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Martedì 19 Settembre 2006 - 09:40

di Cesare Lamanna

Eventi e segnalazioni

Andr3a Giammarchi, che molti conoscono per i suoi interventi qui sul blog e sul forum di HTML.it, ha aperto il suo nuovo blog, Web Reflection. Argomenti quelli a lui cari (JavaScript, PHP, C#, Python, XHTML, CSS, etc…). Piattaforma, Blogger. Lingua… inglese! Non è il primo e non sarà l’ultimo. Di italiani che si esprimono in inglese sul loro blog, specie per argomenti tecnici, ne conosco tanti, quasi tutti di ottimo livello. Per certi versi li capisco: se si tiene un blog nella speranza di stabilire contatti e raccogliere feedback da una community di sviluppatori e tecnologi un po’ più grande del giardino di casa, è una scelta quasi obbligata. Ma, e mi si passi il paragone forse un po’ azzardato, non è per certi versi come la storia della ‘fuga dei cervelli’ verso l’estero? Non porta ad un impoverimento delle risorse tecniche in lingua italiana?

Ah dimenticavo il disclaimer: sono tutto meno che uno sciovinista e sono convinto che chi si occupa di questi argomenti ad un livello appena sopra l’amatoriale debba almeno saper leggere e comprendere l’inglese. Non si spiegherebbe altrimenti il numero di link a risorse in quella lingua che partono dai miei post…

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Categoria: Eventi e segnalazioni | Permalink

Commenti

1

basterebbe fare un doppia traduzione, ma il sistema capitalistico nel quale viviamo non prevede la disponibilità verso le esigenze del prossimo (oltre 100 milioni di persone nel mondo parlano italiano e quindi non mi sembra proprio un giardinetto) … e non mi si venga a dire che chi apre un blog non ha tempo!

# - postato da Mike - 19 Settembre 2006 - 10:03

2

beh potremmo fare un paragone azzardato, in questi casi è come per la pubblicazione nelle riviste scientifiche. Anche se ci sono molti ricercatori italiani , la maggior parte dei lavori vengono pubblicati in inglese!! E’ proprio per dare maggiore rilevanza al lavoro. Per la doppia traduzione ,invece di tradurre l’intero post, si potrebbero mettere due righe in italiano, dove l’autore spiega il contenuto del post[anche se in questo caso sono dei veri e propri articoli!]

# - postato da robertes - 19 Settembre 2006 - 10:17

3

Fare i post in doppia lingua sarebbe un lavoro non indifferente, capisco bene chi scrive solo in inglese per dare maggiore visibilità al proprio lavoro.
In fondo ognuno desidera maggiore diffusione dei propri articoli, e l’inglese offre possibilità incredibili su internet: anche io tempo fa ero in dubbio se usarlo. Non ho compiuto il passo solo per questione di praticità, ma in futuro…

# - postato da Tom - 19 Settembre 2006 - 10:48

4

Non la vedo come una fuga di cervelli. Trovo invece una analogia con il protocollo tcp/ip. E’ un linguaggio di comunicazione come ce ne sono altri, non sono in grado di dire se sia il piu’ efficace, pero’ e’ vero che tutte le macchine che lo utilizzano per comunicare tra loro possono condividere le informazioni.
L’utilizzo della lingua italiana per la distribuzione di articoli e contenuti tecnici ci permette di condividere informazioni con altri utenti che possano esprimersi con lo stesso “protocollo”. Va da sè che la nostra rete e’ piu’ piccola, e quindi sono minori le quantità di informazioni “in ingresso” al nostro network di contenuti.
Stringo : credo che forse sarebbe meglio utilizzare una lingua comune (anche se non la nostra), per la fruizione di contenuti tecnici. Questo comporta uno sforzo aggiuntivo, ma ritengo che nel medio-lungo termine possa essere una strategia efficace

# - postato da Nicola Bortolini - 19 Settembre 2006 - 10:56

5

Spesso chi sviluppa sul web ha già molti contatti non italiani, frequenta siti esteri e così via… Quando si decide di creare un blog tecnico, è ovvio che ci si vuole rivolgere anche a loro.
Il nostro giardino forse non è così piccolo, ma il parco che c’è li fuori è enorme!

# - postato da Andrea - 19 Settembre 2006 - 11:08

6

Anche io sarei per il bilinguismo, come si fa su certe riviste.
Andrea però ha abbandonato il vecchio blog e aperto quello nuovo perchè non ha tempo, percui…

# - postato da Andrea Paiola - 19 Settembre 2006 - 11:12

7

Scrivere in lingua inglese è inserirsi in un ambiente completamente diverso, anche solo per introdursi all’interno dei social bookmark, cosa che in italia è quasi del tutto sottovalutata, anche dal punto di vista “filosofico”: qui uno legge e se gli piace è contento di avere letto, la condivisione è un’altra cosa.
Io nel mio piccolo cerco di continuare a scrivere i post in italiano, anche se i risultati dei post tecnici sono piuttosto scarsi.

