Il Data Transfer Project trae origine dal Data Liberation Front, nel 2007 un piccolo gruppo di ingegneri di Chicago diede vita a questo movimento con l'obbiettivo di permettere agli utenti dei vari tool diffusi in Rete di poter esportare dati e importarli su quanti più servizi possibili. Sostanzialmente si voleva realizzare una "data portability" standard, ridando alle persone il controllo delle loro informazioni personali e, al contempo, spingendo gli sviluppatori di terze parti a realizzare prodotti migliori sapendo che per l'utente era più facile migrare alle alternative.

Nel 2011 Mountain View lanciò il progetto Takeout, un tool che permetteva agli utenti di eseguire il download dei propri dati e di trasferirli anche su altri servizi. Oggi questo tool è stato integrato con più di 50 prodotti Google e da un unico pannello è possibile eseguire il download dei propri dati in vari formati standard.

Ma Big G ha deciso non fermarsi qui e assieme ad un consorzio di aziende ha lanciato appunto il Data Transfer Project. Questa piattaforma open source è dedicata allo sviluppo di tool che consentano agli utenti di trasferire i loro dati direttamente da un servizio all'altro anche senza effettuare il download e successivamente l'upload dei propri dati. In pratica si punta ad un sistema completamente automatizzato che faccia anche risparmiare tempo agli utenti durante una migrazione.

Dunque all'interno del Data Transfer Project saranno creati oltre a tool per la migrazione anche API standard che si occuperanno di convertire quelle proprietarie dei vari servizi, permettendo dunque lo scambio dei dati in formato standard. Attualmente i developer di Google sono all'opera per creare nuove API che permettano di interfacciarsi con sette differenti servizi di altre compagnie.

Ovviamente per eseguire la migrazione dei dati sarà necessario per l'utente loggarsi su entrambi i servizi, la migrazione dei dati sarà eseguita tramite una comunicazione criptata con una chiave crittografica che verrà generata per ogni singola transizione. Inoltre essendo un progetto open source chi ne ha le competenze può analizzare il codice e vedere come tali tool e API lavorano fin nei minimi dettagli. Senza contare che il progetto è aperto anche a contributi esterni e agli sviluppatori indipendenti.

Via Google

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