Per alcuni sviluppatori è una sorta di omaggio al passato, in una singolare operazione nostalgia, per altri si tratta di una ben più colpevole distrazione. In ogni caso, si deve distinguere la risurrezione di alcune brutte abitudine targate 1990 dall'esplosione del brutalist webdesign: in quest'ultimo caso, l'estetica grezza e spesso poco gradevole è una scelta più che voluta e consapevole, svincolata da precisi riferimenti temporali.

Sono molti i trend, ma anche i singoli elementi, che negli ultimi mesi vengono recuperati direttamente dai bei tempi di Geocities, quando ogni appassionato di Rete si è improvvisato esperto web designer.

Messaggi di benvenuto

Gli anni '90 sono stati letteralmente funestati dai messaggi di benvenuto - i famosi "Welcome To My Webpage!" - piazzati senza troppo criterio nelle home page dei siti. Oggi possono apparire risibili, anche perché costringono l'utente a un passaggio in più, eppure in molti li stanno recuperando. Forbes, ad esempio, ha adottato questa strategia per intrattenere qualche secondo i navigatori a scopo pubblicitario: prima di poter accedere all'articolo desiderato, infatti, viene mostrato un "Pensiero del giorno" e un breve filmato d'advertising.

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Similmente, The Outline ha deciso di salutare la propria utenza con una finestra coloraritissima ma minimalista, vago ricordo dei tempi che furono. Non è dato sapere, tuttavia, quanto simili strategie siano efficienti: in media, oggi bisogna catturare l'attenzione dei navigatori entro 3-5 secondi, prima che questo passi annoiato a un altro sito. Un messaggio di benvenuto potrebbe velocizzare questo processo?

Iscrizioni forzate

Ogni sito degli anni '90 ha proposto agli utenti, anche con metodi invasivi quali le pop-up, l'iscrizione a mailing list e affini. Un tempo lo si faceva per tentare di crearsi un bacino di utenti, anche modesto, tramite la fidelizzazione del navigatore di passaggio. Oggi la tendenza torna fastidiosamente in voga, con scopi però diversi. Raccogliere i dati dell'utente può infatti risultare particolarmente remunerativo, sia in termini di panificazione editoriale che di advertising, e così sono richiesti dei "sign-up" per qualsiasi servizio non essenziale.

Ci si deve iscrivere per leggere degli articoli, per proseguire la navigazione mantenendo attivo il proprio ad-blocker, per ottenere link per la condivisione social o per il download di un file gratuito. E le modalità sembrano essere le stesse, con il medesimo livello di disturbo: box in overlay sulla pagina principale, tali da nasconderne i contenuti e obbligare l'utente all'accesso.

GIF animate

Sebbene a metà degli anni 2000 qualche esperto le avesse date per morte, le GIF animate sono tornate in modo più che dirompente. Merito dei social, che hanno fatto di questo formato il perfetto strumento per le condivisioni virali, ma anche di una fruizione sempre più basata su smartphone e tablet, non sempre abbinati a piani di banda che garantiscano la dispendiosa visione di video in alta qualità.

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Dato il loro ritorno, alcuni hanno deciso di reintrodurle sui propri siti web, tra messaggi colorati e icone di caricamento, passando per la personalizzazione delle pagine 404, la newsletter e molto altro ancora.

Under Construction

È forse l'elemento più iconico degli anni '90: quella frase - a volte delle GIF animate con protagonisti segnali stradali, omini con caschetto, muletti e scavatori - che indicava l'imminente arrivo di un nuovo sito web. Nell'ultimo decennio la tendenza sembrava ormai scomparsa, poiché si è preferito caricare un sito web a progettazione terminata, stimolando così l'effetto sorpresa. Oggi, invece, torna prepotentemente l'under construction, seppur con finalità diverse.

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Mai come in questi anni la presenza online è importante, per questo anche solo la registrazione di un dominio può fare la differenza rispetto ad un competitor. La necessità di "esserci", almeno in senso lato, sta quindi battendo il desiderio di mostrare un prodotto effettivamente finito.

Cursori animati e foto stock improbabili

Tra i trend più preoccupanti di ritorno dai mitici anni '90, vi è la resurrezione dei cursori animati. Basta spostare il mouse sullo schermo per vedere la classica freccia trasformarsi in una zampetta animale o, ancora, per guardare sgomenti una scia di stelline che segue lo stesso puntatore sul display. L'applicazione moderna non è fortunatamente così kitsch, eppure può risultare altrettanto fastidiosa: in molti scelgono cursori personalizzati, per quanto minimal, con l'effetto di confondere l'utente. Frecce, barre e quant'altro sono ormai simboli standardizzati che permettono all'utente di comprendere facilmente ciò che si può cliccare, i campi di testo e molto altro. Cambiarne forma, di conseguenza, non risulterà la più geniale delle idee.

Non è però tutto, perché oltre ai cursori creativi, tornando in voga le foto stock improbabili. Approfittare di immagini stock può essere spesso utile, soprattutto quando il budget è ridotto e non si ha la possibilità di assoldare un fotografo personale. Eppure, spesso si cade in assurdi cliché: dalla classica stretta di mano per i siti business, fino alla famigliola iperfelice, e con spasmo facciale, per progetti dedicati all'entertainment.

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