Gli italiani sono sempre in ritardo!

Martedì 16 Febbraio 2010 - 07:53

di Marco Lecce

Lavoro

Sì, è così, e sono in tanti a pensarlo. Siamo in ritardo, siamo indietro, ed è ora che ne prendiamo atto e ci comportiamo di conseguenza.

Ho assistito ad uno scambio di battute in uno dei tanti “mail group” di cui faccio parte: un giovane programmatore torna in Italia dopo aver vissuto un anno in Inghilterra, raccontando ai membri del gruppo la sua esperienza lavorativa e come ha vissuto la famigerata crisi economica.

Il dibattito si accende quando un membro del gruppo fa presente che i giovani italiani devono “darsi una mossa”, che non hanno più “il coraggio di buttarsi davvero e di fare una vera esperienza lavorativa”: non è solo “un problema di mercato sopito o di minime possibilità lavorative”. Il dibattito si accende, ma prende una direzione che mi ha lasciato davvero l’amaro in bocca.

La maggior parte dei partecipanti concordava con questa visione di giovane impaurito dal mondo del lavoro, poco audace e con tanta voglia di accontentarsi. Bene, io non sono d’accordo.

È innegabile l’importanza di un’esperienza estera, ma è qui in Italia che dobbiamo cambiare le cose: se rovesciamo la medaglia, potrebbe sembrare che chi “abbandona” il bel paese segua la strada più semplice. L’Italia per quanto riguarda le nuove tecnologie è sicuramente affetta da ritardo cronico: si preferiscono soluzioni vecchie e obsolete senza contare il mai troppo discusso problema della ricerca. Andiamo fuori dall’Italia per migliorare e crescere, ma quando (e se…) torniamo non possiamo sfruttare nulla di quello che abbiamo appreso dalla nostra esperienza, perché nel frattempo nulla è mutato nel panorama italiano.

È più coraggioso chi parte per un anno all’estero dove il mercato è sicuramente più vivo e multiforme o chi cerca di realizzare i proprio progetti in un paese difficile come il nostro?

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Commenti

1

Parlo da giovane imprenditore di una società di sviluppo web (http://www.binarystar.it).
Da un certo punto di vista potrebbe sembrare più coraggioso partire per un’esperienza all’estero ma vi assicuro che aprire e riuscire a tenere in piedi (con fatica) una società qua nel “bel paese” da non poche soddisfazioni…
Inizialmente non è facile, i costi burocratici si sentono e il mercato è ostile e molto poco premiante e meritocratico però alternando consulenza con sviluppo interno si riesce ad andare avanti.

Comunque grazie al mio lavoro ho conosciuto molta gente e non è sempre vero che manca la voglia di crescere e di migliorare, soprattutto nei giovani. Il grosso problema è che questa voglia manca nelle persone che manovrano le leve e spesso non si rendono conto delle potenzialità disponibili e rimangono legati a soluzioni, come dice Marco, vecchie e obsolete.

# - postato da alberto - 16 Febbraio 2010 - 09:39

2

È vero. Addirittura il Sudafrica è più avanti di noi grazie ad un progetto come Ubuntu. Ma io non porrei la questione in questi termini. Non tutto all’estero è così vivo e dinamico come sembra. C’è molta arretratezza anche in paesi come gli USA e l’Inghilterra (basta entrare in contatto con stranieri per rendersene conto), quindi non direi che ci troviamo davanti al solito problema nostrano. Il problema qui in Italia è che non si investe nello sviluppo perchè le idee che vengono proposte non trovano applicazione nel mercato del lavoro. Le aziende non investono perchè troppo spesso i progetti di ricerca propongono soluzioni di difficile implementazione e dai costi proibitivi. Si fa molta ricerca, ma il lavoro è diverso dalla ricerca. Occorrerebbe focalizzzarsi su problemi concreti e trovare soluzioni concrete e fattibili, soluzioni che cambino il nostro modo di vivere la tecnologia e non si limitino soltanto ad essere proof-of-concept che poi muoiono in laboratorio. Forse sbaglio, ma conosco il mercato del lavoro IT e parlo per esperienza diretta.

# - postato da Gabriele Romanato - 16 Febbraio 2010 - 09:46

3

Lo stesso ragionamento (ke cerco di riassumere in poche righe) l’ho fatto tornando da un’esperienza di volontariato in africa: è più facile partire e fare del bene laggiù dove le persone sono semplici ed hanno poche cose, che non in italia dove ormai molte persone hanno talmente tante sovrastrutture mentali per cui o non accettano di farsi aiutare o non sanno proprio accontentarsi di semplici gesti, per cui vorrebbero essere serviti e riveriti.

Per cui da qualche anno ammiro molto di più chi cerca di fare qualcosa quì, rispetto a chi parte per posti lontani (anche se li invidio molto perchè dopo un po ti manca quell’umanità :().

# - postato da markux - 16 Febbraio 2010 - 10:49

4

Sì d’accordo con tutti però, c’è un però, secondo me non si può fare il solito fascio d’erba con tutto quello che capita a tiro.
E’ vero tutto, però è anche vero che in Italia si potrebbe fare molto meglio se ci fossero le infrastrutture giuste.
Non so dove siete voi, ma qui in provincia di Udine non è sempre facile fare accordi con ditte che non hanno nemmeno l’ADSL, non vi dico nella zona montana.
Un anno fa parlavo con un cliente della provincia Vicentina, anche lui aveva un’azienda che sviluppava siti per le aziende vinicole della zona, e non aveva nemmeno l’ISDN.
Quindi è vero quello che dite, ma forse avendo delle infrastrutture almeno decenti tanti problemi sarebbero non dico risolti, ma almeno meno evidenti se quando parlo con un cliente, questo almeno una volta in vita sua ha visto un sito Internet.

