Ricordarsi che il tempo è denaro
Mercoledì 18 Febbraio 2009 - 08:29
di Cesare Lamanna

Nel 1999/2000 o giù di lì l’imperativo era ‘farsi un sito’. Verso il 2004 il mantra è diventato ‘devi avere un blog’. Oggi, a chi vuole promuovere la propria identità/reputazione sul web, giungono da più parti gli inviti a investire anche sui social network come strumento di promozione.
Il grande sconfitto sembra insomma essere il buon vecchio sito statico con cinque o sei paginette, le informazioni di contatto essenziali e la lista dei servizi o prodotti. Roba da Pleistocene verrebbe da dire.
Cito da questo articolo di Stefano Besana:
Se una volta era sufficiente un sito internet che fungesse da vetrina fine a se stessa e da repository semplice per il materiale, oggi la partecipazione dell’azienda nel web deve essere di altro tipo.
Ma lo stesso Stefano, più avanti, chiarisce il concetto:
Ciò che non deve accadere è il farsi prendere troppo la mano e investire in maniera sconsiderata risorse che potrebbero essere gestite in maniera decisamente più intelligente per l’azienda.
Ovviamente, per chi avesse già maturato una consapevolezza in tale campo, non resta che rivolgersi a professionisti del settore che siano in grado di consigliare quale strategia sia meglio adottare in funzione dei propri obiettivi. […]
Per tutte le aziende - invece - che magari non abbiano un sostrato particolarmente favorevole per una promozione in questa direzione, consigliamo di potenziare prima di tutto i canali tradizionali, perché fungano da base di supporto a possibili sviluppi futuri.
Il punto che qui mi interessa è: di cosa parliamo quando parliamo di ‘risorse’?
Ho trovato buoni spunti di riflessione in questo post apparso su WebWorker Daily e nei commenti che seguono.
L’autrice, Aliza Sherman, imposta il suo ragionamento elencando quelli che le sembrano, oggi, gli svantaggi dei siti statici. In sintesi:
- hanno un impatto limitato sulla reputazione online;
- sono poco interattivi e non consentono un arricchimento semplice e immediato delle funzionalità offerte tramite widget e simili;
- costano più delle soluzioni oggi disponibili;
- sono complicati da gestire per chi non sia esperto di HTML, CSS e grafica.
Quello che invece oggi funziona sono soluzioni tecniche basate su CMS e blog engine (di gran lunga più flessibili) e strategie che includano nel mix la partecipazione a social network o l’uso di strumenti come Twitter per allargare le occasioni di visibilità, anche sui motori di ricerca.
Nulla da eccepire. Certo, aggiunge, è a quel punto fondamentale l’attività di monitoraggio della reputazione, così come il tempo da dedicare alla gestione del feedback, sia esso positivo o negativo.
E con questa postilla arriviamo al dunque. Il ‘tempo’ è o non è una ‘risorsa’? Quante sono le realtà che possono letteralmente permettersi il tempo per gestire una presenza siffatta sul web? Perché è inutile nascondersi: sono attività che a volerle svolgere in modo appropriato richiedono tempo e costanza, si tratti di tenere un blog o di stare su Facebook in modo costruttivo e produttivo.
Mi viene per esempio in mente che tempo fa Francesco De Francesco spiegava proprio con ragioni legate alla gestione del tempo la sua decisione di tenersi momentaneamente lontano da Facebook. E nei commenti al post di WebWorker Daily ho trovato questa considerazione:
Ma c’è qualcuno che si renda conto dell’incredibile quantità di tempo che i social media richiedono insieme alla predisposizione tecnica? Cosa deve fare un giardiniere? Se sta tutto il giorno su Twitter, si mette fuori dal suo business. Se torna a casa la sera e si mette su Twitter, si mette fuori dalla famiglia.
A volte penso che i guru dei social media avrebbero bisogno di un schiaffo ben assestato dietro la testa per darsi una svegliata e capire come funziona il mondo reale. […]
Da quando il tempo ha smesso di essere equiparabile al denaro?
Un sito web statico può essere realizzato e mantenuto con poche ore al mese, e può essere molto efficace per stabilire un rapporto all’insegna della credibilità con la propria base di clienti. Io non ho però ancora visto un social media che non richieda dozzine di ore al mese per essere appena appena incisivo.
Visto che molti di voi lavorano quotidianamente su queste cose, mi viene da chiedere: sono discorsi che si fanno con i clienti? Voi cosa suggerite?
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Commenti
1
Io sono un semplice programmatore, ma molte volte mi è capitato di realizzare un sito con qualche paginetta statica, form dei contatti e pannello di controllo, poi se il sito ha successo si cominciano ad aggiungere nuove funzionalità. Non si fa un sito esagerato se poi viene visitato da quattro gatti.
2
Sono tendenze.
Va di moda, poi la tendenza comincia ad invertirsi fin quando scompare.
E’ come un onda, come tutto del resto.Non si può applciare lo stesso paradigma per tutto, ogni realtà economica è diversa e necessita di uno studio a se stante.
Credo.
# - postato da Federico Capoano - 18 Febbraio 2009 - 10:24
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Tutto quello che dico sempre! Non sono iscritto a facebook e quando incontro persone che si vantano di esserlo, l’ultimo l’altro giorno un commerciale che diceva di non saper usare il computer ma solo un po’ facebook, gli dico che devono avere un sacco di tempo da perdere!
