Eticamente scorretto?

Lunedì 16 Novembre 2009 - 07:52

di Massimiliano Scorza

Lavoro

Post al volo, in corsa. Mi chiedono supporto per la realizzazione di un testo che farà da brogliaccio ad un discorso politico. La prima domanda che vorrei fare è scontata: di quale partito si tratta?

Ma è una domanda che non faccio. Non mi interessa. Ho davanti un cliente con un’esigenza. Evviva. ;-)

Quello che farò è, semplicemente, accettare questa commessa. Un lavoro come un altro anche se corro il rischio di dover trasmettere concetti e ideali diametralmente opposti ai miei.

Quindi devo definirmi politicamente corretto ed eticamente scorretto? Vi è mai capitato di fare un lavoro che si scontra con le vostre idee, politiche o meno che siano?

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Commenti

1

My 2 cents.
Se io dovessi mettere in bella un brogliaccio già pronto e preparato da altri, non credo avrei problemi a trattare idee e convinzioni diverse dalle mie.
Se invece dovessi elaborare un brogliaccio, magari programmatico, molto probabilmente rinuncerei all’incarico, per quanto prestigioso, e consiglierei un consulente di cui ho stima ma che condivide le idee del committente. Questo ovviamente a meno che non mi sia stato concesso di avere carta bianca sui contenuti, cosa che è più unica che rara, specialmente in Italia. La politica sottende a qualcosa in più del semplice rapporto fornitore-cliente. Ha a che fare con l’idea di mondo che vogliamo per i nostri figli prima che per noi. Esige passione e onestà intellettuale del messaggio.
Ho maturato nel corso del tempo la convinzione che se considero il mio lavoro come mera contabilizzazione di profitto rinuncio in partenza a un importante strumento per il cambiamento. Insomma, la passione per il mio lavoro non è mai separata dalla passione per le cose in cui credo e le persone che amo, e quindi non è diversa dalle cose che faccio e dico. Almeno, questo è quello che mi piace pensare.
Se si ponesse invece l’esigenza di dover accettare per forza, spinti non dal profitto bensì da esigenze di sopravvivenza (e spesso bisogna fare i conti anche con questo, senza vergognarsene) sarebbe sciocco rinunciare. Ma in questo caso cercherei di avere sempre bene in mente l’eccezionalità del progetto e il contesto in cui ho dovuto accettarne la responsabilità.
Ciao e buon lavoro.
Matteo

# - postato da Matteo Balocco - 16 Novembre 2009 - 09:48

2

Un professionista che si possa definire tale deve essere in grado di offrire il meglio di se a prescindere dal fatto che creda o meno negli ideali del progetto. Se il concetto è condiviso tutto riesce meglio e forse ci vuole meno impegno ma un lavoro è pur sempre un lavoro

# - postato da maurizio - 16 Novembre 2009 - 10:30

3

Ricordati che tu NON sei il tuo lavoro. Tu sei una persona con degli obbiettivi per la propria vita e per la società nella quale vive.

Se il tuo lavoro porta a far fare un passo avanti a qualcosa che non ti sta bene , favorirlo è colpire te stesso e la tua umanità. Se hai la possibilità di scegliere, non darti il martello sul dito.

Ma questa è solo la mia opinione.

Nessuno può dirti cosa fare. Devi scegliere in coscienza e definire chi sei, cosa rappresenti e quali sono i tuoi desideri.

# - postato da Daniele - 16 Novembre 2009 - 10:53

4

Il commento di Maurizio è anche condivisibile, in astratto o in assoluto, ma credo che sia molto importante il contesto in cui viene applicato. Un avvocato deve garantire un giusto processo al criminale più efferato. Un medico deve poter garantire il diritto alla salute anche del suo acerrimo nemico. Tralascio, per non andare troppo in là, il fatto che anche per queste categorie esiste il diritto all’obiezione di coscienza. Un professionista - dicevamo - deve dare il meglio sempre, e siamo d’accordo, ma non deve mai dimenticare che in alcuni casi il suo lavoro non si conclude con la consegna del prodotto o con il termine del supporto al servizio ma ha anche delle ricadute nel tempo, sulle persone. Questa, a mio parere, è l’unica cosa che bisogna tenere sempre a mente. Non è questione di clienti, soldi, lavoro. E’ questione, sempre, di persone, prima o poi. Fare questo genere di discorso in un ambito come quello di html.it può apparire un po’ fuori luogo, me ne rendo conto. Ma vale qui, ora, come per il posteggiatore sotto l’ufficio, come per il medico che ti curerà quando ne avrai bisogno. E, ovviamente, vale per il politico cui darai la fiducia alla prossima occasione.

