Gli sviluppatori di diverse distribuzioni stanno quindi via via abbandonando il supporto ai sistemi desktop a 32bit perché ritenuti obsoleti. Tale mercato è dunque ormai pronto per tagliare i ponti con il passato, ma sono ancora disponibili architetture che vedranno lo standard a 32bit in vita per le decadi a venire. Ad esempio nei sistemi IoT, o in generale negli embedded system, le cose sono molto diverse; nel mercato ARM i sistemi a 32bit sono ancora molto diffusi e passeranno diversi anni prima che diventino obsoleti, anche perché si tratta di configurazioni quasi completamente automatizzate e con poca interazione diretta con l'utente finale.

Non tutte le distribuzioni Linux hanno poi intenzione di tagliare il supporto ai sistemi x86 a 32bit, ad esempio Debian, la distribuzione universale, ancora oggi offre supporto a quasi ogni tipo di architettura esistete, comprese le varianti a 32bit. Questo perché l'obbiettivo del progetto è assicurare il supporto a più utenti possibili, garantendo dunque il funzionamento anche di PC e device datati.

Gli obbiettivi del team di Debian sono comuni anche a tante altre distribuzioni e, di fatti, esistono decine di progetti simili mirati proprio a garantire il recupero di PC obsoleti che, grazie a Linux, possono rinascere evitando di trasformarsi in spazzatura elettronica. L'ecosistema Linux è molto variegato e i vari team delle distribuzioni fanno riferimento a target diversi, quindi non deve sembrare strano che alcune distribuzioni, a differenza di altre, scelgano di limitare il supporto a determinate architetture.

Le distribuzioni Linux non sono le uniche a garantire ancora supporto alle architetture a 32bit, infatti esiste un vastissimo bacino di sistemi basati sul kernel BSD che supportano senza problemi PC e altri device di questo tipo. Dunque gli utenti che necessitano di far funzionare sistemi IoT o computer datati possono stare tranquilli, i sistemi operativi open source garantiranno la loro operatività ancora per decenni.

Via Sylvain Leroux

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