# - postato da Merlinox - 19 Settembre 2006 - 11:16

8

Non solo il mondo informatico è invaso da italiani che scrivono in inglese, si veda anche il mondo musicale.
perchè? è semplice! se parli ( o scrivi) in inglese molta più gente ti darà retta credendo che sei più serio di molta altra gente che invece continua a scrivere nella sua lingua.
Tecnicamente parlando, se si vuole parlare di ampiezza di comunicazione direi che le lingue tra cui scegliere possono essere 2 (tra cui non figura l’inglese) :
1 - Il cinese, sono molti di più i cinesi, quindi è un pò la lingua “mondiale”
2 - Iniziamo a parlare in esperanto, la lingua del futuro :D

saluti

# - postato da Alberto - 19 Settembre 2006 - 11:29

9

Condivido in pieno la scelta di Andrea.
Da tempo vedo che in settori molto di nicchia, come ad esempio quello dei feed dove bazzico io, il giardino italiano è molto stretto ed anche agli input più estremi fa difficoltà ad allargarsi.

Sto valutando da tempo di aprire un blog inglese, non per altro, quanto per sfida con me stesso.
Se desidero conoscere un linguaggio mi pongo come obiettivo uno script o un software e lo sviluppo… non basta leggere i programmi altrui o le documentazioni.
Se desidero affinare l’inglese devo usarlo e scriverlo… non basta leggere documenti altrui.

Detto questo, una considerazione, rivolta in particolare a quanti sostengono l’esigenza di scrivere un blog in doppia lingua.

Per avere un blog serve pochissimo tempo.
Per scrivere un blog serve poco tempo.
Per scrivere un blog di qualità ci vuole molto tempo.
Per scrivere un blog di qualità in doppia lingua ci vuole un’enormità di tempo e o lo si fa per lavoro oppure è difficile portare avanti due progetti simili senza dover rosicchiare ulteriori ore dalla già limitata tranquillità quotidiana.

Affermare, tra le righe, che non ci vuole poi così tempo per scrivere un blog in doppia lingua è vero, ma solo se il contenuto finale del blog è scarsamente qualitativo.

Best of luck for your new blog, andrea! :)

# - postato da Simone Carletti - 19 Settembre 2006 - 11:31

10

Più che english … uaz ameriga, visto che lo leggo sicuramente molto meglio di come lo scrivo :D

Vorrei comunque ringraziare Cesare per la segnalazione e spiegare il motivo della scelta della lingua inglese.

Le constatazioni da fare a monte son almeno un paio:
1 - l’IT in italia sappiamo tutti che non è ai massimi livelli (la preparazione media degli addetti ai lavori è, purtroppo, spesso bassa)
2 - il “WEB degli sviluppatori” è in inglese, la comunità è mondiale ed i più “bravi” (non che io sia tra questi ma questi mi interessano) scrivono articoli in inglese perchè è la lingua più conosciuta dagli addetti ai lavori

Fatte queste considerazioni c’è poco altro da dire, se devo avere riscontri o opinioni “dai soliti italiani” scrivo PVT o posto nel forum, ma quante volte invece ho postato domande, dubbi o problemi alla quale nessun italiano ha risposto ? Quante volte ho dovuto cercare risposte “nella rete inglese” ?
La realtà è che chiunque sia interessato a sviluppare codice deve per forza conoscere l’inglese o si trova tagliato fuori dai 3/4 delle informazioni disponibili in rete.
Essendo il mio inglese terra-terra nessun italiano addetto ai lavori troverà grosse difficoltà a capire quanto scrivo mentre sviluppatori internazionali potranno, si spera, intervenire, quindi il cerchio utile o meglio il target sarà per forza di cose più vasto.

Immaginate mootools o i lavori di mad4milk in italiano … solo italiano, sicuramente avrebbero avuto la metà del successo che gisutamente hanno e che meritano.
Perchè ? Perchè come ho detto l’inglese lo sanno tutti gli sviluppatori, autodidatta e non …. mentre il tempo di scrivere tutto bilingua, quando ne basta una, non ce l’ha nessuno.

e non mi si venga a dire che chi apre un blog non ha tempo!
esatto, si blogga nel tempo libero e se si deve scrivere in due lingue o si accorciano gli articoli o si perde il doppio del tempo che nessuno “ci” paga, dimmi tu cosa preferiresti … io nessuna delle due!
Quindi se fate questo lavoro dovreste sapere l’inglese, almeno il tecnico o le basi, se invece non lo sapete dovete impararlo o non riuscirete mai a star dietro alle novità, agli spunti, a tutto quello che la tecnologia ha da offrire e che visto che ha un target molto mirato, non ha alcun interesse a perdere tempo dietro i “non interessati”.
Il web “corre”, facessero tutti una traduzione per ogni articolo andrebbe a rilento … e per chi o per cosa ?

