Il web writing è contrario ai sinonimi?
Lunedì 28 Settembre 2009 - 08:31
di Massimiliano Scorza

Amo, nelle ore che dedico alla scrittura, cercare sempre il termine che esprime meglio ciò che voglio comunicare. La lingua italiana è la più completa d’Europa e credo valga la pena soffermarsi qualche istante sul peso e sulla valenza di una parola, di una locuzione, di un verbo e di un’intera frase prima di pubblicarla.
Sul web questa pratica, comune a chi scrive su altri mezzi di comunicazione, non paga, probabilmente perché non è capita e recepita. Perché?
Prima di tutto perché la lettura sul web è asincrona e frammentata. La natura stessa del web impone questo comportamento: inizio a leggere una notizia, poi guardo il video correlato, accedo al link che mi riporta ad un approfondimento, guardo la galleria di immagini e poi, forse, torno a finire di leggere la notizia originaria. Magari la leggo “per bold”, tralasciando tutto il resto. Giusto per farmi un’idea, come quando ascoltiamo il TG ma facciamo tutt’altro. È l’effetto radio della TV che si propaga anche su Internet.
In seconda istanza, lo stile forbito sul web paga poco perché il lettore ha fretta. Vuole capire, non essere soddisfatto e appagato, come se leggesse un libro in tutta tranquillità.
Qual è la conseguenza di tutto ciò?
Un impoverimento della lingua, senza dubbio. Un appiattimento della qualità dei testi, anche. Dal punto di vista commerciale, i clienti che richiedono servizi di web writing e web copywriting potrebbero cominciare ad accontentarsi.
Gli scrittori del web a quel punto, dovrebbero trasformarsi in tecnici, ingegneri della parola utili soltanto ai fini del posizionamento. Magari calpestando i piedi ai SEO professionisti… o forse stiamo parlando di due figure professionali che si sono già fuse in una unica?
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Commenti
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Se cosi fosse non esisterebbero contenuti di qualità, per fortuna o sfortuna (per il futuro, se sarà cosi) esistono ancora portali che pubblicano contenuti di alto livello, non puntano a rapire il lettore con un link o con il bold di due frasi, ma piuttosto a fargli apprezzare il contenuto nel suo intero, nella sua forma e nell’originalità con cui viene scritto. Se tutti fossero a caccia di contenuti brevi, link e testi in grassetto da cui carpire l’ultima news, blog come quello del NYTimes (bits) non avrebbero senso…e lettori ;)
Il SEO deve rimanere un seo, fargli toccare i testi piu del dovuto significa impoverirli, ingegnerizzare un testo va bene per Google, non per una persona che lo legge# - postato da Stefano - 28 Settembre 2009 - 09:26
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io sono un po’ stanco di regole e decaloghi che se-le-osservi-fai-tutto-bene…
e chiunque viene lì a dirti che sul web bisogna usare sans serif e alti contrasti… (dimenticando, peraltro, interlinea e lunghezza della linea)
che bisogna scrivere per chunks per questo e per quel motivo…sembrano i consigli della scrittura giornalistica… le varie W da tenere sempre presenti…
balle!!
la scrittura giornalistica vale se fai inchieste autentiche… il resto sono ingombri per riempire pagine su pagine e avere più spazio per gli inserzionisti…
dipende che giornalista sei… alcuni sono pagati per la prima altri per la seconda modalità…così, al di là dei decaloghi, il web writing resta una pratica legata al target, all’oggetto, alle finalità, ecc…
il lettore ha fretta? mica sempre…
a volte voglio i dettagli… e magari vorrei anche corretteza ortografica e sintattica…e poi (ci sarebbe da riflettere molto più a lungo e distesamente) ho un sospetto…
i consigli di scrittura fanno leva sulle ragioni del lettore…
non è che che però, magari, un po’, a volte… insomma, non è che si fondano sui limiti dello scrittore?!
che sul web la nostra grafomania si attorciglia su se stessa…:|
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Trovo molto interessante questa discussione.
