L’interpretabilità dei testi
Martedì 21 Novembre 2006 - 10:55
di Francesco de Francesco

Scrivendo “…e basta! Mi sono rotto di scrivere per HTML.IT!“, come alcuni hanno supposto, avevo un preciso motivo, che non era certo sfogarmi (anche perché sono felicissimo di poter godere della compagnia di questa splendida comunità (e non sto sviolinando).
Quello che mi serviva era mettere sotto gli occhi di tutti, in modo non contestabile, un esempio su cui fare alcune considerazioni. In realtà non si trattava di un esperimento, ma di tre. Questo post affronta un tema, ne seguiranno poi altri due (almeno), che svilupperanno altri aspetti.
Qui parliamo dellinterpretabilità di ciò che scriviamo, quando i lettori non sono due o tre. Stando su un palco che mette sotto la luce dei riflettori di seimila e passa lettori al giorno, quello che tu pensi e tenti di trasferire, non sempre è quello che arriva.
Se leggete attentamente i commenti, si notano varie interpretazione e relativi atteggiamenti di risposta. Vediamone assieme qualcuno. Facciamo prima un esame del testo.
Il testo è riferito a me stesso per non offendere nessuno. Avrei potuto scrivere le stesse cose di qualcun altro, ho usato me per creare una sorta tromba d’aria in cui catturare un po’ di “emozioni”, positive o negative che fossero.
Tutto quello che affermavo era volutamente esagerato. La mia intenzione era trasferire la chiara idea dello scherzo.
Ho scelto di andare contro ad Html.it per non avere problemi con nessuno. La Direzione di Html.it sa perfettamente che mi piace scrivere su Edit e su questo non può esservi dubbio. Lo ripeto, per il blog in sé e per voi che lo frequentate, da cui spessissimo imparo.
Lidea dello scherzo da alcuni non è stata recepita, tanto che mi sono preso qualche velato insulto. Ci sta, ovviamente. In fondo, me la sono cercata. Però questo dimostra che la mia idea di trasferire l’idea di scherzo non è riuscita al 100%.
In alcuni, la risposta emotiva è stata dettata dall’essere fidelizzati. Infatti conoscendomi, hanno compreso che cera sotto qualcosa. La comunicazione verso fidelizzati, quindi, deve essere pensata in modo diverso da quella che “spediamo” a utenti nuovi.
Pur riconoscendo lo scherzo, alcuni mi hanno rimproverato luso di uno strumento pubblico a tal fine. Questo dimostra che una comunicazione, arrivata correttamente a destinazione, può stimolare emozioni diverse a seconda di chi legge. Scherzo per alcuni vuol dire simpatia, per altri significa inutile perdita di tempo. Lasciamo perdere chi ha ragione o torto. Non è questo il punto. Il punto è che nelliter Pensiero/Scrittura/Trasferimento/Lettura/Interpretazione/Risposta, conta anche e soprattutto la psiche di chi legge.
Anche nei commenti, notate come in alcuni si capisca chiaramente che scherzano a loro volta, mentre altri sono meno intepretabili. Quindi ne ricaviamo un’altra considerazione. Quando commentiamo sul blog di qualcun altro, facciamo sì che la comucazione sia completa, sia per la parte di messaggio sulle righe, sia per quella tra le righe. A volte si rischiano le risse solo per difetti di comunicazione. Fossimo stati al bar, finiva a tarallucci e vino, invece sul blog si scatena un flame.
Un paio dei commenti, entrano (non è chiaro se scherzosamente o no) in un ambito quasi sociale. Ne ricaviamo una considerazione importante. A volte cose che per noi possono sembrare banali o scherzose, per altri possono essere nodi vitali di un dubbio, di un problema, di una pulsione o di una visione diversa. Certi stimoli, quindi, vanno misurati, perché a volte senza volerlo si entra in sezioni critiche. A volte un riferimento innocente, può aprire un dibattito completamente fuori tema o carico di pathos (e non è detto che era quello che volevamo).
Mi fermo. A voi la parola.
