Con il sempre più ampio ricorso ai social network come strumento promozionale, non cambiano solo le modalità comunicative, ma anche le stesse piattaforme impongono dei paletti più severi al proprio operato. Di seguito, alcuni errori da evitare nel corso del 2018.

Click-baiting

Per qualche tempo, il click-baiting ha rappresentato una sorta di Eldorado per gli inserzionisti, pronti con poco sforzo a generare traffico su risorse esterne, catturando nel modo più immediato possibile l'attenzione degli utenti. La pratica si è tuttavia fortemente ridimensionata, sia perché i navigatori si sono sentiti ingannati da collegamenti esterni creati ad arte, che per le limitazioni previste dalle stesse piattaforme. Facebook, ad esempio, sta tentando di ridurre fortemente l'impatto del click-baiting, ridimensionando il numero di apparizioni in timeline di pagine considerate poco affidabili. Ricorrere a questa tecnica, di conseguenza, significa oggi mettere in pericolo il proprio intero sforzo promozionale.

L'assenza di click-baiting, tuttavia, non corrisponde all'eliminazione totale di qualsiasi call-to-action rivolta all'utenza. Quando non invadente ed effettivamente compatibile con la promozione - si pensi al classico "Scopri tutti i dettagli del regolamento" per un contest social - difficile sarà imbattersi in penalizzazioni da Facebook, Twitter e affini.

Hashtag senza ritegno

Gli hashtag sono una risorsa fondamentale per le attività di social marketing, poiché permettono di inserirsi facilmente all'interno di un filone comunicativo, raggiungendo più utenti che potrebbero essere interessati al prodotto oppure al servizio offerto. Molto spesso, però, capita che gli hashtag vengano impegnati senza particolari strategie, a volte senza nemmeno troppo ritegno, un fatto che potrebbe portare a penalizzazioni - ma anche a veri provvedimenti di spam - da parte delle piattaforme.

Innanzitutto, bisognerà scegliere degli hashtag effettivamente compatibili con il proprio messaggio, evitando di ricorrere a un filone del tutto estraneo solo perché trend del momento o, ancora, largamente popolato. Nel 2017, non è capitato di rado che alcune aziende abbiano sfruttato hashtag dedicati a discussioni politiche - a volte anche a tragedie naturali e umanitarie - per infilare di soppiatto immagini e video relativi ai propri servizi, con effetti davvero devastanti sui loro business. La rete, d'altronde, raramente perdona. Ancora, in particolare sulla piattaforma Instagram, è necessario abbandonare definitivamente l'urgenza di ricorrere a quattro o cinque righe di hashtag, scegliendone invece una manciata ben mirata.

Nascondere l'advertising

Per diversi anni i social network sono apparsi dei luoghi pressoché deregolamentati, fatta eccezione per i singoli TOS delle piattaforme, in termini di comunicazione pubblicitaria. Così molti ne hanno approfittato per rendere meno evidenti evidenti gli interventi d'advertising. È il caso dell'azienda che, affidandosi a influencer o celebrità, si accorda per pubblicare sui social scatti e video relativi ai prodotti, senza però esplicitare l'inserzione promozionale. Le ragioni sono semplici da comprendere: in caso l'utente si convinca di aver ricevuto un consiglio spassionato, anziché essere il ricevente di una campagna pubblicitaria, è più probabile riponga la propria fiducia in un prodotto o un servizio.

Di recente, almeno per quanto riguarda l'Italia, è però stato stabilito come anche le inserzioni sui social debbano essere adeguatamente esplicitate, affinché il navigatore possa disporre di ogni informazione necessaria per una scelta consapevole. In questo senso, si dovranno inserire hashtag inequivocabili, quali ad esempio #ads, #pubblicità #sponsorizzazione e via dicendo.

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