A mio parere il web writer, editor, copy o comunque lo si voglia chiamare, deve oggi necessariamente avere competenze SEO. Daltronde quasi tutte le professioni sul web richiedono competenze vaste e diversificate. Nella creazione di un portale, per es., mi trovo a dover conoscere, più o meno approfonditamente, nozioni di sistemistica per il web server e la sua configurazione, piuttosto che i linguaggi HTML+Css, php o altro, per non parlare della base dati, della navigabilità, usabilità, ottimizzazione, SEO, etc..
Con questo non voglio chiaramente asserire che debba esistere il classico e giustamente temuto tuttologo, ma semplicemente che bisogna necessariamente avere una visione di insieme per poter fare bene la propria parte nel complesso meccanismo del web.
Così i web editor imparino qualcosa di SEO, ma senza dimenticare o tralasciare la bellissima e complessa lingua italiana.
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@Massimiliano Scorza
La lingua italiana è la più completa d’Europa
E questa chi te l’ha detta?
1) te la sei inventata te ma pensi che vada bene lo stesso
2) l’hai letta da qualche parte ma non ti ricordi la fonte
3) l’hai letta da qualche parte ma pensi che vada benissimo non citare la fonte
4) non l’hai né letta né inventata, è solo un’idea che ti sei fatto basandoti sulle lingue che conosci (immagino un sottoinsieme piuttosto esiguo del totale, che sono almeno una ventina)Non potresti essere un po’ più corretto con queste affermazioni, dato che stai proprio parlando di scrittura e non di limoni o telefoni?
# - postato da pbattino - 28 Settembre 2009 - 13:40
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@pbattino.
Hai perfettamente ragione. In realtà non avrei dovuto parlare di lingua italiana ma di ceppo latino. Più che altro è la varietà di modi e strutture, locuzioni, numero di termini per dire la stessa cosa, a rendere “completa” la lingua italiana…ops, il ceppo latino. :-) Il primo esempio che mi viene in mente è che in nella nostra lingua la struttura della frase è piuttosto libera, mentre in altre lingue, vedi l’inglese che è tra le poche che conosco ;-), la sintassi per la costruzione di una frase segue regole molto precise. Purtroppo lo spazio che ci ospita, un blog a matrice principalmente tecnica, non è il luogo più adatto per certe divagazioni linguistiche. Insomma, prendi la mia frase che hai citato come un’estrema crasi di quanto ho appena esposto. Era sufficiente per il significato del post. Almeno avrei dovuto limitarmi, visto che ovviamente non conosco la grammatica di tutte le lingue europee, ad un superlativo relativo e non assoluto, questo è indubbio e l’errore è da matita blu. Non scherzo e non sono ironico, grazie per l’appunto: senza certi commenti sarebbe impossibile migliorarsi.
# - postato da Massimiliano Scorza - 28 Settembre 2009 - 17:29
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Il SEO deve rimanere un seo, fargli toccare i testi piu del dovuto significa impoverirli, ingegnerizzare un testo va bene per Google, non per una persona che lo legge
Forse è una possibile interpretazione a quanto ho scritto io in chiusura, ma non ne sono convinto. Davvero credi che un SEO non possa fare “tutto da solo”? Intendo scrivere testi accattivanti e portarti al primo posto su Google? E se fosse proprio questo il vero valore aggiunto di un SEO, sempre meno tecnico e sempre più umanista?
# - postato da Massimiliano Scorza - 28 Settembre 2009 - 17:32
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Tornando ai sinonimi, tra le tante regole del web writing (alcune - lo riconosco - abusate) credo che sia una delle più appropriate, tanto che è anche una delle regole della “buona” scrittura amministrativa.