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Commenti
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… ed io che pensavo ti fossi messo giorno e notte ad analizzare page rank, percentuali di posizionamento in base al gergo o contenuto e statistiche di accessi … posso scrivertelo adesso il mio insulto velato personale ?
ora interpreta questa risposta, vediamo che succede :P
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Ciao Fredefra, il ragionamento che fai è giustissimo e non fa’ una piega, ma non mi sembra molto azzeccato sul tuo post e suoi tuoi precedenti(dove parli di cibo),
semplicemente perchè scrivi tu stesso in maniera poco chiara quindi è ovvio che l’informazione che arriva al mittente non sempre è la stessa, ma questo anche nella comunicazione faccia a faccia.
Ciao!
# - postato da Dar1one - 21 Novembre 2006 - 11:31
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E’ una conferma di cò che Jacob Nielsen afferma da tempo, ovvero la necessità di evitare su web doppi sensi, giochi di parole, toni ironici che potrebbero non essere capiti dal momento che l’interlocutore può non conoscerci e il messaggio potrebbe essere male interpretato.
# - postato da Fabrizio Calderan - 21 Novembre 2006 - 12:05
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A volte può essere voluto comunque…
conclusione: bisogna saper scrivere!
# - postato da Andrea Paiola - 21 Novembre 2006 - 12:59
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Questa è un’analisi che ho fatto io qualche giorno fa mettendo un post sul forum off topic per cercare di capire da cosa possa dipendere la forza e la presa sul pubblico di un’informazione… Ebbene è verissimo ciascuno recepisce il messaggio a suo modo ed è difficile canalizzare sia il messaggio che ancor più l’utenza. Insomma, ancora bisogna migliorare e capire tanto della semiotica e della semiologia applicata al web. Scusate per l’intervento lungo, ma penso che questa analisi sia davvero azzeccata in un momento in cui si pensa troppo a grafica e interattività e poco al resto…
# - postato da Shinyeagle - 21 Novembre 2006 - 14:21
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Mi permetto di farti i complimenti, è una tematica che viene poco presa in considerazione nel web writing e che invece merita molta importanza, soprattutto quando si scrive per un blog. Dal canto mio, ho letto il tuo post e ti posso assicurare che mi ha fatto sorridere, positivamente, si trattava evidentemente di un post diverso dal solito, che un utente “affezionato” apprezza.
Come dici, è vero, indubbiamente chi conosce l’autore è portato solitamente a una risposta fidelizzata, c’è però da dire che nell’ambito di un blog l’utente che si appresta a leggere dovrebbe sempre considerare il fatto che si è in un ambiente che per sua natura è informale o diverso da quello di un articolo di giornale o di un articolo redatto per il web, per cui anche nel caso non si conosca l’autore, sarebbe necessario commentare usando una certa percentuale di “fiducia” nei confronti di ciò che ha scritto.
Rimango invece d’accordo sul fatto che sia necessaria una certa chiarezza, verissimo, ma forse più per un articolo o per un documento che non per il post di un blog : diciamocelo, spesso la differenza la fa l’intelligenza di chi legge :D
Rinnovo i miei complimenti per aver affrontato questa tematica, se il web va sempre più verso l’idea di una realtà dove l’utente è colui che partecipa attivamente, bisogna discutere anche di tematiche simili, a mio avviso fondamentali
Ciao, Stefano
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Grandioso Francesco. Veramente.
Un esperimento simile l’avevo fatto anch’io qualche tempo fa. La cosa è stata un po’ più lungo di un post. Mi ero introdotto in un ambienti di esibizionisti, o meglio quei blog di ragazze che si fotografano in costume (in modo anonimo) e poi tutti commentano.1) attorno a questi blog si creano delle vere e proprie famiglie che commentano, che si cercano, che si conoscono proprio come in una realtà parallela
2) ho provato un attacco ad una dei membri, oltretutto puntanto sul fattore “sei una donna” e sul fattore “è meglio che stai zitta”. E’ venuto fuori il putiferio, anzi ad un certo punto mi sono quasi sentito in colpa perchè uno dei protagonsisti aveva deciso di non bloggare più… c’era dentro anch’io?
