno personalmente.
Certo se uno è pigro e vuole non perder tempo di cercare le informazioni che desidera, l’abbonarsi ci può stare, ma certamente non avrà la mia sottoscrizione.

# - postato da GaSe - 30 Aprile 2009 - 09:51

7

io piú che altro sarei disposto a pagare per alcuni Feed RSS

# - postato da Martin - 30 Aprile 2009 - 10:16

8

Rigiro la frittata: supponiamo che un sito decida di creare una newsletter a pagamento con contenuti unici. Quanto tempo passerebbe tra l’invio dei suddetti contenuti e la riproposizione gratuita degli stessi su qualche altro sito?

# - postato da Saverio Gravagnola - 30 Aprile 2009 - 10:18

9

No.

Mi fanno sorridere tutti quei “Sì. se…” perché non è vero.
Alla fine tutti si dicono disposti a pagare ma poi nessuno lo fa.
In tanti hanno l’abbonamento alla stampa cartacea ma quanti lo faranno per quella in digitale (sono nel gruppo di sperimentazione e già lì qualcuno storce il naso).
Percui lo dico chiaramente:
No! Non sono disposto a pagare nulla per una newsletter, una ML, un feed o simile.

# - postato da lordmax - 30 Aprile 2009 - 10:21

10

Beh, esistono anche esempi di siti a pagamento che nulla hanno a che fare ne’ con la qualita’ ne’ con l’unicita’ dei contenuti: alcuni siti di hard sex hanno una sezione a pagamento che, a quanto ne so, e’ ancora fiorente…
Eppure nulla e’ piu’ “ripetitivo” del sex…Ovvio che facendo un giro su YouTube si trova ormai qualunque perversione e gratis, eppure questa tendenza a pagare per guardare sopravvive….

# - postato da Paolo - 30 Aprile 2009 - 11:27

11

per quanto mi riguarda l’argomento è molto stimolante…

come è già stato detto in commenti precedenti, per essere disposti a pagare dipende:

-da cosa ti offrono (servizi UNICI)
-o da cosa NON ti offrono (pubblicità)…

tutte considerazioni ragionevoli…
ad esempio io pagherei per un’AGGREGAZIONE RAGIONATA e ad ampio raggio nel mio ambito di interesse, insomma una RASSEGNA WEB fatta a modo:

-ovvero non UNICITA’ dei contenuti, ma APPROPRIATEZZA della loro SELEZIONE (insomma Google-con-una-redazione-dietro)

PERO’…

però è vero che nella concezione diffusa (vera novità!)
WEB = LIBERA ACCESSIBILITA’
(più dell’insieme di tutte-le-teche-pubbliche-del-mondo, perché ce le ho anche in PROSSIMITA’)

così è difficile concepire il pagamanto di qualcosa-che-non-voglio-più-nemmeno-possedere:

-ad es. non scarico più in HardDisk quel tutorial o quel video o quel brano, perché il mio HD è più grosso di qualsiasi Tera offerto a pochi Euro, il mio HD è online…

insomma, pagata la connessione (ma se ne potrebbe parlare…), ho LIBERO-ACCESSO-A-TUTTO…

…ma ci sarebbe ancora tanto da dire…

buona giornata a tutti…

# - postato da EsseZeta - 30 Aprile 2009 - 12:27

12

@Essezeta

…ma ci sarebbe ancora tanto da dire…

diciamolo ;-)

E’ vero che il mio hard disk è online ed è vero che “a pagamento” dipende da cosa mi viene offerto. Ma il modello della pubblicità come fonte di reddito forse è destinato a crollare, cosa succederà in Italia (sottolineo in Italia…) quando qualcuno si accorgerà che su Internet circolano troppi servizi gratuiti? Chi ci metterà le mani?