Ripetere una parola-chiave senza sostituirla con un sinonimo (classico esempio: “affitto” con “locazione” o “pigione”) permette ai testi informativi di essere più chiari, evita possibili ambiguità nel lettore e asseconda quella “lettura a salti” che tutti conosciamo (se associamo una certa ridondanza alle parole-chiave).
Credo che su molte cose riguardanti la scrittura online possiamo anche permetterci a volte, delle libertà, (e i giornalisti per primi se ne prendono assai, vedi la cosiddetta “ellissi cataforica del tema” che se la vai a spiegare a un giornalista anglosassone di dice “eh?”) ma non su questa, credo (almeno per i testi informativi, specialmente della PA).
Certo, possiamo ragionare poi sul livello di astrattezza o di concretezza delle parole da usare in un certo contesto(”eterogeneità” è diverso da “calderone”) e decidere quale livello di pittoricità devono avere i concetti, possiamo decidere di utilizzare solo il repertorio del cosiddetto italiano neo-standard, oppure avventurarci verso territori meno battuti, ma resta il fatto che un certo grado di ridondanza e ripetizione, in rete, fa sempre bene.
Lo dico un po’ per esperienza un po’ per convinzione.
Ciao
# - postato da giacomo Mason - 28 Settembre 2009 - 18:58
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[…] […]
# - postato da Il web writing è contrario ai sinonimi? | Edit – Il blog di HTML.it | Blog Italy - Easy anda Fast Blog Search - 28 Settembre 2009 - 19:29
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@Massimiliano Scorza
apprezzo il tuo riconoscimento. Non sono molto convinto che l’Inglese sia cosi’ rigido, anzi a dirti la verita’ ho l’impressione opposta: l’unica cosa che mi piace dell’Inglese (per il resto non lo amo davvero!) e’ una sintassi piu’ snella e piu’ flessibile, soprattutto per le subordinate. E incredibilmente l’Inglese ha quasi il doppio dei vocaboli del Francese (molti pensano il contrario!) data la sua origine di due ceppi diversi, latino e sassone.
Cosi’ a proposito di sinonimi: loneliness e solitude non sono ESATTAMENTE la stessa cosa, ma nemmeno liberty e freedom, humid e moist ecc. esempi a non finire.
Ma forse proprio l’Inglese mette in evidenza quello che e’ il punto del tuo post: nonostante questa ricchezza di vocaboli, nel web di lingua inglese si tende ad usare forse meno ricchezza di vocabolario, rispetto ad altri media. E magari le problematiche di search engine sono tra le cause! (non ci avevo mai pensato). In informatica umanistica ci si attarda molto su tassonomie, ontologie, vocabolari controllati ecc per poter etichettare un concetto con due nomi diversi, se occorre, senza perdere in ricchezza espressiva. Ma e’ un altro mondo, dove i metadati a volte sono piu’ dei dati stessi.Per quanto riguarda il modo diverso di leggere: si’, la riduzione dei sinonimi aiuta di certo quella scansione che facciamo giornalmente dei test on-line, ma non credo che faccia una grande differenza. Credo di piu’ nella poverta’ espressiva di chi scrive quei testi e nel discorso dei motori di ricerca.
Per quanto riguarda le lingue di ceppo latino… beh il mio amore e’ il Portoghese: avra’ almeno 3 modi diversi di dire “sto scrivendo”, ad esempio, a seconda del carattere aspettuale che gli vuoi dare: incoativo, durativo, terminativo… poi ha due verbi essere, due verbi avere, infinito personale, congiuntivo futuro… vabbe’ buonanotte!
# - postato da pbattino - 28 Settembre 2009 - 19:32
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Su certi siti è bello e piacevole leggere testi anche con un certo linguaggio ben ricercato.
Su siti di news o blog prettamente tecnici il linguaggio aulico è l’ultima cosa che ci vorrei trovare.
Qui scinderei anche i possibili metodi di lettura sul web: su siti tecnici si passa al listato o al punto preciso in cui si offre la soluzione al problema mentre sui siti/blog generalisti si legge l’articolo senza badare ai punti in grassetto…
Almeno questo è il mio punto di vista.
