Quante informazioni i SEO dovrebbero rivelare ai propri clienti?
Lunedì 23 Aprile 2007 - 10:09
di Simone Carletti

Nelle ultime settimane ho avuto modo di confrontarmi con alcuni colleghi, ufficialmente concorrenti, sulla questione legata alle informazioni private e non del mondo SEO.
Il punto centrale di alcune riflessioni è che molto spesso le agenzie tendono a non voler rivelare ai propri clienti alcuna informazione in merito a strategie, procedure alla base dell’attività che stanno svolgendo. Insomma, secondo questa politica di pensiero i clienti dovrebbero stare fermi e pazienti attendendo che i risultati del loro investimento arrivino.
La domanda sorge spontanea. È corretto non rivelare informazioni sulla propria attività al cliente? E soprattutto, qual è il limite delle informazioni che un SEO potrebbe/dovrebbe fornire?
Il punto fondamentale della questione è che molto, troppo spesso, attività SEO si limitano a semplici interventi sulla struttura delle pagine, pratiche che una volta comunicate un cliente smaliziato può tranquillamente “rivendersi” o applicare in casa. Il pericolo, in questi casi, è che il cliente prenda consapevolezza delle attività rendendo inutile la necessità di ricorrere a servizi SEO.
Ma il vero SEO non è questo. Finché le attività di ottimizzazione si limiteranno ad una serie di modifiche che chiunque altro è in grado di fare, allora l’utilità di un servizio SEO sarà sì e no pari a 0. E a nulla vale il “vantaggio” di mantenere il cliente disinformato poiché prima o poi dovremo rendere conto di quanto è stato realizzato.
Il vero SEO è ricerca e sviluppo. La professionalità di un SEO non si misura con il metro del quanto è in grado di apparire ma nella capacità di individuare le keyword ed i temi maggiormente attinenti ad un sito, ottimizzare le risorse di quel sito per massimizzare potenzialità, traffico e ritorno degli investimenti. La creatività di un’attività SEO, l’esperienza di colui che opera nel settore risulteranno sempre fondamentali in quest’ottica. Estremamente significativo, su questo tema, l’articolo di David Wallace.
Vorrei concludere con un piccolo aneddoto.
Ricordo che un giorno ebbi modo di confrontarmi con un grande chef. Questo personaggio aveva raccolto tutte le sue ricette più famose in una pubblicazione liberamente acquistabile. Stupito di questa scelta assolutamente controtendenza gli chiesi se non avesse paura che ora troppe persone fossero in grado di fargli concorrenza. Con estrema tranquillità, ed un pizzico di ambizione, mi rispose: “il segreto non sono gli ingredienti ma colui che prepara la ricetta, l’esperienza acquisita nel tempo e nella ricerca.“
“E se un domani“, continua lui, “qualcuno arriverà a saper preparare le mie ricette con la stessa perfezione io mi auguro di essere stato in grado di averne create altrettante nuove, altrimenti vorrà dire che non sarò più in grado di essere un vero professionista.“
Consapevole che quanto espresso è parte del mio pensiero ma potrebbe non essere condiviso da tutti, rilancio la domanda: Quante informazioni i SEO dovrebbero rivelare ai propri clienti?
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Commenti
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Queste considerazioni m’hanno fatto tornare alla mente una questione sulla quale avevo riflettuto tempo fa, ossia se sia giusto o meno, sul posto di lavoro, tramanadare tutte le proprie conoscenze acquisite a colleghi di pari grado o inferiore.
Confrontandomi, era emerso che qualcuno non riteneva abbastanza “furbo” tramandare tutte le proprie conoscenze, in quanto ciò avrebbe potuto ritorcersi contro in futuro perdendo di fatto la competenza tecnica esclusiva su determinate questioni.
Io invece sono del parere che se tu non ti poni questo limite e addestri a dovere qualcuno, che diventa poi in grado di sostituirti, tu poi puoi concentrarti su altro e acquisire altra professionalità, sempre che ci sia altro su cui concentrarsi. E, riallacciandomi al post, visto che parliamo di motori di ricerca, in continua evoluzione come tutto l’ambito informatico, la materia per continuare a studiare e migliorare non mancherà di certo…
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Ciao Simone,
bella questione: l’impressione è che molto spesso non si vogliano “rivelare” le informazioni perchè la sostanza dell’attività che si andrà a compiere è poca e perchè fare posizionamento in molti casi è ancora un’attività relativamente facile (o il cliente potrebbe considerarla tale in proporzione all’importo corrisposto)
Io farei due distinzioni
1) cliente acquisito
Spiegare tutto per filo e per segno, ne gioverà il rapporto futuro.
Per esperienza vedo che i clienti a cui si effettua consulenza pura sono quelli che più si legano all’azienda.
La cosa in generale coinvolge il rapporto con il cliente: spesso un insuccesso comunicato e motivato è più apprezzato di un successo non comunicato. Insomma farsi sentire!2) cliente da acquisire
Spiegare il più possibile senza dare loro gli strumenti per “fare da soli” o meglio…di ritenere di poter fare da soli.