# - postato da Massimiliano Scorza - 30 Aprile 2009 - 12:32

13

@ Massimiliano

quando qualcuno si accorgerà che su Internet circolano troppi servizi gratuiti? Chi ci metterà le mani?

così al volo mi verrebbe da rispondere seccamente con due parole

GLI UTENTI

Perché credo tu abbia ragione dicendo che

il modello della pubblicità come fonte di reddito forse è destinato a crollare

il web-da-cui-si-ricava non è (non dovrebbe o comunque non può continuare a esserlo esclusivamente e a lungo) come le pagine di un quotidiano a stampa (che a sceonda della tiratura vende un quarto di pagina a tot migliaia euro)…

così il web diventa (come vedo avvenire) simile ai vari laRepubblica o ilCorriere, ovvero 100 pagg. non perché ci sia tanto da dire in maniera approfondita, ma per avere più spazi da dedicare alla pubblicità…

una piccola riprova è emersa anche qui su edit quando qualcuno affermava che la paginazione dei tutorial di html.it era fatta anche per avere più occasioni di inserire banner…

il web ti fa ricavare laddove ti offre qualcosa di veramente specifico… magari con questa logica della pubblictà, ma non in maniera diretta…

cerco di fare un es.
senza parlare degli altri fb yt e Co., se HTML.it incassa dagli advert in base a quanti siamo a navigarci sopra va bene, benissimo…
se intende ricavare facendomi sborsare 10 cent per ogni visita succede che mi perde come utente e allora perderà anche incassi di advert perché ci sarà un utente in meno…

se sul mio blog offro tutorial liberamente accessibili, non incasso dai due euro che mi sborsano quelli che vogliono imparare a croppare un .jpg, però acquisto credito di fronte ad un’azienda che deve fare aggiornamento del personale e si rivolge a me per ottenere corsi mirati-e-personalizzati per i suoi dipendenti e magari senza nemmeno mandarli in sede da me che sto in Toscana e loro stanno in Lombardia, ma utilizzando soluzioni di formazione a distanza…

scusate… vedo dalla preview che sono andato lungo… e restano comunque altre (tante) cose da dire e da riordinare e ripensare…

vado a pranzo…

# - postato da EsseZeta - 30 Aprile 2009 - 13:27

14

secondo me i termini iscrizione e abbonamento sono, nell’immaginario collettivo, associati a qualcosa che spesso si paga… Ben venga quindi il “FREE” per togliere i dubbi.

Pagherei per una newsletter che ritieni utile? Credo di no!

A mio avviso siamo ancora troppo legati al rapporto soldi/bene materiale. Nel senso che se la newsletter in questione fosse stampata e presente in edicola la comprerei subito…

Ma e solo questione di tempo e di usi e costumi.

# - postato da Maurizio - 30 Aprile 2009 - 13:28

15

se HTML.it incassa dagli advert in base a quanti siamo a navigarci sopra va bene, benissimo…

Credo si debba andare oltre. Proprio perchè come dici tu

il web-da-cui-si-ricava non è (non dovrebbe o comunque non può continuare a esserlo esclusivamente e a lungo) come le pagine di un quotidiano a stampa (che a sceonda della tiratura vende un quarto di pagina a tot migliaia euro)…

Si arriverà ad un punto in cui gli inserzionisti pagheranno solo per i risultati concreti. Adesso i modelli sono molti (pay per action ecc…) forse si arriverà ad un unico modello: pay per ROI. Ti pago una % degli introiti derivanti dagli utenti che mi hai portato. Il resto sarà visibilità gratuita. Diminuzione dei ricavi per gli editori. Aumento dei costi per risorse e tecnologie. Chi paga il gap? Io utente non troverò più il Corriere della Sera in edicola ma dovrò pagare 200€ all’anno per poter cliccare su “leggi tutto”? Succederà questo? Se ci sono già persone disposte a pagare (come si evince da molti commenti) non mi pare uno scenario così surreale…

