Quando Yahoo.it era di Davide
Venerdì 22 Settembre 2006 - 12:46
di Giacomo Dotta

Una storia del genere non la si può lasciare al dimenticatoio, eh no! Dunque eccone un piccolo riassunto ed il link alla storia completa scritta da Davide Pozzi sul suo blog.
Questa è una storia che in pochissimi sanno. Si tratta di un episodio di ben 11 anni fa (se la memoria non mi inganna…), epoca nella quale internet iniziava timidamente a diffondersi nel Bel Paese, ed è scritto solo per dimostrare quanto ero ingenuo, poco furbo (o sognatore ?) all’età di 26 anni.
Già nel 1995 passavo la maggior parte della mia giornata immerso in internet, usando Trumpet Winsock (per connettermi), Eudora (per l’email) e Netscape (come browser). […] Yahoo! iniziava pian piano a diffondersi in vari stati e in varie lingue, ma non in italiano: digitando www.yahoo.it non si otteneva un bel nulla, il dominio non era registrato. […] Mi venne quindi la malsana idea di registrarlo.
Contattai un caro amico, F.F., il quale già allora aveva uno spazio web su Hurricane Electric (e al quale, fra l’altro, avevo venduto pochi mesi prima un abbonamento internet dial-up :-)), e partimmo con la registrazione del dominio .it. Quelli di Hurricane Electric, avvisati del fatto che volevamo puntare il DNS verso di loro, ci risposero via email con una cosa del tipo “are you really really sure???”, ma noi andammo avanti.
Io iniziai a tradurre tutto l’albero della directory da inglese a italiano, e lavorammo anche sul logo (Yahoo! Italia con una torre di Pisa al posto del punto esclamativo :-D). Tengo a precisare che, nella mia assurda ingenuità di quel tempo, l’obiettivo non era di lucrarci rivendendo il dominio a Yahoo!, bensì di andarci a lavorare, magari nella futura costituenda filiale italiana.
Comunque sia, il dominio venne registrato, e già allora, nel “lontano” 1995, la prima pagina vuota che mettemmo online (costituita esclusivamente da un piccolo form con un bottone “cerca”) faceva valanghe di accessi spontanei (alcuni dei quali, verosimilmente, anche da PC collegati alla rete di yahoo.com), che monitoravamo costantemente con occhi (quasi) lucidi. Scrivemmo quindi a Yahoo!, descrivendo il nostro assurdo progetto, ovvero quello di far parte della futura filiale italiana, e del fatto che ci stavamo già lavorando sopra giorno e notte. La risposta via email (ovviamente) non arrivò mai.
Dal mio fax, alcuni giorni dopo, uscirono invece alcune pagine, la cui prima era come una doccia gelata: conteneva infatti esclusivamente nomi di avvocati. Mi recai nel loro studio, a Milano, e mi spiegarono (molto gentilmente) che il marchio Yahoo non è registrabile e/o utilizzabile da nessuno in nessun luogo del mondo, e pertanto, se non volevo impelagarmi in problemi legali, avrei dovuto immediatamente restituire il dominio.
E il dominio fu restituito. Era una Internet diversa, la parola cybersquatting neppure esisteva, i domini non erano ancora un’opportunità, l’idea di registrare quel dominio era in buona fede ed in buona fede s’è sgonfiata. Google non esisteva, Davide era un giovane di belle speranze e Yahoo ancora non sapeva esattamente cosa quel dominio avrebbe rappresentato a breve. Oggi Yahoo.it è quel che sappiamo, Davide è il “Tagliaerbe” di Edit e tutti vissero felici e contenti.
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Commenti
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Beata innocenza :)
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Giuro che sono commosso.
Una volta dei racconti così avevano almeno 50-60 anni. Con internet si parla di 5-10 anni… riflettiamo che ca**o di ritmi dobbiamo seguire: e poi se siamo stanchi ci prendiamo parole!
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Interessante,una curiosità: il cybersquatting consapevolo o meno sarà sempre presente,non so se sia un esempio ma ultimamente a tal proposito mi sono imbattuto nel blog italiano www.technorati.it .
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ricordo a tal proposito la petizione avviata da HTML.it assieme ad altri.
# - postato da smal - 22 Settembre 2006 - 18:06
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I siti e le società molto grosse e famose potrebbero permettersi l’acquisto di tutte le maggiori estensioni a dominio per lo stesso nome (xxx.it, xxx.com, xxx.net, ….). Sarebbe buona cosa poi promulgare una legge apposita che metta in uno stato di “glaciazione” tutti i siti che rimangono uguali nel nome ma cambiano solo nell’estensione. Oppure si potrebbe evitare di continuare a proporre nuove estensioni, le 10 più importanti non basterebbero??!
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Quando consigliodeiministri.it era di Franz ;-)
Un mio ricordo personale: un bel giorno di qualche anno fa, più o meno all’inizio del governo Berlusconi-bis, mi accorsi per caso che il dominio consigliodeiministri.it non conduceva a nessuna pagina.
Cinque minuti (l’ADSL èra ancora di là da venire) bastarono a scoprire che il dominio non era ancora stato registrato, come del resto a tutt’oggi. Decisi immediatamente di registrarlo a mio nome, una volta verificato che non figurasse nell’elenco dei Nomi a Dominio Riservati: inutile dire che non vi figurava, e che non vi figura tuttora.
Iniziai la consueta procedura per registrarlo come persona fisica, finché il tutto non giunse a buon fine ed il dominio non risultò intestato a mio nome. Mi misi perciò ad aspettare l’aggiornamento dei DNS per iniziare a lavorarci: la mia intenzione era quella di realizzare una parodia del sito del governo, imitandone la grafica ma “elaborandone” i contenuti, come già successo in Austria col sito del partito di Haider, la FPÖ, www.fpoe.at, replicato e sbertucciato all’indirizzo www.fpo.at.
L’attesa per l’aggiornamento dei DNS iniziò a diventare stranamente lunga, ed io mi feci sospettoso.
Qualcuno alla Registration Authorithy si era evidentemente reso conto che era stata commessa una leggerezza lasciando registrare quel dominio ad un privato cittadino, ed iniziarono a temporeggiare, fino a che non mi decisi ad inviare loro una raccomandata in cui chiedevo spiegazioni del ritardo, che superava ormai i due mesi.
La risposta che mi giunse recitava grosso modo (non ho la lettera sotto mano) che “data la delicatezza della questione” si era ritenuto di revocarmi il nome a dominio (malgrado questo risultasse ancora a me intestato), senz’altre spiegazioni.
Capita l’antifona, mi limitai a far scrivere al mio avvocato una richiesta di delucidazioni alla R.A., perché almeno motivasse la revoca di un’assegnazione di un dominio più che regolare. La R.A. rispose negli stessi oscuri termini della precedente lettera.
Poco male, potevo vivere anche senza: la mia personalissima esperienza vale solamente in quanto ennesima testimonianza di come in Italia -ed Internet non costituisce eccezione- non vi sia alcuna certezza del diritto, se non quella che vede sempre prevalere l’interesse del grande nei confronti del piccolo.
Stupisce inoltre constatare come, di fronte all’evidente topica di aver lasciato libero non un dominio qualsiasi, ma addirittura consigliodeiministri.it, non si sia in seguito provveduto né a registrarlo, né a farlo includere nella lista dei Nomi a Dominio Riservati.
Un cordiale saluto ed i miei complimenti per il blog.# - postato da Franz - 22 Settembre 2006 - 19:59







