Il plugin di Adobe, ormai sconsigliato dalla stessa casa madre, e quello di Microsoft, non più implementato attivamente da tempo, svolgono funzioni differenti rispetto a quello di Oracle, ma la principale motivazione che avrebbe portato alla decisione di abbandonarne lo sviluppo andrebbe ricercata nel medesimo ambito: la sicurezza. Troppe le vulnerabilità rilevate, troppe le corse contro il tempo per il rilascio dell'ennesimo aggiornamento risolutivo e, infine, troppe le risorse dedicate ad un'estensione tutto sommato non strategica per il business dell'azienda produttrice.

Quest'ultimo fattore è divenuto via via sempre più rilevante con l'affermarsi di Web standard, come per esempio HTML5, nonché con il progressivo spostamento del traffico verso l'ecosistema mobile, generalmente allergico a soluzioni non provenienti dagli store della piattaforma di riferimento. Nel caso specifico basti citare il fatto che i tablet iPad e Android così come gli smartphone basati su iOS e il Robottino Verde non supportano il plugin Java.

Andando tutto secondo i piani, l'estensione dovrebbe essere deprecata già in Java 9, oggi una early access ben lontana dalla release definitiva, per poi procedere con la completa dismissione da Oracle JDK e JRE.

Il plugin ha comunque perso nel tempo ragione di esistere con l'abbandono del supporto per le soluzioni basate su NPAPI da parte dei browser più popolari; in Google Chrome esse sono state classificate come deprecate da svariati mesi, stessa iniziativa da parte Firefox con il solo Internet Explorer 11 a offrire ancora compatibilità. Microsoft Edge di default non supporta le estensioni, almeno per il momento.

Oracle propone quindi un'alternativa denominata Java Web Start e finalizzata alla messa in produzione di applicazioni attivabili via browser, anche per l'azienda di Redwood Shores il futuro del Web è completamente Plugin-Free.

Via Oracle

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