Impoverimento tecnico delle risorse italiane ? ti faccio un esempio: quanto riscontro ha dato la mia guida Ajax in italiano ? … quanto ne avrebbe potuto dare se fosse stata in inglese ?
Si ritorna al punto dell’ IT Italiana … magari si perde una settimana a scrivere una cosa che interessa a pochi perchè vogliono “pappa pronta” sul forum o poco più (ne ho visti pochissimi usare la funzione per XMLHttpRequest consigliata nella guida, per dirne una, tutti hanno una versione copiata e incollata da quella o quell’altra pagina e non sempre sono corrette) … mentre scrivendola in inglese magari sarebbe potuto essere più utile per tutti, italiani compresi, come spesso qui si linkano articoli in inglese, usufruibili da tutta la comunità internazionale di sviluppatori.

Ovviamente è tutta una opinione personale, buona giornata :)

P.S. e poi non dimenticatevi che c’è anche chi, nel suo blog, scrive traduzioni di articoli interessanti, come ha fatto ad esempio Francesco Napoletano nel suo blog per la wheel ;)

# - postato da andr3a - 19 Settembre 2006 - 11:40

11

Segnalo il nuovo link sul mio blog :-)

# - postato da Alessio Michelini - 19 Settembre 2006 - 17:10

12

Vorrei ricordarvi che più della metà dei navigatori di internet non parla inglese, detto questo, un programmatore non po’ non sapere l’inglese.

Comunque il dilemma inglese/italiano non esiste, basta avere la volontà di farli convivere insieme. ma a molti italiani questo sfugge.

http://www.ff00aa.com lo dimostra infatti è in inglese e francese.. ironia della sorte è proprio di un francese di origini italiane.

ciao

# - postato da assente - 19 Settembre 2006 - 20:00

13

Vorrei ricordarvi che più della metà dei navigatori di internet non parla inglese, detto questo, un programmatore non po’ non sapere l’inglese.
appunto, se un blog è tecnico e per sviluppatori il problema non sussiste :)

Comunque il dilemma inglese/italiano non esiste, basta avere la volontà …
non si tratta di volontà, solo di tempo, ciao.

# - postato da andr3a - 19 Settembre 2006 - 20:48

14

In realtà l’”inglese” a cui ci si riferisce quando si scrive su Internet, specie su argomenti tecnici, non ha poi molto a che vedere con la lingua di chi vive in Inghilterra, Australia o Stati Uniti. È più simile all’esperanto: un linguaggio con una grammaticia molto semplice in cui però tutte le parole radicali invece di provenire anche da lingue romanze sono esclusivamente di matrice anglosassone. Siccome poi molte parole anglosassoni (ma non quelle più utilizzate da inglesi, americani, australiani ecc.) sono di origine latina, un pò ci si ritrova…

# - postato da Pi314it - 20 Settembre 2006 - 09:41

15

Peccato che l’inglese che insegnano nelle scuole e a dir poco pessimo..

# - postato da bako - 20 Settembre 2006 - 09:47

16

@bako

Questo non è assolutamente vero.
Il fatto è che manca l’impegno da parte degli studenti.
io ho sempre studiato inglese, ma se comunque mi trovavo a dover leggere (al di fuori della scuola) qualcosa in inglese non mi tiravo indietro.
e l’inglese studiato a scuola mi è servito a molto.
Ho anche letto un libro di Stephen King in lingua originale e fidati l’ho capito tutto.
Quindi non è il livello dell’inglese che viene insegnato ad essere pessimo bensì l’impegno degli studenti.

saluti

# - postato da Alberto - 20 Settembre 2006 - 09:51

17

Per capirlo si capisce con poco. Per capirla non serve molto, il problema è quando devi scrivere e parlre.