M.

# - postato da Marco Grazia - 16 Febbraio 2010 - 11:25

5

Io sono uno che non ha avuto molto coraggio e ha scelto la strada piú facile: cioé andarmene all’estero. Qualche volta mi é capitato di pormi obiettivo una data per il mio rientro definitivo in Italia. Fino ad ora ho sempre rimandato: non ho coraggio oppure non sono un inquirabile ottimista.
Qualche volta mi capita di collaborare con ditte in Italia o lavorare per un cliente italiano ma la maggior parte delle volte mi devo imbattere in una mentalitá difficile, paurosa dell’innovazione e dell’apertura. Perché alla fine è la mentalitá il problema. A partire dalla punta cioè i politici, per arrivare agli imprenditori e finire con clienti. Mi sembra di vedere che le cose stiano cambiando, credo molto sia dovuto all’Unione Europea che sta forzando l’Italia a modernizzarsi.

# - postato da Martin Sarsini - 16 Febbraio 2010 - 12:05

6

Praticamente il post per me.. Ho 27 anni, da sei mesi ho aperto una società che si occupa di sviluppo web a Palermo insieme ad un mio amico e devo dire che la situazione è imbarazzante. Clienti che sono puntualissimi a richiedere lavoro ma che tergiversano all’inverosimile nel momento in cui devono saldare; Aiuti economici inesistenti o chiusi a qualche “amico”; Tasse puntualissime e pesantissime. Tutto in tipico “Italian Style”.

Io non ho voluto scegliere di scappare, anzi, ho avuto l’incoscienza di voler aprire la mia attività proprio nella mia città e addirittura il mio amico è tornato dalla Spagna proprio per iniziare quest’avventura..

Noi ce la mettiamo tutta ma di questo passo non so quanta ragione avremo dato che per quanto ci possiamo sforzare il contesto all’interno del quale operiamo è totalmente arido e basato su logiche economiche aberranti.

# - postato da Fulippo - 16 Febbraio 2010 - 13:17

7

Partire non e’tanto la soluzione piu semplice come tu dici… Io sono stato due anni a Londra e sono tornato in Italia perche’a Londra mi deprimevo, sia x il tempo sia perche comunque gli amici li ho qua e non la! Per il resto si, ora che lavoro di nuovo in Italia mi vergogno di me e del mio paese sempre piu dell’est europa.

# - postato da Simone - 16 Febbraio 2010 - 17:48

8

L’innovazione è un il cambiamento che implica, in molte aziende, una variazione all’interno delle gerarchie decisionali.
In Italia, oramai da una ventina, di anni nessuno vuole più rendere conto di nulla a nessun altro e tutti sono terrorizzati dall’idea di perdere la propria posizione di potere all’interno dell’azienda.Sarebbe il baratro, la fine (orribile) di tutto, la presa di coscienza della propria nullità che deve essere posposta il più possibile….

Per quanto riguarda i pagamenti….
Anche qui, da una ventina d’anni, i pagamenti vengono ritardati, o si cerca di ritardarli, per un paio di motivi: pessima opinione di chi esegue i lavori ( a priori e nella maggior parte dei casi) e indisponibilità finanziaria (più o meno reale).

# - postato da Ratamusa - 17 Febbraio 2010 - 10:48

9

Qui al Mobile World Congress di Barcellona c’è Israele che ha preso uno stand per tutte le aziende israeliane (almeno 40), idem Francia e Canada con gruppo di aziende francesi e canadesi (almeno 100 le aziende francesi presenti)

C’è lo stand per investire in Francia e altri paesi.

C’è addirittura la città di Ottawa che si è preso la briga di venire fino a qui e spiegarci perchè a Ottawa si investe meglio.

Ci sono aziende del tagikistan, della lituania, credo una anche dal madagascar o giù di li.

Di italia c’è solo la pizza.
Ma mi sa che pure questa è fatta da cinesi.

# - postato da Fabrizio - 17 Febbraio 2010 - 17:17

10

Qui in italia il problema è la cultura informatica veramente ridicola.

A seguire tutte le conseguenze dell’ignoranza della materia informatica: tutti si credono fenomeni che hanno l’amico che gli fa tutto e che quindi pretendono dai professionisti l’impossibile per pochi spiccioli.

E’ l’unione di mentalità restia all’innovazione unitamente all’ignoranza informatica. Inoltre i politici (ignoranti pure loro in ambito informatico) non aiutano perchè pensano che non serva aiutare un settore “semplice” come l’informatica. Io vorrei cambiare le cose qui in italia e sembra che lo vogliano tutti ma quando viene fuori l’argomento ’soldi’ l’obiettivo è piazzarlo in quel posto agli altri.

# - postato da Paolo - 17 Febbraio 2010 - 23:09

11

Vi segnalo un articolo interessante:
http://www.trovolavoro.biz/com.....rectory=90

# - postato da Marika - 11 Maggio 2010 - 16:44

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