Dal Login al Checkout passando per lo Shopping Basket…
Mercoledì 22 Luglio 2009 - 08:36
di Massimiliano Scorza

Nella costruzione di un sito di e-commerce una risorsa critica per la sopravvivenza del progetto è senza dubbio quella del copy. Il termine sbagliato o poco chiaro visualizzato dall’utente durante la procedura d’acquisto può far saltare l’intero banco e disperdere un potenziale cliente trasformandolo, per giunta, in un pessimo sponsor.
Qualche anno fa non avrei dubitato che l’uso comune di alcune parole inglesi (si veda il titolo del post per trarre qualche esempio) avesse determinato, col tempo, un’assunzione automatica di tali termini da parte dei navigatori.
Davo per scontato che qualunque essere umano con un livello sufficiente di cultura potesse capire, comprendere, digerire termini quali Login, Checkout, Shopping Basket. Quindi immaginavo che il copy dovesse dedicarsi esclusivamente ai call-to-action &C.
Non è così, e se per voi non è una sorpresa, per me lo è. Non tutti sanno cosa significa Checkout. Non tutti sanno che i prodotti, anche online, vanno inseriti nello Shopping Basket. Non tutti sanno che per effettuare un pagamento online devo essere loggato.
E tutti questi utenti che non sanno, probabilmente non acquisteranno. Osserviamo le possibili traduzioni:
- Login diventa Autenticati;
- Shopping Basket in Carrello;
- Checkout in Paga;
L’unica traduzione consuetudinaria è quella che riguarda il carrello. Le altre sono pressoché inutili.
C’è da chiedersi perché certi termini, certe “keywords”, ma anche certe azioni e procedure vengano assorbite con naturalezza dagli utenti, mentre altre abbiano spesso bisogno di una traduzione (o di una demo, di una spiegazione aggiuntiva…)
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Commenti
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C’è da chiedersi perchè su un sito italiano uno dovrebbe leggere Checkout invece di Paga!
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perchè sono utenti, non smanettoni
# - postato da balanza - 22 Luglio 2009 - 10:05
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Anche “account” e “wishlist” sono difficilmente assimilabili dagli utenti. Considerando che l’account non è presente solo in siti con ecommerce, erroneamente davo per scontato che fosse un termine e un concetto di uso comune.
# - postato da Elisa - 22 Luglio 2009 - 10:07
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confermo balanza: sono utenti (o utOnti) ma non web-addicted !
# - postato da PiccoloSocrate - 22 Luglio 2009 - 10:28
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saranno anche “utenti” e non “smanettoni” come dicono alcuni… ma sono italiani… quelli che hanno il WELFARE…
semmai come lascia intendere Massimiliano, la parola-inglese rischia di nascondere la cosa-italiana… ma allora quello che mi preoccupa di più non è la mancanza della cosa nascosta sotto “basket”, ma quella nascosta sotto “welfare”…
vorrei inoltre aggiungere una riflessione su HOME…
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Bè! Io farei una distinzione tra checkout e basket, e tra home e account.
Sono due cose proprio diverse… per non parlare poi di home.
Su, d’accordo per la lingua italiana dove possibile, ma non esageriamo, che poi sembriamo come quelli che fanno la guerra linux vs windows vs mac.
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beh comunque anche se in inglese il concetto lo si capisce anche grazie all’uso di icone ormai standard..
# - postato da antonio gioia - 22 Luglio 2009 - 11:25
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Ci sono termini che si possono (e/o si devono) utilizzare in inglese (login, home page, ecc.), ma “checkout” e “shopping basket” li tradurrei in italiano.
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vorrei inoltre aggiungere una riflessione su HOME…
Non facciamo i francesi…che il pc lo chiamano ordinateur e online è diventato en-ligne… non voglio arrivare a tanto e non vorrei essere frainteso. Non dico che sia sbagliato usare l’inglese, dico che gli utenti vanno aiutati a capire:
beh comunque anche se in inglese il concetto lo si capisce anche grazie all’uso di icone ormai standard..
questo, ad esempio, è un punto fondamentale. Spesso la traduzione la forniscono le immagini.
# - postato da Massimiliano Scorza - 22 Luglio 2009 - 13:36
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Io credo che sia normale che gran parte degli utenti si trovi in difficoltà davanti agli inglesismi.
Utenti, uTonti… ma prima di tutto persone! Le persone comprano nei negozi (non negli store), guardano le vetrine (e non la preview), pagano alla cassa e non fanno il checkout. Inoltre utilizzano il carrello e non lo shopping basket.
Quando i tecnici si renderanno conto di questi “fenomeni sociologici” probabilmente cambierà la fiducia che c’è verso il mezzo Internet in relazione all’e-commerce… ehm commercio elettronico. :)
Non è questione di tradurre dall’italiano all’inglese ma di rispettare l’etichettatura che le persone conoscono, acquisicono ed utilizzano nelle esperienze di vita quotidiana, anche (e soprattutto) fuori da Internet.
# - postato da Francesco Gori - 22 Luglio 2009 - 13:55
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Autenticati == Entra.
Al limite, “Fatti riconoscere”.
# - postato da William Ghelfi - 22 Luglio 2009 - 14:05
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Se il sito è in italiano trovo giusto per quanto possibile utilizzare termini italiani, come nel caso specifico di carrello, paga, acquista.