# - postato da bako - 20 Settembre 2006 - 09:56

18

Per Alberto #16: E’ vero, l’impegno è poco, ma anche gli insegnanti non sono eccellenti. Se dai un’occhiata alle scuole estere (parlo di “licei”), vedrai che la lingua inglese è studiata meglio. Ora non credo che sia ovunque così, ma se vai, ad esempio, in Finlandia (la cito per uno scambio culturale che ho avuto), scoprirai che lì viene studiato meglio, con un peso maggiore al “parlato” (compreso l’ascolto) che per viaggiare è più importante.
Anche l’Olanda è famosa per l’ottima conoscenza dell’inglese…
Devo dire che in Italia (la mia esperienza) ho trovato molto buono lo studio dell’inglese scritto, che poi mi è risultato utile in quanto “navigatore della rete”!

Per Andr3a #10: E’ vero, la documentazione “migliore” o, meglio, più facile da trovare è quella in lingua inglese; anche il relativo pubblico è più vasto. Però c’è da dire che se tutti quanti la pensiamo così (cioè: “scrivo in inglese perché è il linguaggio più richiesto”), sarà un circolo vizioso e alla fine non si riuscirà mai a costruire una comunità tecnica in lingua italiana (tale da farci dire: “adesso posso anche scrivere in italiano”).
Comunque io sono a favore dell’uso della lingua inglese, perché ormai si è affermata come “lingua internazionale” ed è (attualmente) il miglior strumento per una comunicazione unita. Senza comunicazione, non si va molto lontano! Se ognuno parlasse a modo suo, non ci si capirebbe niente, il mondo andrebbe in rovina!!!

Sostengo che un progetto “bilingue” sia molto utile, ma difficilissimo da sostenere, soprattutto se aggiornato frequentemente come un blog. Spesso si va di fretta e si scrive un articolo in 5 minuti, per pubblicarlo al volo. Allora non si avrà il tempo di tradurlo e il progetto del “bilinguismo” andrebbe perso.
Personalmente preferirei lavorare solo in una lingua, quella più internazionale…

# - postato da Berello - 20 Settembre 2006 - 10:53

19

Da tempo ormai il mio blog su piattaforma Wordpress è bilingue,IT EN,la sceltà non è casuale ma perchè la comunità era ed è dall’inizio estera. Credo che la spinta sia dovuta anche ad aver più visite ed una maggiore visibilità,anche se l’impegno nello scrivere in 2 lingue o anche solo in En porta via più tempo anche solo per un solo post (beato chi è madrelingua). L’argomento è interessante,ed online ci sono script per il bilinguismo nei blog.

# - postato da Dario - 20 Settembre 2006 - 12:01

20

Peccato che l’inglese che insegnano nelle scuole e a dir poco pessimo..
ne sono l’esempio vivente :D

… Però c’è da dire che se tutti quanti la pensiamo così …
ma sai quanto potrei rosicare se trovassi una “scriptata pazzesca” in egiziano senza poterla capire ??? … ora, io non farò script pazzeschi, ma siccome l’impegno bilingua richiede tempo, preferisco rimanere aperto a tutti.

Io ho letto più di un libro tecnico in inglese, li ho capiti da cima a fondo tutti, se qualcosa non vi è chiaro (non tutto, ovviamente), postate la parte che non avete capito e vi rispondo in italiano … più di così, cosa volete il sangue ? :sabbani: :P

# - postato da andr3a - 20 Settembre 2006 - 15:54

21

Un piccolo commento sulle lingue.
Ho notato una forte crescita nella conoscenza delle lingue da parte degli studenti.
Una volta (ai miei tempi) le lingue erano insegnate cosi` cosi`: erano pochi gli insegnanti che sapevano parlare nella lingua che insegnavano, e gli studenti chiedevano di poter studiare il meno possibile. Lo studio di una lingua era paragonabile allo studio del latino: utile per saper leggere i classici, ma non per altro.

Ora invece vedo che i miei figli le lingue le studiano veramente: gli insegnanti le sanno parlare, e loro stessi le sanno parlare. E` un salto di qualita` non indifferente. E` vero che le possibilta` sono molte di piu` e che la spinta allo studio delle lingue e` molto piu` forte, con l’aumento delle possibilita` di viaggiare.
Contemporaneamente gli studenti chiedono di piu` agli insegnanti: non credo che un insegnante che non sa parlare la lingua che insegna riceverebbe molta considerazione.

PS: questo succede a Trento, e in altre citta` del Nordest (in cui conosco qualcuno). Non conosco la situazione delle periferie/province. Magari qualcun altro puo` dare feedback in questo senso.

# - postato da Mich_ - 22 Settembre 2006 - 09:59

22

eh eh feedback :-)
Anche sti prestiti linguistici ormai sono all’ordine del giorno

# - postato da Andrea Paiola - 18 Novembre 2006 - 10:02

23

aiutami a fare una traduzione dall’ inglese all’ italiano

# - postato da danilo - 19 Gennaio 2008 - 21:37

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