# - postato da Massimiliano Scorza - 30 Aprile 2009 - 13:37

16

@Massimiliano

Dici cose che hanno senso… sono d’accordo… è una problematica aperta…

Io utente non troverò più il Corriere della Sera in edicola ma dovrò pagare 200€ all’anno per poter cliccare su “leggi tutto”? Succederà questo? Se ci sono già persone disposte a pagare (come si evince da molti commenti) non mi pare uno scenario così surreale…

No… non è surreale… hai ragione…
e magari per un po’ funzionerà anche…

Ma… alla lunga l’utente (quello delle generazione FullDigital, noi siamo ancora PaperBlended…) l’informazione non la ricaverà dalla redazione di 100 membri del corriere ma dalle 100 redazioni composte da 1 membro…

è la condivisione delle conoscenze e delle spicciole info

Sono convinto che il nodo è nel filtro della mole di disponibilità… sarà un problmea di SELEZIONE e COMBINAZIONE e SCARTO
Ambiti nuovi con problematiche prorpie anche di discipline anche antiche come l’archivistica, la linguistica, in definitiva… l’umanistica…

# - postato da EsseZeta - 30 Aprile 2009 - 13:51

17

“voi sareste disposti a pagare per ricevere una newsletter?” Faccio fatica alcune volte anche a registrarmi per avere una newsletter… :-p

# - postato da Patrick - 30 Aprile 2009 - 16:26

18

giustamente gia’ osservato
mi associo
e’ praticamente demenziale pensare che qualsiasi contenuto generato soprattutto in Internet possa conseiderarsi “unico”
Non ha davvero alcun senso al di la che se ne condivida la giustezza pratica.
Al limite
mi serve adesso
preferisco pagarlo piuttosto che investire il mio tempo per trovarlo gratuitamente
se il costo e’ ok
mi conviene.
Ovviamente non regge il paragone con programmi piu’ o men a pagamento
anche loro “contenuti” unici….
essendoci delle leggi precise a riguardo.
Diverso se l’informazione e’ fornita
SOLO a me ovviamente
allora la pago senza fiatare,
ma forse in quel caso diventa servizio richiesto.
No,
non ha senso pagare una newsletter in se per se.

# - postato da Neck - 01 Maggio 2009 - 01:07

19

Utilizzo ormai moltissimo i feed RSS. Immagino che chiunque di noi non possa sopravvivere senza i feed RSS nel senso che sarebbe molto complesso mantenersi aggiornati in altro modo sulle evoluzioni del nostro piccolo mondo web.

Pur avendo selezionato molte fonti trovo ogni giorno un discreto numero di articoli da scartare. Li scarto principalmente per 3 motivi:
- non inerenti al mio lavoro
- di scarso interesse
- fuorvianti (come questo cui sto rispondendo)

Inutile dire che il caso peggiore è proprio l’ultimo… Questo articolo (pur essendo una discussione molto interessante cui sto partecipando) mi fa “perdere tempo” sul piano prettamente professionale.

Questa premessa per dire che sul piano personale non pagherei mai per ottenere una newsletter in quanto posso recuperare almeno il 99% delle informazioni in modo gratuito.

Sul piano professionale PAGHEREI ORO un servizio di newsletter tematica che “scremi” dei canali RSS e mi fornisca un estratto “ad hoc” veramente utile al mio lavoro.

In realtà non pagherei per una newsletter bensì per un servizio di “filtro” sui feed cui già sono iscritto gratuitamente!

# - postato da Marco Pegoraro - 03 Maggio 2009 - 20:20

20

Segnalazione d’obbligo…quelli del Wall Street Journal leggono Edit…(purtroppo viste le conseguenze…) ;-)
micropagamenti per le news online

# - postato da Massimiliano Scorza - 11 Maggio 2009 - 15:37

21

Per tranquillizzare un utonto non sarebbe eccessivo nemmeno scrivere “clicca gratuitamente sul collegamento”, ho conosciuto gente che vedeva servizi a pagamento dietro qualsiasi cosa sia su Internet…

# - postato da Gabbianone94 - 23 Maggio 2009 - 16:21

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