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@Andr3a
Volevi forse dirmi “mavaffanc…!” ? :-P@Dar1one
Beh, i miei post precedenti enogastronomici non c’entrano, con questa cosa.
Sul fatto che io sia poco chiaro… beh, chi ha il mio stesso difetto, ora sa in cosa consiste e ne può più facilmente valutare gli effetti :-)
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Ma per piacere, per dire e dimostrare delle ovvietà serviva imbrattare una pagina di blog?
C’è poca stima del tuo pubblico mi pare
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…e basta! Mi sono rotto di Fradefra!
Le sue storielle, i suoi posizionamenti, i suoi post interlocutori… e basta!
Ok, sto scherzando, sia chiaro (emoticon: :-) ). Ma vorrei far notare come un solo post Fradefra ha raccolto decine di commenti in poche ore (tra lo scherzoso e l’irritato), riuscendo a suscitare emotività. E l’emotività è diventata interazione, è diventata commento. Parto di qui solo per suggerire un interrogativo.
Spesso si parla di blog come mezzo di marketing, di divulgazione o di espressione personale. Ma a questo punto la domanda è: si raggiunge lo scopo nel momento in cui si riesce a suscitare interazione e dunque un grado di emotività tale da far scattare il commento? Se devo valutare il successo di un blog, valuto il numero delle letture ottenute, la qualità dei contenuti o il numero dei commenti ricevuti? Francamente non ho una risposta e vedo che in rete le opinioni sono varie. Il mio personale giudizio è che il successo andrebbe valutato con un mix degli ingredienti precedenti, ma la mia è ovviamente una non-risposta che lascia aperto l’interrogativo.
Teoria alternativa. Il successo di un blog non lo si valuta sul successo numerico ottenuto (commenti, utenti, link), ma sul raggiungimento dell’obiettivo preposto: una vendita, un passaparola, una denuncia sociale. Io alzo la mano per quest’utlima versione.
# - postato da Giacomo - 21 Novembre 2006 - 15:43
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@Cobalt
Ovviamente sono contento che per te siano ovvietà. Ma questo non è un blog riservato a super-esperti. Si tratta di un blog dove chiunque può leggere, se interessato al web.
Capita che leggano grafici che non si intendono di comunicazione, capita che leggano esperti di comunicazione che non si intendono di web.
Capita che leggano webmaster che non si intendono di SEO e capita che leggano SEO che non si intendono di web design.Quando uno di noi scrive, non sta scrivendo agli esperti ed a chi già sa. Sta scrivendo a chi sapendo benissimo di altro, non sa di ciò che si discute (o ne sa, ma ha opinioni diverse).
Quello che io scrivo sulla comunicazione a te può sembrare banale (ed io ne sono contento per te), ma non è detto che lo sia per tutti. Tu, d’altro canto, potresti scrivere cose interessantissime, ad esempio di design o di qualunque altra cosa, che poi potrebbero essere trovate banali da chi ne sa più di te. Che fai? smetti di scrivere?
Oltretutto, io scrivo, ma nessuno è obbligato a leggere. Quando da fuori si vede Francesco de Francesco, basta non entrare.
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Giacomo, ottimo punto, che varrebbe da solo una intera conferenza, altro che un post!
Come si misura il successo di un blog?
Se vi và, ne parliamo a breve in uno specifico post. Fatemi sapere.
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Fradefra continua cosi’!!!
Non sei la verita’ assoluta ma quasi :)# - postato da Noc77 - 21 Novembre 2006 - 20:40
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… vi dice qualcosa la parola Reality Show? non si può perdere il tempo così, c’è gente che sta lavorando seriamente… in un modo o nell’altro spero tanto tu abbia soddisfatto la tua smania di protagonismo, perché, in tutta onestà dietro le tue banalità non ho visto altro.
Sinceramente mi disgusta il tuo modo di vedere il Web e il tuo modo di fare il Web, un “professionista” come te non si può permettere di fare certe cose, guarda un attimo il link sotto il tuo “nome” nei commenti! http://http://www.popularity.i.....t. Non vuoi far linkare la popularity.it? Non si può mordere la mano a chi ti dà da mangiare, dice un vecchio proverbio delle mie parti. Visto? basta un popolare proverbio per arrivare a quello che tu intendi per “esperimenti” nel Web. Buon lavoro!!!
