La conoscenza del codice non è una capacità esaustiva nella professione del web design, ma in che modo la scrittura può influire sul risultato finale e, soprattutto, poiché questa funzione spetta al designer e non ad altre figure professionali all'interno dell'azienda?

Quando si parla di "linguaggio" in un ambito tanto tecnico quale la progettazione web, la mente corre solitamente al coding: Javascript, HTML 5, CSS e non solo. Eppure, la conoscenza di questi linguaggi non è il primo prerequisito per diventare degli ottimi web designer, poiché ben più importante risulterebbero le capacità comunicative e di immedesimazione negli utenti.

Senza una scrittura affascinante e creativa, infatti, anche il progetto esteticamente più dirompente rischia di trasformarsi in un fragoroso tonfo. Non è però tutto, poiché le doti di scrittura non vanno solo intese come produzione di testo, ma anche, più in generale, come predisposizione mentale a una progettazione elastica: la mente potrebbe essere infatti più allenata a immaginare scenari multipli, quelli che potrebbero rappresentare la quotidianità di migliaia di navigatori.

Sovradipendenza da interfaccia

I web designer moderni potrebbero risultare fin troppo dipendenti dall'interfaccia: nel tentativo di perseguire standard certificati, e di proporre un'esperienza grafica il più possibile gradevole, potrebbero dimenticarsi della superiorità della parola in qualsiasi tipo di comunicazione mediata. D'altronde, la logica alla base della progettazione si avvicina più all'universo di un romanziere che al rigore di un commercialista.

Come spiega Susanne Stuart: "Una capacità fondamentale del designer è quella di immaginare utenti (i personaggi), motivazioni, azioni, reazioni, ostacoli e successi, in una serie di scenari "what-if". Si tratta di abilità tipiche degli scrittori, di tutti gli scrittori".

La predisposizione alla scrittura, e quindi una mente aperta alla fantasia e all'immedesimazione, può perciò ritornare utile per il web, l'UI e l'UX Design.

Design e copywriting: un matrimonio saldo

Un codice infallibile, e una perfetta resa estetica, rimarranno solo una cornice in assenza di un adeguato studio sull'utente, sulle sue necessità e ambizioni. Uno sforzo che non richiede solamente competenze di progettazione, ma anche un'infarinatura di psicologia, di marketing e, naturalmente, di copywriting. Senza un certosino ricorso alla parola, infatti, potrebbe essere difficile far leva su determinate emozioni, convincere l'utente a compiere una data azione, attirarlo verso un prodotto o, ancora, spingerlo alla sottoscrizione di un servizio.

Di solito i web designer si concentrano sulle modalità visive con cui la parola debba essere veicolata - dalla scelta dei font alla loro grandezza, dalla disposizione dei paragrafi ai colori - eppure le loro responsabilità non si limitano solo a questa richiesta, per quanto fondamentale. Devono essere partecipi anche dei contenuti, affiancando - a volte anche sostituendosi - a chi questi testi li produce, sia una figura professionale formata a questo scopo o, evenienza più probabile, un cliente.

Quando anche questo compito viene assolto, ve n'è uno ancora più grande: quello di pensare al codice come una storia, come una sorta di romanzo, uscendo da schemi preimpostati e abitudini certificate, per trovare soluzioni alternative. Non a caso, le maggiori web agency del mondo stanno sempre più incorporando copywriter sin dalla fase embrionale della realizzazione di un sito web, formando dei veri e propri sodalizi tra l'esperto di codici e grafica e il comunicatore.

Perché se ne deve occupare il designer?

La domanda potrebbe risultare più che lecita: perché il designer, già oberato di centinaia di gravosi compiti, dovrebbe farsi anche carico dello studio della progettazione con uno sguardo da scrittore? La risposta è abbastanza semplice: è probabile che il creatore di un prodotto sia maggiormente in grado di immaginare gli scenari che coinvolgeranno l'utente rispetto a un soggetto terzo.

In fase di progettazione il designer ha ben chiaro il comportamento atteso o desiderato che l'utente potrà compiere trovandosi di fronte all'interfaccia, fatto invece non sempre autoevidente per altri professionisti. Naturalmente, non è richiesto ai designer di diventare degli improvvisati Don Draper, bensì di acquisire delle competenze di base, sia per trovare modalità innovative a livello mentale per la soluzione di ostacoli nel codice, che per comunicare più proficuamente con i destinatari del proprio lavoro.

Via Design In Tech Report

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