# - postato da Matteo Balocco - 16 Novembre 2009 - 11:14

5

In generale sono d’accordo con Maurizio, anche se va detto che a volte è più che legittimo rifiutare un progetto perché non lo si condivide e di conseguenza non si riuscirebbe a dare il massimo in ciò che ci viene richiesto. Anche una simile ammissione dei propri limiti è secondo me indice di professionalità.

Il tutto ovviamente se il nostro ruolo, la nostra posizione e (non ultimo) la nostra situazione economica ce lo permette (se sei alla canna del gas forse ti conviene chiudere entrambi gli occhi e accettare ;-).

Questo vale specialmente se si tratta di un compito di comunicazione o concept, in cui appunto è richiesto uno sforzo creativo per veicolare efficacemente valori e ideali: se ad un livello empatico non ci appartengono nemmeno lontanamente, è davvero difficile riuscirci! Diverso il caso dei ruoli più tecnici, che riescono tranquillamente ad astrarsi dall’oggetto del loro lavoro e a svolgere il proprio compito nel migliore dei modi.

# - postato da Marcello - 16 Novembre 2009 - 11:35

6

io la penso così…

politicamente corretto ed eticamente scorretto non significano gnente… è alle proprie palle che bisogna rendere conto…

punto 1
intanto il tuo valore professionale si misura in base al numero di rifuti che riesci a fare verso certe proposte…

punto 2
poi, tutti abbiamo un prezzo, lo so benissimo, ce l’ho anche io che mi considero uno integgerrimo… e ci sono delle proposte che non si possono rifiutare, e non perché te le fa il padrino, ma perché ti offrono così tanti soldi che vaffanc…

Allora ti chiedo (chiedo al tuo ipotetito tu che deve decidere) quanto ti pagano?

se ti pagano PAGANO P-A-G-A-N-O, fallo e basta…

se ti paghicchiano… NON FARLO… e non fare mai niente che ti paghicchiano… o ti riduci come i ricercatori precari…

se ti pagano come ti pagherebbero altri, vedi il punto numero 1… misura le tue palle e…

buona giornata

# - postato da EsseZeta - 16 Novembre 2009 - 12:09

7

@EsseZeta

Dissento TOTALMENTE… mica sono uno prostituto del web, mi dai il soldo e sono a tua disposizione.

Esempio recentissimo, io da dipendente ho rifiutato di fare il sito di un muovimento religioso che va contro il mio credo, i miei superiori hanno capito e commisionato ad un grafico esterno.

# - postato da TaTaC - 16 Novembre 2009 - 12:45

8

Qui l’etica non c’entra nulla, è etico lavorare per chi non ha le tue stesse politiche, anzi, sarebbe poco etica una discriminazione del genere.

Più che altro, considerata la natura dell’incarico, se non ci credi veramente risulta molto più difficile fare un bel lavoro.

# - postato da Mik - 16 Novembre 2009 - 12:51

9

allora estremizzando uno potrebbe chiedersi se farebbe un sito di un gruppo neo-nazista (in una nazione in cui è permesso), oppure un sito porno (essendo contrari allo sfruttamento della donna), ecc.

Per quanto riguarda me no, mi dispiace, non aiuterò con il mio lavoro il diffondersi di qualcosa che non condivido eticamente.

# - postato da Lorenzo - 16 Novembre 2009 - 14:17

10

@TaTaC
intendiamoci… è proprio per non prostituirsi che dico che gli incarichi vanno accettati SOLO se si tratta di proposte-che-non-si-possono-rifiutare…
tutte le altre lo preciso espressamente che secondo me si dimostrano le palle quando si sa dire no…
perché i no ti individuano come professionista…
(io ho detto no a lavori che venivano fatti fare in economia… e prevedevano risultati scarsi… io la mia faccia nello cose alla ca..o di cane non ce la metto: eppure era una faccenda equa-e-solidale)

@Lorenzo…
attenzione che la pornografia non c’entra prorpio niente con lo sfruttamento della donna…
anzi… LIBERTA’ di comunicazione-e-fruizione per tutto/tutti, anche della pornografia…

PS: allo sfruttamento si avvicina di più un contratto con una cooperativa che ti mantiene di livello 1 anche se ti assegna mansioni di livello 4… e poi ti licenzia e tu puoi essere riassunto solo come livello 1…

comunque mi fa strapiacere sentire cosa fanno e come la pensano gli altri sull’argomento del post
spero esacno molti altri commenti…

# - postato da EsseZeta - 16 Novembre 2009 - 15:22

11

Hai ragione. però il concetto del mio commento non cambia: qual’è il limite tra ciò che non condivido e basta e ciò che non voglio in nessun modo favorire?

