AdWords Piggybacking: etica o legge?
Venerdì 20 Giugno 2008 - 08:13
di Francesco Gori

Varie volte, nel corso della gestione di campagne di pay per click, capita di confrontarsi con la possibilità di fare piggybacking su AdWords.
Con questo termine si intende l’utilizzo nel testo dei propri annunci di chiavi contenenti marchi, slogan e altri elementi che contraddistinguono l’immagine di aziende diverse dalla nostra. Solitamente si parla di grandi brand del proprio settore di business.
Ultimamente il problema è stato sollevato nel campo del turismo online anche se settori come l’abbigliamento, conoscono il piggybacking da vecchia data.
Le policy di Google a riguardo, al solito, sono mirate a “scaricare” la risoluzione di eventuali contenziosi alle sole parte coinvolte (insersionista Vs. proprietario del marchio).
I controlli che Google promette, sembrano inoltre essere tutt’altro che approfonditi e gli inserzionisti AdWords scelgono a proprio piacimento come mostra questa SERP.
Voi come vi comportate in questi casi, per le campagne che gestite? Utilizzati i grandi marchi per sfruttarne la visibilità o vi attenete alle regole?
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Commenti
1
Per certi prodotti è giusto nominare le marche, se sono di marca.
Poi dipende dai vari settori…
comunque non capisco di che regole parli… piuttosto punterei il dito sull’etica, ma quando c’è giro di soldi chi da precedenza all’etica?
2
paolo, credo che tu non abbia capito:
Se io sono “FIAT”, è giusto comprare e/o pubblicare negli annunci altre marche tipo “ALFA ROMEO”?
3
non é corretto eticamente, ma commercialmente si. gli adword riguardano una sfera commerciale e quindi se voglio vendere, sfrutto anche le ricerche non per forza indirizzate a me.
con google soprattutto, inizi col cercare qualcosa, poi cliccando ti metti a leggere tutt’altro.
4
non é corretto eticamente, ma commercialmente si. Gli adword riguardano una sfera commerciale e quindi se voglio vendere, sfrutto anche le ricerche non per forza indirizzate a me.
Il caso che citi si chiama “conquest buy”, quando si comprano le keyword della concorrenza. Perfettamente lecito secondo le policies di Google.
Se io sono Booking.com e compro la keyword “hotel Nerone Roma”, ma nell’annuncio c’è scritto chiaramente che sono Booking.com, non vedo davvero il problema.
Il “piggybacking” (letteralmente “farsi portare sulle spalle”) è quando si sfrutta il marchio della concorrenza inserendolo nell’annucio, in qualche modo “spacciandosi per qualcun altro”.
Se sono Booking.com e intitolo l’annuncio “hotel Nerone Roma”, secondo me il problema non è di etica, ma di mancanza di una corretta legislazione on-line in materia di protezione del trademark
Saluti
Alessio
5
Comunque c’è anche un altro sistema.
Se compri pentola e qualcuno cerca “pentola AAA” ed il signor AAA non ha comprato le sue chiavi, Google per non buttare le ricerche (che sono sempre potenziali click) visualizza l’annuncio per la chiave pentola.In sostanza, a volta non c’è neppure bisogno di comprare le chiavi degli altri marchi. Basta semplicemente controllare prima se loro stessi l’hanno scordato (o non lo fanno volutamente).