Ma mi viene da pensare: se un utente non smaliziato si trova spaesato quando trova certi termini tecnici come basket, shopping cart, buy e checkout, figuriamoci la sua paura (infondata) nell’effettuare acquisti online con la carta di credito, al 99% non la userebbe mai…# - postato da Filippo Buratti - 22 Luglio 2009 - 14:35
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Anche se siamo il paese del Welfare abbiamo la minor prenetazione europea dell’inglese. E’ un dato di fatto (un indizio p.e., noi abbiamo i film doppiati).
Oltre alla necessità di esprimere concetti in lingua italiana e non inglese rimarco la necessità di esprimere concetti, per quanto possibile, con immagini ed icone, se non animazioni. Occorre sempre tendere ad un linguaggio universale (come diceva Hillman Curtis). Il testo è quello che gli si avvicina meno.
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>
Perché la maggior parte degli utenti italiani non acquista online, quindi non ha ancora assimilato i pattern, e le terminologie.
Quindi secondo me è meglio, e più corretto (per la lingua italiana), tradurre, e nel farlo bisognerebbe scegliere tutti un solo termine, quello più diffuso e intuitivo.
Perché così l’utente non deve leggere e intrerpretare tutto, ma con la coda dell’occhio trova la scritta consueta che si aspetta di vedere per quella determinata azione, molto meglio se affiancata da un’icona anch’essa standard.# - postato da Mik - 22 Luglio 2009 - 17:04
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c’è una cosa che vorrei aggiungere…
siamo coscienti del fatto che spesso termini come “cart” e “checkout” rimangono tali anche in contesti italiani solo-perché-il-plugin-non-è-localizzato, vero?
No perché se un webmaster italiano creasse da zero un carrello della spesa non si sognerebbe mai di metterci un tasto checkout… nemmeno lo facesse per un ipotetico fiatPUNTOit che vende in tutto il mondo
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@Massimiliano Scorza
Penso che tu abbia centrato in pieno il punto. Termini come checkout, shopping cart ecc. sono stati utilizzati per “rappresentare” azioni o parti del sito che si sta usando: sono metafore.
Anche se molti utenti sanno cosa vogliano dire quei termini e nonostante per molti webmaster o webdeveloper siano diventati gergo quotidiano, trovo controproducente usare metafore in una lingua straniera, sarebbe un ulteriore inutile ostacolo.# - postato da Gianluca S. - 22 Luglio 2009 - 17:42
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P.S. non tutti vedono le icone
# - postato da Gianluca S. - 22 Luglio 2009 - 17:44
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Perchè non sono ancora entrati nel nostro vocabolario comune con quella accezione.
Inoltre, senza voler tirare fuori inutili campanilismi, non vedo così intellettualmente faticoso tradurre in modo da non lasciar adito a dubbi dei termini che posso fuorviare qualcuno, fossero anche l’1% dei visitatori.
Usabilità è anche questo, anzi: è prima di tutto questo.
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Check-in lo conoscono (quasi) tutti. Check-out (quasi) nessuno.
Cart a molti ricorda il Go-Kart
Basket ovviamente per tanti significa solo Michael Jordan…A parte le battutaccie, io noto spesso che molti “a voce” usano terminologie inglesi nel proprio campo di appartenenza professionale anche nel quotidiano, convinti che estranei le riconoscano come universali ed invece non vengono comprese perchè troppo di settore. A volte pure al contrario ci sono “nefandezze”: usare “sottomettere” perchè “submit” ci tradisce nella falsa traduzione. (”inoltrare” è più corretto).
Dal marketing sento dire “mission”, “vision” ecc come fossero pane e acqua.
Soprattutto chi lavora con l’estero di solito si appropria di termini che per i lingua-madre è naturale mentre per noi italiani restii al’inglese (di massima) non lo è per nulla.Anch’io che l’inglese lo mastico abbastanza a volte mi sono trovato in imbarazzo in certi siti dove non è chiaro - cliccando - a cosa si va incontro (diciamo che sono fiducioso finchè non mi viene richiesto il n. della carta di credito ^__^).
Chi fa il sito deve mettersi dalla parte dell’utente e soprattutto non dimenticare che c’è una minoranza (relativa) che ha bisogno di riferimenti ripresi dalla vita reale e che siano chiari, semplici e consolidati.
Chiudo: il “Login” è abbastanza noto ma “Registrati o “Utente già registrato?, clicca qui” forse sono più chiari.
“Carrello” o “Metti nel Carrello” o “Aggiungi al tuo Carrello” meglio di qualsiasi voce inglese.
“Procedi con il pagamento” o “Concludi e vai alal Cassa” meglio di Check-out? Non so, forse.Ciao, J
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Shopping Basket lo avrei digerito malissimo anch’io che sviluppo e-commerce per professione…
A parte gli scherzi, sono pienamente d’accordo…
Quindi le mie parole sono Accedi, Registrati, Esamina il carrello e Vai alla cassa…
Ciao.
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@DAG #commento 20
ti quoto su tutto, ma “Esamina il carrello” mi fà pensare più ad una radiografia. Non credi sia meglio “Guarda nel carrello” o “Controlla carrello”?# - postato da Vincent - 17 Agosto 2009 - 15:47