# - postato da Lorenzo - 16 Novembre 2009 - 15:24

12

il limite (secondo me) è la tua etica professionale (ed esistenziale)…

tu lavora al meglio… e offri il meglio… (il mondo è uno specchio, ti restituisce un riflesso di ciò che gli prorponi)…

se nel tuo meglio c’è un NO ideologico, etico, o quel che ti pare rispettalo… e quindi rifiuta… rifiuta anche di fare il sito a una persona che ama gli animali e per tenerseli in casa li sterilizza…

però tieni conto di una cosa molto importante…
tutti abbiamo un prezzo…
riflettici bene…

è facile dire “io non mi farei corrompere”…

però… prima devi vederti fare una proposta di quelle… anzi di QUELLE… e poi dire no…

ne abbiamo parlato tanto durante tangentopoli… ed eravamo liceali…

per cento milioni col caxxo che mi vendo… ma per 500? per un miliardo? insomma all’epoca non ci bastava sapere che tizio si era fatto corrompere… volevamo sapere per quanto… perché le quantità derminano anche delle qualità… (cacchio come sono filosofo oggi :p )

e quel documento di ingenuità liceale lo concludevamo con Terenzio: “humanum suum humanum niil a me alienum puto” (spero di non aver commeso errori di latino…)

ciao
:)

# - postato da EsseZeta - 16 Novembre 2009 - 15:37

13

Le argomentazioni di EsseZeta sono convincenti e condivisibili ma ribadisco che la valutazione del “costo” e di conseguenza del prezzo che deve essere pagato per una determinata prestazione non dovrebbe essere stabilito unicamente sulla propria persona (chè se il problema fosse davvero solo quello sarebbe risolvibile velocemente) ma quantificando anche la ricaduta di quella prestazione nel tempo e sulle persone.
Per questo è facile dire “probabilmente rinuncerei” ma è altrettanto facile dire “se fosse una montagna di soldi accetterei”. :)

# - postato da Matteo Balocco - 16 Novembre 2009 - 18:01

14

MAI!

Non potrei guardare per esempio un Capezzone e pensare “io sono come lui” O_O

# - postato da Delio - 16 Novembre 2009 - 21:57

15

@Lorenzo

Stai confondendo l’etica con la politica, l’etica riguarda valori condivisi da quasi tutti, mentre è naturale e salutare per una democrazia che ci siano posizioni politiche contrapposte.

Una confusione del genere porta agli stati etici, al nazismo, al comunismo, e a tutti i totalitarismi che considerano etici solo i comportamenti che favoriscono o sostenuti dalla propria parte politica.

# - postato da Mik - 16 Novembre 2009 - 22:29

16

#Essezeta
“per cento milioni col caxxo che mi vendo… ma per 500? per un miliardo?”

Il fatto che una persona davanti ad una cifra fuori mercato cede alla debolezza questo non vuol dire che sia “eticamente giusto”.

# - postato da TaTaC - 16 Novembre 2009 - 22:31

17

Mai andrei contro la mia etica e coscienza. Come farei a guardarmi allo specchio ogni giorno? Piuttosto andrei a vivere in una stalla ma felice di aver rispettato me stesso.

# - postato da antonio lorusso - 17 Novembre 2009 - 10:28

18

@ EsseZeta
Nihil mihi humano alieno puto

# - postato da Paolo Dodet - 17 Novembre 2009 - 18:07

19

@Paolo Dodet

totalmente OT (e insonne)
non ne sono affatto convinto, sai?!

ho sbagiato il primo “humanum” (che va in nominativo) -us… (il secono è genitivo, invece, lo sapevate?) e anche nihil, che ho contratto in “niil” ma al limite sarebbe potuto essere “nil” con i lunga…

ma questa era tutta un’altra storia…

# - postato da EsseZeta - 18 Novembre 2009 - 00:33

20

Premesso che alla fine ho dovuto rinunciare al lavoro (serviva il testo in troppo poco tempo), rileggendo tutti i commenti il più intelligente mi è sembrato questo:

Più che altro, considerata la natura dell’incarico, se non ci credi veramente risulta molto più difficile fare un bel lavoro.

Mi sembra centrale. Significa, eventualmente, RINUNCIO non perchè non voglio prendere in carico un lavoro con cui devo propugnare idee opposte alle mie, ma RINUNCIO perchè non riuscirei, proprio per questo motivo, a produrre un buon lavoro, un lavoro che giustifichi il prezzo pagato.

Non so se concordare o meno, mi sembra però una considerazione fondamentale. Un bivio.

# - postato da Massimiliano Scorza - 21 Novembre 2009 - 12:46

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