Il nutrito gruppo di progetti preso in esame è stato selezionato tramite il sistema di rating interno a Github, tali repository sono stati poi suddivisi in 5 diverse categorie:

  • Application software, ovvero quelle applicazioni che offrono funzionalità dedicate agli utenti finali come text editor o CMS (ad esempio WordPress);
  • System software, cioè sistemi che mettono a disposizione servizi ed infrastrutture, come ad esempio i sistemi operativi, middleware e database (ad esempio il kernel Linux oppure o il DBMS non relazionale, orientato ai documenti MongoDB);
  • Web library, front-end engine e frameworks (tra cui Bootstrap o AngularJS);
  • Non-web library e frameworks (Google/Guava o Facebook/Fresco);
  • Software tool, quindi applicazioni che si occupano dei developer task come gli IDE, i gestori di pacchetti ed i compilatori (Homebrew o Git);
  • Documentazione, tutorial o spiegazione inserite all'interno del codice sorgente (iluwatar/java-design-patterns).

Il 60% di questi repository è stato classificato appunto sotto le voci "Web library e frameworks" e "Non-web libraries", si tratta di un dato molto interessante soprattutto in considerazione del fatto che rappresenta l'indice di un trend che in questi anni è rimasto costante nell'ecosistema open source.

Gran parte delle aziende e degli sviluppatori si sta focalizzando infatti sulla realizzazione di librerie e framework che consentono di espandere le funzionalità di base o magari di aggiungere nuove feature a programmi già esistenti, oppure che permettono di utilizzare API che in origine non sono nate per determinato ambienti.

Via Aserg.Ufmg

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