Le classifiche dei blog servono (a niente)?

Mercoledì 22 Novembre 2006 - 11:50

di Antonio Volpon

Contenuti e Web Writing

Titolo un po’ provocatorio, ma la prima cosa che faccio al mattino è proprio un giro su Technorati, Feedburner e così via per capire se ci sono state “variazioni” nell’appetibilità dei miei siti.

Mi sono però sempre chiesto se ha senso stabilire la reputazione e/o il successo di un weblog in base alle statistiche, ai link di ingresso, al numero di commenti che genera. Probabilmente no. Technorati mi sembra a volte - perdonate l’accostamento - l’Auditel, mentre i weblog dovrebbero essere una risposta ai media tradizionali e ai loro metodi di rivelazione.

Mi sono imbattuto proprio oggi in un paragrafo tratto da “Blog!”, un libro edito da Sperling & Kupfer che tratta l’impiego di weblog in politica, nell’editoria e nell’azienda e che vorrei condividere con voi:

Tendiamo a considerare la blogosfera come i media tradizionali: guardiamo solo ai primi cento blog. Ma la vera forza è nella coda, che contiene milioni di blog. La loro, oltre a essere un’opinione alternativa, è anche un’opinione efficace, perché la gente è veramente interessata al punto di vista dell’autore.

Qui si parlava di un ambito particolare, le elezioni americane: impossibile generalizzare. Esistono ad esempio forme di nanopublishing che devono lo loro sopravvivenza proprio al numero di utenti. Ma forse quella frase offre comunque qualche spunto di riflessione. Come vi comportate nel gestire il vostro weblog, anche se personale? Vi siete mai trovati in elucubrazioni di questo tipo?

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Commenti

1

Paradossalmente l’attitudine italiana a misurare “quanto ce l’hanno lunga” (la coda!) ha spinto in Italia la diffusione di Technorati e Feedburner…allora a qualcosa servono! :P

# - postato da Tony Siino - 22 Novembre 2006 - 13:57

2

facciamo l’attitudine UMANA! :D

i banner della top100 di qix.it rendono bene l’idea :D
http://top100.qix.it/blog/2006.....zie-mauro/

# - postato da Fra_T - 22 Novembre 2006 - 14:51

3

Cosa stiamo valutando? Secondo un noto adagio, poichè la mamma dell’imbecille è sempre incinta, il mondo è composto al 90% da imbecilli.
La blogosphere risente della stessa percentuale. E la percentuale di coloro che danno giudizi (in termini di link, di commenti, di visite) è necessariamente, in maniera tendenziale, la stessa. Le idee migliori “valgono” sempre l’1% dei “voti”.

_YD

# - postato da paperogiallo - 22 Novembre 2006 - 16:18

4

Mah, le classifiche ci sono (e hanno un sacco di feedback) per compensare l’ego smisurato dell’essere umano medio.

Come ci sono classifiche per qualsiasi cosa, anche fuori dall’ambito web.

Per rimanere nel nostro ambito OGNUNO di noi si ammazza per un posto in classifica. “Essere nei primi posti su Google” ti dice niente?

Le classifiche dei blog servono, e come se servono! Danno un’istantanea (seppur ridotta) della blogosfera e spingono gli iscritti a migliorarsi sempre.

Chi non è ancora inscritto, se si iscrive, cercherà in ogni modo di risalire la china, migliorandosi a sua volta.

# - postato da Napolux - 23 Novembre 2006 - 08:21

5

Essere primi su google significa vendere. A me, che il mio blog sia primo su google interessa assai poco (e infatti non lo linko mai). Discorso diverso per il sito “corporate” (che ancora non ho, xchè non ho tempo di farlo, ma che se avessi, vorrei fosse primo).
In questo caso si parlava di classifiche di blog (la domanda anzi era proprio “le classifiche dei blog servono?”): se togliamo quelle tecniche, io noto che vanno per la maggiore i blog pieni di “ke” (rigorosamente con la k), “cioè” e tag (nel senso atecnico con cui usano il termine i graffitari), non certo quelli in cui si prova a “ragionare”. Il che riflette, del resto, la popolarità nel mondo reale, che non appartiene mai ai “secchioni”, ma sempre agli imbecilli (in accezione larga, ivi compresi i populisti e i demagoghi). Il discorso lo puoi riferire a qualsiasi cosa: alla TV, dove la De Filippi fa più ascolti della Galbanelli, o alla letteratura, dove Stephen King vende più di altri autori più difficili da leggere.
Se facessi lo scrittore, in un Paese dove il libro più venduto è quello delle barzellette di Totti, mi VERGOGNEREI di essere tra i primi dieci, xchè sarei eletto in quel posto da una maggioranza di incolti.
Ripeto, la cosa non vale per le classifiche “tematiche” (il libro più venduto tra i manuali di CSS probabilmente è quello migliore), ma solo per quelle “generaliste”. In questo caso, e in questo senso, trovo che il meccanismo di Google (il link vale in funzione dell’autorità di chi mi linka) funzioni molto più di quello, acritico, di Technorati.

# - postato da paperogiallo - 23 Novembre 2006 - 17:56

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