Per Google contano solo i dati
Martedì 24 Marzo 2009 - 08:30
di Cesare Lamanna

“Il caso Bowman“: così intitola il suo post Giorgio su Refactor. E in effetti la decisione di Douglas Bowman di abbandonare la sua posizione di leader del team di design di Google sta facendo molto discutere, soprattutto per le motivazioni addotte. Credo sia interessante parlarne.
Dalle parole di Bowman emerge una certa frustrazione, la frustrazione di chi è abituato ad un approccio creativo al design e che invece si vede costretto a muoversi nel contesto di una cultura aziendale dove a suggerire ogni minimo passo sono i dati. Mi pare azzeccata la sintesi che del pensiero di Bowman fa Scott Stevenson:
L’osservazione di Doug è che a Google ogni decisione in fatto di design deve essere supportata dai dati. In pratica, devi dimostrare che quella che fai è la cosa giusta.
Tutto, insomma, deve essere misurabile.
Nel post di Bowman non mancano gli accenni alla dicotomia di fondo in cui si è trovato ad agire, quella tra ingegneri e, appunto, designer:
Ad ogni decisione sul design, si levano critiche di protesta. Senza convinzione il dubbio si fa lentamente strada: “È questa la mossa giusta?”. Quando un’azienda è piena di ingegneri, è all’ingegneria che tocca risolvere i problemi. Ridurre ogni decisione ad un problema di logica. Rimuovere la soggettività e guardare solo ai dati. I dati sono a tuo favore? OK, lanciamo il prodotto. I dati mostrano un effetto negativo? Torniamo alla lavagna per gli schizzi. E i dati diventano la stampella a cui far poggiare ogni decisione, paralizzando così l’azienda e facendo sì che non si possano prendere decisioni coraggiose in fatto di design”.
Gli esempi sulle infinite discussioni per scegliere una tonalità di blue tra 41 diverse gradazioni o se è meglio un bordo di 3, 4 o 5 pixel dovendo provare i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna soluzione, fanno da contorno al ragionamento generale.
Tanti sono gli spunti che il fatto può offrire. Lasciare una posizione come quella, ad esempio, richiede comunque una buona dose di coraggio, non vi pare? E del resto credo che a scala molto ridotta esperienze simili si possano vivere in tante realtà. Che ne pensate?
Categoria: Web Design | Permalink
Commenti
1
L’esperienza di sentirsi limitato in ambito aziendale purtroppo succede ovunque..
Ma parlando di Google, è un’azienda enorme, e la sua fortuna è l’utilizzo di interfacce semplici con DAVVERO un focus sui dati (al contrario chessò, di Yahoo che ha un pò di tutto dentro…), quindi anche se non difendo gli ingegneri, posso capire la loro posizione..
2
Purtroppo le ali vengono tappate spesso e volentieri anche nelle piccole realtà. Il problema è l’esperienza ed i nomi che si hanno nel curriculum. Se io dico “Ho lavorato per anonimo” forse fatico a trovare un posto se invede dico di avere lavorato per google le porte penso si aprano molto volentieri.
Riguardo alla frase “ci vuole coraggio” … posso risponderti in un modo semplice … è questo (e non solo) che ci rende umani e diversi dalle macchine!
3
no, il problema è un altro. Se aveste davvero a disposizione la potenza di google, e in particolare la possibilità di testare - realmente, con milioni di utenti - TUTTO, lascereste davvero qualcosa al caso o no?
testare tutto per loro significa incontrare sempre e comunque il favore della massa, che poi genera gli utili usando il servizio se gli piace
4
Per me google è solo un contenitore di dati privati che li svende per la propria pubblicità.
Il lato oscuro di google deve ancora venire fuori, ma probabilmente nessuno saprà mai cosa c’è veramente dentro i suoi server.
# - postato da Andrea - 24 Marzo 2009 - 10:48
5
La diatriba tra creativi e tecnici è una vecchia storia e il caso descritto nel post, con i suoi eccessi, è veramente esemplare. In generale io sono un sostenitore della mediazione tra le due parti, per avere un risultato finale che non sia sbilanciato né verso la pura funzionalità, né verso l’estetica fine a se stessa.
Tuttavia, quando si parla di Google, tutto sommato credo ci possa stare un approccio più cauto nei confronti del design: la tradizione “scarna” del brand è parte del suo successo e in più per la sua importanza assoluta all’interno del WWW ci può stare che qualsiasi piccola decisione sia oggetto di attentissime valutazioni che in altre realtà sarebbero al limite del ridicolo.
6
Prima di tutto vorrei spezzare una lancia in favore della figura del designer che viene spesso sottovalutata. Si pensa sempre che il designer sia quella figura che prende la matita, fa quattro schizzi e converte in digitale quanto fatto.
