Lavoro sul web e vocazione
Lunedì 29 Gennaio 2007 - 09:45
di Cesare Lamanna

C’è un’affermazione che mi ha incuriosito in questo post di Web Worker Daily. La premessa sta tutta in un’intervista allo psicologo Timothy Butler uscita su Fast Company.
Fa una distinzione tra tre concetti: vocazione (vocation o calling), carriera (career) e lavoro/impiego (job). La prima ha a che fare, come si può intuire, con quella specie di richiamo interiore che ci dice cosa vorremmo davvero fare o essere. Una carriera, invece, rappresenta un segmento più o meno lungo nel contesto della vita lavorativa, qualcosa che non sempre coincide però con la vocazione. Infine, job si riferisce all’impiego, alla posizione lavorativa che uno occupa ora e che magari cambierà tra sei mesi.
L’autrice del post commenta così, marcando una differenza con altre professioni:
Una delle ragioni per cui molti diventano lavoratori del web è perché stanno cercando di corrispondere alla loro vocazione piuttosto che cercare semplicemente una carriera o un impiego.
D’accordo? Messa così sembrerebbe una condizione (o una posizione) molto privilegiata, ben diversa, chessò, da quella di un impiegato del catasto (detto con il massimo rispetto, ovviamente). Che ha una sua carriera, anche un suo job da cui non lo sposta nessuno, ma che quasi certamente non lo fa per vocazione. Tutto rose e fiori, quindi? Tutti felici di fare quello che si è sempre sognato? C’è qualche pentito?
Commenti
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Perchè “quasi certamente non lo fa per vocazione”?
Mi sembra alquanto discriminatorio, come modo di vedere.# - postato da Andrea Paiola - 29 Gennaio 2007 - 10:27
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Discorso che non fa una grinza. Il discorso verte però sul principio che ci si pone, l’approccio che si ha con il telelavoro. I pentimenti non possono nascere sull’approccio, perchè è l’istinto a dire se si cerca una carriera, un lavoro o una “vocazione”.
I pentimenti o le soddisfazioni nascono altrove, in mille altre insenature: i rapporti con i colleghi, le opportunità di cui si può godere, le occasioni che si perdono lontani da un ufficio, i costi necessari per l’attrezzatura, eccetera.
Ora che hai inaugurato l’argomento ci sarà molto da dire in proposito.
# - postato da Giacomo - 29 Gennaio 2007 - 10:32
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Andrea, non esageriamo con termini come ‘discriminatorio’. Ho fatto un esempio tra mille possibili, in termini generali mi riferivo a quanti non hanno la fortuna di fare la professione per cui si sentono portati o che hanno sempre sognato di fare. Cosa che per nulla mette in discussione la dignità di questo o quel lavoro, e soprattutto il modo in cui lo si svolge, quando viene fatto con onestà e rigore.
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E’ bello quando nel proprio lavoro c’è anche la propria vocazione… penso che in molti lavori, non solo quelli su web, le persone cerchino di far sovrapporre tutti questi aspetti…
Per il web ho una passione che, per fortuna, è anche una professione.
I discorsi comunque sulla soddisfazione personale vanno a prescidere dal proprio lavoro! Innanzitutto perchè alcune passioni sono scollegate, o si preferisce che rimangano tali, rispetto l’ambito lavorativo e poi perchè… non è solo nel lavoro che si cerca la soddisfazione, anzi! :)
# - postato da Simone Onofri - 29 Gennaio 2007 - 11:04
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Ma davvero pensate che la gente che lavora sul Web si senta più realizzata di quella che lavora in qualsiasi altro campo?
# - postato da Andrea Paiola - 29 Gennaio 2007 - 11:28
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@Andrea:
Probabilmente lo dice perchè lei è una psicologa :)# - postato da Simone Onofri - 29 Gennaio 2007 - 11:41
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Andrea, questa volta non posso che farti i complimenti :) Con la tua domanda hai toccato il cuore del problema. Dalle parole dell’autrice di quel post, si può ricavare una specie di sillogismo:
1. Lavorare seguendo la propria vocazione è positivo e dà soddisfazione
2. Chi lavora sul web lo fa per vocazione
3. Chi lavora sul web è soddisfatto
Volevo capire se tutto è così logico e nitido…
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Far coincidere calling, career e job è il desiderio di molti e non sempre è realizzabile.
Generalizzando, in ambito web ci sono alcuni fattori che facilitano questo compito:
- un mercato ricettivo a soluzioni creative
- facilità nel trovare lavoro. Più che un attore o un pilota, senz’altro.