# - postato da Johnnie Maneiro - 21 Novembre 2006 - 22:03
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In effetti affermazioni come
“quello che scriviamo non sempre viene inteso nel modo che vogliamo”
o “l’interpretazione dipende dalla psiche delle persone”
mi sembrano risultati piuttosto banali.
Lo sappiamo.
Sarebbe interessante fare caso mai una statistica sulle reazioni cercando di correlarle a qualche variabile significativa.
(che ne so, il livello di aggressività nella risposta in funzione del numero di post inseriti negli ultimi mesi come indice della “legittimazione” a difendere il territorio…)# - postato da Alb - 22 Novembre 2006 - 09:33
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Alb:
anche a me non piacciono alcune cose banali, semplicemente perchè sembra di sminuire le competenze di alcuni lavori, nel senso mi parli dei colori e del testo a chi di lavoro fà comunicatore?
E’ come parlare di come accendere i fornelli a dei cuochi.Tuttavia capisco e rispetto il concetto di Fradefra che mette delle note basilari utili anche per chi non le conosce.
# - postato da Dar1one - 22 Novembre 2006 - 09:52
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Se “quello che scriviamo non sempre viene inteso nel modo che vogliamo” e “l’interpretazione dipende dalla psiche delle persone” sono banali, come mai il Web è pieno di flame che leggendoli si capisce che sono nati solo da fraintesi e solo da comunicazione andata a male?
Sembreranno banali a chi sa fare comunicazione, ma non tutti lo sanno fare (e non sto dicendo che invece io sì).
Alb, concordo sul fatto che sarebbe estremamente interessante qualche statistica su questi fenomeni, più che l’enunciazione dei fenomeni stessi. Converrai, però, che ci vuol altro che un post per arrivare a ciò. Ci vorrebbe che una organizzazione sponsorizzasse una specifica ricerca, fatta da un laboratorio, in modo scientifico. Chissà che prima o poi qualcuno non lo faccia.
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Si, ne convengo…
non mi è chiaro però quale fosse il tuo intento, quello di evidenziare l’esistenza del fenomeno del fraintendimento?
In realtà il tuo scritto ha evidenziato le diverse reazioni all’ironia, e lì efefttivamnete la variabile chiave è l’empatia: si può scherzare solo con chi si va d’accordo, l’ironia crea una complicità che non sempre è accettata.
Più che di fraintendimento parlerei di
frainsentimento…# - postato da Alb - 22 Novembre 2006 - 14:23
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@alb
Il mio intento, ovviamente per chi non è già esperto di comunicazione, è far notare come un messaggio possa arrivare “male” per vari motivi.
1) scritto male
2) scritto bene, ma mal impostato il senso
3) scritto bene, ma indirizzato al target errato
4) predisposizione del target, che interpreta sempre come vuole lui.Faccio un esempio. Io potrei scrivere domani un post con cui dico “Vi voglio un bene dell’anima”, semplice e chiaro. Qualcuno potrebbe rispondere con “Grazie, sei simpatico”, altri potrebbero dire “Chi se ne frega”.
Adesso, come al solito, qualcuno dirà che questo è banale, invece non lo è per nulla. O meglio, lo è per chi si occupa di comunicazione, non lo è per chi la comunicazione la vive in modo corollario rispetto al proprio lavoro, che magari è un altro.
Molti, in sostanza, sono convinti che se scrivi bene e comunichi bene, il messaggio arriverà a destinazione come deve e come tu vuoi. Invece non è assolutamente vero.
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No, non è banale.
Io non sono un esperto di comunicazione ma mi sono occupato dell’argomento, specie con riferimento al web, a fini soprattutto operativi.Condivido quello che scrivi sulla difficoltà della comunicazione sul web, legata probabilmente alla mancanza di contesto di riferimento ma soprattutto, almeno a mio parere, alla mancanza di criteri ben definiti di efficacia (che cosa stiamo facendo adesso? Chiacchieriamo per scambiarci opinioni, vogliamo convincere qulacuno di qualcosa? Vogliamo che questo qualcuno si comporti in un certo modo?)
