Il mercato dei device embedded e IoT è molto appetibile per aziende come Big G che hanno diversi progetti ed interessi in ballo su tale versante, il prossimo terreno di sfida tra i grandi colossi dell'informatica sarà probabilmente proprio su questo settore.

In questi giorni Google ha presentato al pubblico il cuore pulsante di Fuchsia OS ovvero il microkernel Zircon. L'approccio microkernel consiste nel definire delle macchine virtuali molto semplici al di sopra dell'hardware, con un set di chiamate di sistema per implementare servizi minimali del sistema operativo quali gestione dei thread, gli spazi di indirizzamento o le comunicazione interprocesso.

Qui abbiamo la prima grande differenza tra Fuchsia OS, Android e Chrome OS, questo perché a differenza degli ultimi due il primo non è basato su Linux.

Un approccio simile permette al sistema di essere più versatile e meno incline a blocchi con capacità di ripristinare i processi base del sistema operativo in modo autonomo e senza problemi per l'utente. Questa loro natura modulare li rende perfetti per gli ambienti embedded/IoT. Tuttavia sono difficili da progettare e richiedono molta più manutenzione rispetto ad un kernel monolitico come, ad esempio, il kernel Linux.

I kernel monolitici tendono infatti ad essere più semplici da progettare correttamente, e possono quindi evolversi più rapidamente di un sistema basato su microkernel. Elemento che ha permesso al kernel del Pinguino di imporsi in diversi settori, tra cui non ultimo proprio quello degli oggetti connessi.

Zircon è ovviamente un progetto in piena fase di sviluppo e non è ancora pronto per gli ambienti di produzione. Probabilmente passeranno ancora diversi anni prima che Android e il kernel Linux vengano pensionati in favore del nuovo progetto.

Via Fuchsia OS

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