IASA, l’associazione degli architetti IT, sbarca in Italia

Martedì 15 Dicembre 2009 - 11:01

di Andrea Marzilli

Eventi e segnalazioni

IASA è un’associazione no-profit, che ha come scopo quello di essere un punto di riferimento per il software architect, una figura professionale molto complessa, per la quale si sentiva la mancanza di una definizione precisa dei requisiti e di un organismo per la certificazione.

L’esperienza italiana è cominciata e ne dà notizia un post di Mario Fontana, tra i promotori dell’iniziativa, che ricorda l’anima cross-vendor del progetto: sono coinvolti sia rappresentanti dell’industria, sia esponenti del mondo open-source e dell’ambito universitario.

Tra le competenze di un architetto IT ci sono molti aspetti, a volte solo collegati marginalmente alla conoscenza delle tecnologie, come la capacità di pianificare ed entrare in relazione con il team di lavoro e con i clienti, ad esempio. Per definire al meglio tutti gli skill necessari a ricoprire questo ruolo, è stato redatto il BOK (Body of knowledge), che racchiude i 256 argomenti necessari alla qualifica. Inoltre è possibile accedere a diversi livelli di certificazione, da “Aspire” a “Master”.

La prima sfida del comitato italiano -racconta Fontana raggiunto al telefono- è quella di diffondere la cultura dell’architettura IT, e di promuovere il confronto su metodologie di sviluppo, conoscenze e buone prassi. Per questo è in preparazione un tour con tavole rotonde e seminari, che farà tappa nelle principali città italiane.

L’obiettivo a lungo termine è quello di portare la certificazione anche in Italia. Il che permetterebbe ai professionisti di sostenere gli esami in lingua madre piuttosto che in inglese (attualmente l’unico istituto certificatore è a Londra).

Per informazioni, oltre al blog di Mario Fontana e al sito ufficiale dell’organizzazione, è a disposizione un canale su twitter e un gruppo su Linkedin.

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Commenti

1

Ottima notizia, resto in attesa di news su seminari e convegni :)

# - postato da Andrea Zilio - 15 Dicembre 2009 - 12:09

2

Certo ben venga l’internazionalizzazione, ma non credo che una persona che aspiri a queste certificazioni non sappia sostenere l’esame anche in inglese

# - postato da Slam - 15 Dicembre 2009 - 12:53

3

peccato che in Italia non freghi nulla a nessuno.
Tutte le grandi aziende per cui ho lavorato non avevano neppure gli analisti e non avevano idea di cosa fosse un modello… oltre a non esserne interessati.
L’unica cosa che conta qui è essere dei cowboy coders

# - postato da lordmax - 16 Dicembre 2009 - 00:05

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