In realtà il profilo del designer, formato nelle facoltà universitarie serie è quello di un progettista che valuta tutti gli aspetti che gli competono e dopo un’attenta analisi del problema, realizza quello che ha pianificato. In quest’ottica, secondo me, le differenze tra ingegneri e designer non sono poi così evidenti poiché entrambi devono superare una fase di analisi che è fondamentale.Semplicemente in Google, da quanto ho capito, c’è una quantità poco equilibrata di designers rispetto agli ingegneri, con il risultato che quest’ultimi prevalgono sempre nelle decisioni, anche quando in realtà la decisione “fondamentale” spetta ai designers. La stessa cosa succede nelle piccole realtà in cui il team grafico non è parte integrante della fase di progettazione, ma viene visto più come “supporto”.
Questa impostazione del lavoro è evidente anche dall’immagine che Google dà ai visitatori. L’interfaccia grafica di Google Reader ad esempio è abbastanza “schiacciata”: gli elementi che compongono la pagina hanno poco spazio bianco, con la conclusione che la pagina risulta meno leggibile di quanto si potrebbe fare. Non dico che i designers che lavorano lì siano incapaci, anzi.. Solo che probabilmente alcune loro decisioni vengono bocciate, anche quando possono migliorare le cose.
Ovviamente come qualcuno obietterà, è compito del designer dimostrare che la scelta che ha fatto è migliore delle altre, ma questo “teoricamente”. Non tutte le realtà, secondo me, sono fatte in modo da accogliere positivamente gli stimoli dei propri dipendenti.
# - postato da Damiano - 24 Marzo 2009 - 11:55
7
Cerchiamo pure di comprenderli ’sti ingegneri (categoria alla quale io pure appartengo): se uno sconosciuto fa un errore pure grosso, lo corregge e non accade nulla; se Google facesse una piccola stupidagine, l’effetto sul Web sarebbe enorme, qualsiasi correzione venisse poi eseguita.
p.s.: non è vero che gli ingegneri siano tutti fissati con i dati, poco creativi e poco coraggiosi.
# - postato da Gianluca - 24 Marzo 2009 - 11:57
8
Mi riesce difficile pensare a Google come un’azienda paralizzata da indecisioni per questioni di layout… Sicuramente il successo di Google e’ portato dagli ingegneri non certo da designers.
9
Condivido in pieno quanto detto da Damiano, soffermandomi sul discorso che un designer è, al pari di un ingegnere, un progettista anche lui.
E’ proprio l’approccio da progettista che fa di un designer un ottimo designer. Inoltre, nessuno più di lui, deve essere in grado di capire ed organizzare (visivamente) i dati.
10
Non penso che il successo di Goggle sia stato portato esclusivamente dagli ingegneri. Cosa ne sarebbe stato di Google se avesse avuto un’interfaccia come questa, ad esempio?
http://www.havenworks.com/
(eletto peggior sito del 2008, ma i dati di certo non mancano!)
Bisogna che ci sia sempre un equilibrio.# - postato da Simone @ Simone - 24 Marzo 2009 - 12:39
11
Il problema non è essere o meno a favore di ingengeri o designers.
Il problema è che se il designer o l’ingegnere fa qualcosa che sposta anche lo 0.1% di traffico , a google con i numeri che produce sono $$$ che ballano.E poi nessuno a google gli ha detto di non farlo, gli hanno detto solo di dimostrare con i dati le sue sensazioni di designer.
Parlando di “designer” in altri campi … ce lo vedete un designer della Alessi che fa le pentole come vuole lui senza guardare i dati e le analisi sul target ????
Troppi web designer sono per me abituati bene, ora purtoppo o per fortuna si può misurare tutto.
# - postato da Fabio - 24 Marzo 2009 - 13:02
12
Assolutamente d’accordo con Google.
E’ l’utente finale il mecenate.
Per sfogare le sue velleità artistiche il designer può sempre aprire un sito web personale, da curare nel tempo libero.# - postato da Mik - 24 Marzo 2009 - 16:45
13
d’accordo con google.
BigG non è una casa di webdesign ma offre servizi web all’avanguardia che necessitano interfacce perfettamente funzionali.
se il contenuto la fa da padrone, a livello di design, less is more.
Chiara anche la scelta di Bowman, non si troverà a morire di fame con quel curriculum, rimarrà nel design e troverà un impiego che potrà dargli maggior libertà creativa
14
La prudenza (quando si è noti) non è mai troppa:
http://blog.facebook.com/blog......2368742130# - postato da Gianluca - 26 Marzo 2009 - 15:27
15
[…] Per motivi personali mi sento molto vicina alla posizione di Bowman, che motiva la sua decisione con queste parole: Ad ogni decisione sul design, si levano critiche di protesta. Senza convinzione il dubbio si insinua: “È questa la mossa giusta?”. Quando un’azienda è piena di ingegneri, è all’ingegneria che tocca risolvere i problemi. Ridurre ogni decisione ad un problema di logica. Rimuovere la soggettività e guardare solo ai dati. I dati sono a tuo favore? OK, lanciamo il prodotto. I dati mostrano un effetto negativo? Torniamo alla lavagna per gli schizzi. E i dati diventano la stampella a cui far poggiare ogni decisione, paralizzando l’azienda e facendo sì che non si possano prendere decisioni coraggiose in fatto di design. […]
# - postato da Designer vs ingegneri: convivenza impossibile? | Munia Blog - 03 Ottobre 2009 - 02:57