- avere il “culo coperto”. Se la vostra passione è smanettare, qualcuno che vi offre la pagnotta lo trovate sempre.
Diciamo quindi che nel settore Web è decisamente più facile seguire una passione, piuttosto che in altri ambiti. Diverso il discorso career.# - postato da Vittorio - 29 Gennaio 2007 - 12:02
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Attraverso i miei due interventi volevo farvi capire come la penso: in ogni campo c’è chi si vuole realizzare attraverso il lavoro.
C’è chi riesce e chi invece no.
Chi ci prova e non ci riesce diventa infelice.
C’è chi si fa una famiglia e si realizza con quello, considerando il lavoro solo uno strumento di sostentamento.
Potete per esempio vedere il film “The family man” con Nicolas Cage, che parla proprio di questo.Non penso che il Web faccia eccezione.
# - postato da Andrea Paiola - 29 Gennaio 2007 - 12:12
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Ha ragione Andrea, in questo senso: non credo si possa parlare di vocazione in modo univoco, solo in ambito lavorativo. Io ad esempio ho due vocazioni, la prima funzionale alla seconda:
a) non farmi rompere troppo i cog***ni, funzionale a
b) vivere la vita sempre con il sorriso sulle labbra e con una buona parola x ogni interlocutore, abituale o occasionale.Insomma, x me il lavoro è il mezzo x raggiungere un fine. Ci riesco grazie al web development, che è come dice Vittorio è una “pagnotta” facile (talmente facile che è pieno di gente che riesce a lavorare senza aggiornarsi da 10 anni). Ci potevo arrivare con altri mezzi.
# - postato da paperogiallo - 29 Gennaio 2007 - 12:55
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Io penso che ci sono “jobs” che si possono fare anche senza una particolare “vocation”, tanto per inveire l’impiegato del catasto è uno di questi.
Mentre altri, ad esempio il web worker, che senza vocazione e voglia di aggiornarsi non è possibile in nessun modo fare.
Poi ci sono le professioni, il medico, l’avvocato che ha necessità di vocazione studio vocazione carriera studio vocazione. In fondo il web worker è un artigiano moderno o poco più.# - postato da gioweb - 29 Gennaio 2007 - 15:16
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@Andrea Paiola: Ma davvero pensate che la gente che lavora sul Web si senta più realizzata di quella che lavora in qualsiasi altro campo?
Visto che ora faccio l’impiegato ti posso dire che mi sentivo più realizzato prima quando realizzavo classi, layout e mi impegnavo per dare un prodotto web al meglio. Come sottolineavi in altri interventi non é un discorso che si applica al “lavoratore Web” ma in generale a chi riesce a fare il lavoro che desiderava.
@paperogiallo Ci riesco grazie al web development, che è come dice Vittorio è una “pagnotta” facile
Io ci ho provato e sinceramente non mi é sembrata una pagnotta facile, anzi. Ma forse risiedo semplicemente nella zona sbagliata e meno ricettiva della terra. Chissà.
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Scusate tanto, ma non è semplicemente che in Rete ci si diverte tantissimo?
C’è una quantità immane di persone che producono contenuti gratis perché farlo in Rete è divertente.
Poi magari vedono se riescono pure a guadagnarci, ma il fatto è che nessuno farebbe l’impiegato del catasto gratis.
In Rete la situazione è completamente diversa perché, proprio per la presenza di un’infinità di hobbysti, è più difficile monetizzare a causa della concorrenza di questi cinesi (intesi come persone che lavorano tanto anche per due lupini).
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I miei genitori mi hanno sempre detto : “Se vuoi lavorare serenamente cerca di fare sempre quello che ti piace ovviamente nei limiti del possibile altrimenti alla pensione non ci arrivi…”
# - postato da Steve - 30 Gennaio 2007 - 09:30
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Sono assolutamente d’accordo con il post. Facevo un altro lavoro dove guadagnavo di più, ma ero infelice..a che serviva se tornavo a casa e sembravo uscito da un documentario sui leoni?
Sto molto meglio adesso con il mio (micro) lavoro…visto che è una cosa che faccio 10 ore al giorno…
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Io penso che chi concilia i tre aspetti è la persona più realizzata di questa terra. Nella mia esperienza ho fatto e faccio tuttora, veramente fatica a fare conciliare i tre aspetti.
Il web è ottimale perchè è un posto dove la creatività fa da padrona, cosa difficile nei classici posti di lavoro.