# - postato da Fabio Sutto - 23 Aprile 2007 - 11:18
3
La “creatività del SEO” no, per favore… bastano già i programmatori che si credono artisti, per allietare la giornata… :D
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@ Skid X
Perche’ secondo te un programmatore non usa creatività? Pensi sia solo uno studia e riproduci?Il punto e’ che e’ molto più difficile cogliere l’”artista” che si nasconde nel programmatore perchè non bastano 2 occhi per giudicare (come nel settore grafica) ma servono altre conoscenze che in pochi hanno.
Scusate l’OT.
# - postato da Grab - 23 Aprile 2007 - 12:11
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La programmazione è una attività scientifica - o almeno così dovrebbe essere quando svolta al meglio - non certo artistica. L’arte ha finalità totalmente differenti.
Solo che spesso l’ego del programmatore è insoddisfatto da questo inquadramento “freddo”, e lo induce a convincersi di fare dell’arte quando invece sta risolvendo un problema di logica.Ah, Grab, io programmo da più di un decennio, il giorno che mi sentirò un’artista sarà ora di smettere per dedicarmi all’agricoltura.
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Ciao Skiddo :)
ricordo un tuo post di quanto frequentavamo il forum PHP dove sostenevi che un programmatore può anzi deve essere creativo, ed io ero d’accordo con te.
Secondo me essere creativi non significa essere artisti, significa ragionare in modo non convenzionale per trovare soluzioni alternative a problemi non standard.
Penso che possiamo essere tutti d’accordo no?
# - postato da Fabio Sutto - 23 Aprile 2007 - 15:11
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Certo, creativi nel senso di “innovativi” sicuramente, come in ogni settore. Creativi nel senso “artistico” del termine no, per niente.
8
Io posto la mia personale esperienza da utente medio/alto ma non esperto…
Navigo da diversi anni il forum di HTML, e posso dire che ho incontrato diversi orientamenti nell’aiutare le persone… in genere tutti molto disponibili.
Tranne in un forum… MOTORI DI RICERCA E WEBMARKETING…Penso che i SEO (o cosidetti tali), dovrebbero scendere un attimino dal piedistallo in cui si trovano ed essere un pochino più umili…
IMHO
# - postato da Francesco Mortara - 23 Aprile 2007 - 18:09
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Cm tutte le cose quando sono nuove vengono taciute e tenute nascoste. Il mondo dei SEO secondo me è ancora giovane, bisogna aspettare ancora un pò di tempo e vedrete che anche questo settore si aprirà a tutti…
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Sono d’accordo con Fabio Sutto, bisogna distinguere il tipo di cliente, capita molto spesso che persone chiedono un preventivo con l’unico scopo quello di carpire informazioni per poter fare la stessa attività in casa o a minor costo.
Dopo aver firmato il contratto, dare maggiore informazioni è quasi doveroso, ma comunque se si ha paura di essere copiati o scavalcati vuol dire che non si hanno tante cartucce da sparare mentre invece un buon SEO dovrebbe avere diverse strade per raggiungere il proprio obiettivo.# - postato da Mariano Montuori - 24 Aprile 2007 - 11:47
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Bel post questo Simone. A parte il fatto che si potrebbe anche scriverne uno dal titolo “Ma quanto vogliono sapere i clienti dell’attività SEO?”, credo che non dovrebbe esserci una limite nell’erogazione del servizio, oppure fermare questo limite nei segreti industriali di ogni singola agenzia (che magari utilizza software proprietari o metodologie particolari di lavoro).
Se il cliente le vuole perchè non darle? Casomai sarà una questione di prezzo (ogni agenzia ha il suo) e di valore sulle stesse informazioni (ogni agenzia ha il suo)…
A volte dire come si lavora significa effettivamente smantellare un castello di carte. A volte questi castelli di carte costano come quelli di mattoni….
E a seconda del punto di vista in cui ci si vuole mettere: a danno del cliente, a vantaggio dell’agenzia.
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Io sono dell’idea della massima trasparenza possibile. Per ogni mio cliente dichiaro per filo e per segno le strategie e i metodi che seguirò per promuovere l’attività, a maggior ragione se il cliente ha già un suo wm di fiducia col quale interfacciarmi e lavorare. La bellezza di fare il seo come mestiere (non che io lo sia, dico in generale) è che puoi dispensare la conoscenza e porti come consulente, guidando poi la fase operativa lavorando con la mente e non con le braccia ;)
# - postato da RyanGiggs79 - 24 Aprile 2007 - 17:10
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Simone, mi conosci da anni, quindi sai come la penso, ma ritengo giusto rispondere alla tua domanda.
Tutto. Io dico semplicemente tutto quello che faccio, riga per riga. Non mi sono mai preoccupato del fatto che qualcuno possa rubarmi il mestiere.
Sarò anche fortunato, non so, ma non mi è mai successo.Magari semplicemente perché da me non c’è nulla da rubare o da imparare? :-P
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La riflessione che e’ stata fatta e’ perfettamente in sintonia con il mio pensiero.
Cosa far sapere al cliente?
L’IMPORTANTE ovvero tutto cio’ che permetta di convincerlo ad acquistare un pacchetto di Servizi.
Ne piu’ ne meno.
A volte bastano 4 dati su statistiche,internet,mercato…
Altre volte la capacita’ di sintesi e la furbizia possono aiutare ad essere corretti e tecnico-professionali ma non STUPIDI:)