Personalmente, comunque, seguo la regola di S. Francesco: spiego cosa sto per dire, lo dico, spiego cosa ho detto.
# - postato da Alb - 22 Novembre 2006 - 16:28
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Propongo un ulteriore spunto di riflessione.
Che il web sia pieno di flame non significa necessariamente che la comunicazione non funzioni: litigare è una delle funzioni della comunicazione… o no?
Secondo alcune scuole di pensiero non esistono problemi filosofici ma solo errori (fraintendimenti) linguistici. Ho qualche dubbio…# - postato da Alb - 22 Novembre 2006 - 16:36
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Alb :-) se vogliamo, allora potremmo anche dire che i flame non sono innescati sempre da cattiva comunicazione, ma semplicemente dal fatto che ci piace farli. Alcuni sembrano non aspettare altro. Cercano solo occasioni per essere negativi e postano solo dove possono farlo.
Wuè, senza riferimenti a nessuno :-)
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Che si dica bene, o male l’importante è che se ne parli :)
Bravo Fra.. hai mai pensato di fare lo strizzacervelli ? :) (scherzo)
ti chiamerò il Manzoni del Web, un vero conoscitore e studioso del comportamento umano :)
# - postato da Francesco Addante - 22 Novembre 2006 - 20:43
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Confesso di non aver letto il post in questione ma credo di aver afferrato il senso dell’esperimento. Partirei dal fatto che nulla è ovvio quando non si sa qual è il target di risposta, o meglio: può essere ovvio per 10 persone, e non per altre 500. La stessa cosa vale al contrario.
In principio si pensava che l’uso delle emoticons potesse servire per marcare il tono dell’affermazione ma, una volta diventate “canone”, c’è chi le ha usate - e le usa - come dolcificante stridente in una frase volutamente provocatoria.
Frasi scritte con chiarezza linguistica dovrebbero funzionare, in fatto di mera comunicazione, come frecce ben mirate che raggiungono il centro dell’obiettivo 90 volte su 100. Il restante 10 è affidato alla preparazione sociale del singolo individuo, che potrà reagire negativamente per un fatto di disonestà intellettuale, della serie: “Non ho capito niente ma voglio comunque entrarci”.
Siamo un po’ tutti portati all’aggregazione, e sovente ne facciamo un cattivo uso, spalleggiando Caio anche se non ci piace quel che ha scritto. Allo stesso modo contrastiamo Tizio perché ci è stato antipatico più di una volta, in precedenza. Bene, se quanto affermo dovesse risultare vero, allora scopriremmo che soltanto pochi di noi scrivono quello che veramente pensano, e così un blog, un forum o una chiacchierata al bar, non sarebbero altro che l’ennesima presa in giro che mira - soprattutto - a noi stessi. Perché prendersi in giro da sé? Perché la solitudine, figlia della sfiducia, ci pilota in ogni cosa che facciamo. Più ci sentiamo soli e più reagiamo negativamente alle altrui affermazioni, senza farci sfiorare nemmeno dalla voglia di afferrare il messaggio dell’altro, soltanto perché non siamo abituati ad una vera aggregazione, oppure non crediamo che possa esistere.
Se Sempronio scrive: “Basta, mi avete rotto i maroni” avremo, probabilmente una risposta ancor più negativa da chi si sente - già di suo - incerto, solo, non aggregato. Se invece non abbiamo problemi di quel tipo facciamo un sorriso al monitor e non scriviamo niente, perché nell’esclamazione di Sempronio non troviamo nulla che ci stimoli ad una risposta.# - postato da Joy - 23 Novembre 2006 - 05:30
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Joy
quello che dici si adatta molto bene al comportamento di certe persone (penso al mio lavoro) che manifestano una personalità bipolare: aggressive con abuso di MAIUSCOLE via mail, moderate e quasi introverse di persona.
Capita anche a voi di avere a che fare con questi tipi umani?# - postato da Alb - 23 Novembre 2006 - 09:42