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Non voglio romepre le uova nel paniere (mannaggia alla mia goffaggine, lo faccio sempre :D ) però a me delle discussioni su quale sia la lingua più flessibile, la più completa e via dicendo interessa poco.
Lo spunto è interessante: è vero che la lingua si appiattisce, sono d’accordo con Massimiliano. Lo sono meno sulle presunte cause: io credo che semplicemente ci sia molta molta ignoranza. Lo si vede in TV (e ancora di più nei testi scritti) quando regole di base vengono sistematicamente violate (anzi, ignorate perchè per violarle le devi conoscere e su questo mi permetto di dubitare): la più comune usare gli ho detto riferendosi ad una donna.
E’ questione di ignoranza. Non è questione di bold, di video, foto o tutto il resto. Pura e semplice ignoranza.
Un buon testo non lo si riconosce dall’uso di altisonanti paroloni che compongono frasi forbite, ricche di subordinate, sinonimi, virgole, e magari lunghe cinque o sei righe e zeppe di termini anacronistici e caduti in disuso.
Quella di prima è una buona frase? Forse si, forse no. Certamente per dirlo non basta contare i paroloni. Le parole sono un mezzo ed usarne una piuttosto che un’altra può aiutare a cogliere le differenti sfumature di un concetto. Che sia inglese, italiano o tedesco non cambia: altrimenti torniamo ad abbaiare e ad esprimere concetti di base come “apprezzo”, non mi rompere” “ho fame” ecc. e freghiamocene delle sfumature.
Un SEO può scrivere bene? certo. Deve per forza scrivere bene? No. Però se scrive bene e sa fare il SEO io lo assumerei subito!
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Cito me stesso:
Sempre al livello stilistico si preferisca la coordinazione e si eviti la marcata ridondanza (per quanto possa essere utile nelle tecniche SEO, è concretamente fastidiosa per qualsiasi lettore umano) con conseguente abiura della formalità nel discorso (che è spesso pesante).Questo per ricordare che al livello di resa per la persona che legge un testo ben scritto ha un effetto, rispetto ad un’altro con parole tipo “bello o brutto”.
Certo se devi parlare di figurine… Ma se prevedi una lettura integrale del testo da parte del lettore (come è nel caso di articoli di un certo livello/per un certo pubblico) puoi cimentarti in “arzigogoli letterari” :P
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Capisco che a dirlo sia un SEO possa sembrare strano, ma secondo me chi scrive per mestiere su Web non dovrebbe essere un SEO e salvo qualche cavolata sul Title, non dovrebbe conoscere nulla della scrittura ottimizzata.
E lo dice uno che tiene corsi sulla scrittura ottimizzata :)
Troppo spesso, infatti, ci scordiamo che il Web Marketing non è confinato al SEO, che per portare traffico e conversioni ad un sito ci sono decine e decine di sistemi ed alcuni funzionano anche meglio del posizionamento.
Ci sono contesti, infatti, in cui io, che di Posizionamento ci vivo, consiglio alle aziende di non pensare al posizionamento e di usare sistemi diversi.
Ognuno faccia il suo lavoro e la pianti di credere che tutti gli altri gli debbano riconoscenza o debbano riconoscerne il valore o debbano acquisirne le conoscenze. Anche perché chi si occupa di ottimizzazione, spesso è il primo a non riconoscere il valore di ciò che fanno gli altri e non lavorare in sinergia.
Altrimenti non vedremmo SEO improvvisarsi scrittori e scrittori improvvisarsi SEO, col risultato di avere siti di scrittori che sembrano scritti da un ragazzo dell’elementari e siti di SEO che sembrano scritti da ragazzi dell’elementari (infatti questo è quello che avviene quando i due si prendono le competenze dell’altro).
# - postato da fradefra - consulente web marketing - 08 Ottobre 2009 - 17:25