Non mi occupo di marketing e la sera a casa mi aspettano una moglie e un fantastico bimbo di un anno altro che facebook!
ps x la cronaca ho una pagina su myspace creata 2 anni fa solo per rimanere in contatto con i miei cugini degli USA# - postato da Noc77 - 18 Febbraio 2009 - 11:44
4
Non condivide completamente,
alcuni esempi citati nel post dipingono un mondo a due colori,
in realtà ci sono molte sfumature.Nessuno chiede al giardiniere di stare tutto il giorno su FB o su Twitter o di scrivere articoli sul suo blog in maniera quotidiana.
Io consiglio a TUTTI i miei clienti di partecipare al web, dalla semplice creazione di un post sul proprio blog, ad un commento su twitter.
Una volta alla settimana, un volta al mese, di sicuro non è quella mezz’ora che settimanale o mensile che determina il fallimento di un’attività o la perdita di ingenti somme seguendo l’equazione tempo=denaro.
Un sito web statico può essere mantenuto con poche ore al mese ed un blog no?
Con il vantaggio che le competenze richieste per aggiornare un blog sono bassisime, mentre aggiornare un sito web statico non è alla fine così banale per chi è a digiuno di questi argomenti.Insomma, la riposta è sempre la stessa, bisogna trovare un giusto mix, in questo caso fra web-sociale, sito classico e attività off-line. In questo modo si ci può aspettare di ottenere una buona visibilità senza intaccare necessariamente tutto questo “tempo prezioso”.
5
Non bisogna sprecare ‘risorse’ sui social network se non ce ne è un effettivo bisogno; ma sopratutto non bisogna abusarne.
Il tempo impiegato per essere ‘attivi/visibili’ su queste piattaforme è lo stesso tempo che abbiamo a disposizione per essere ‘attivi/visibili’ nella vita ‘reale’.O impieghiamo il tempo per fare ‘cose’, oppure stiamo attaccati al pc a farci vedere quanto siamo attivi/visibili.
6
in generale dipende da quanto un’azienda vuole investire su una figura professionale che si occupa della sua “presenza” in rete. In alcuni casi ha senso, anzi è consigliabile, mentre per altri va benissimo il sito statico. In generale il passare tempo su facebook e twitter toglie spazio ad altre attività, ed il rischio di esegerare nell’uso di questi mezzi è effettivamento alto. Rappresentano però cmq una grossa opportunità di comunicazione e sta al singolo indivuo o azienda sfrutturla nel modo corretto. :)
# - postato da Matteo - 18 Febbraio 2009 - 15:26
7
io non ho nemmeno il tempo di mettere le mani sul mio sito statico, figuriamoci su altre cose come twitter o facebook!
inoltre a livello di marketing e pubblicità sull’azienda ritengo che un sito semplice/statico ben fatto valga molto di più di ciò che un social network può fornire…sottilineo inoltre che se i dirigenti dei social network decidessero di “andare in pensione” buttiamo nel water tutti i soldi che sono stati investiti li… :) motivo in più per pensarci veramente bene… ;)
8
Di solito i miei clienti mi chiedono di progettare e realizzare un sito “semplice” che possano modificare in autonomia. Sottostante a questa esigenza c’è un unico desiderio: spendere poco perché “semplice” = poco costoso e “in autonomia” = gestione propria, ritenuta poca costosa.
D’altra parte la “quantità di tempo” necessaria alla gestione di un sito Web è sempre stato percepito come un problema. Normalmete dicono >.
Il caso dei giovani adulti è diverso perché normalmente non hanno un lavoro fisso.
Quale sarebbe oggi l’alternativa migliore al dedicare tempo alla promozione della loro identità in rete nello scopo di trovare un lavoro?
Facebook, LinkedIn, ecc. vengono percepiti prima di tutto come opportunità di inserzione nella vita reale; poi se non viene rimane il divertimento.
9
Eccolo qui, il fradefra citato, che ovviamente ringrazia :)
Per quanto mi riguarda, continuo a sostenere che il tempo sia danaro e per quanto io sia un Consulente di Web Marketing, spesso sconsiglio attività di Web Marketing a chi prima avrebbe ben altre cose da sistemare.
Il Web Marketing consigliato da molti è quello fatto a tempo gratis, nelle pause, fuori dall’orario di lavoro o fatto fare a chi costa nulla. Il risultato poi si vede, per altro.
Su Facebook ormai ci sono, da vari mesi, i ritorni ci sono, ma il tempo investito va rigorosamente “contabilizzato” e inserito nelle voci di costo, altrimenti non stiamo facendo Web Marketing, ma aria fritta.
10
Facebook.. sempre la si casca.. alla fine è una moda dire di esserci.. ma sta diventando una moda anche dirci di non esserci.. L’anticonformista ha sempre avuto il suo fascino. a mio avviso i social sono utili, se utilizzati tenendo conto del rapporto ore spese/ritorno economico, per le attività B2C spinte. Il B2B e buona parte del B2C (pensiamo ad un elettricista)a mio avviso deve seguire altri canali o limitare la sua presenza nei social.
# - postato da Alberto - 25 Febbraio 2009 - 11:00







