Come facile intuire, quello delle Animoji è un ambito ancora abbastanza embrionale: non servirà unicamente la diffusione di iPhone X sul mercato, ma anche l'eventuale disponibilità di tecnologie simili da parte di altri produttori. Tuttavia, se il sistema dovesse riscontrare successo, potrebbero divenire uno strumento importante di comunicazione sui social network.

Animoji: cosa sono?

Così come già accennato, il nuovo iPhone X incorpora un complesso sistema per la scansione del volto dell'utente, scelto per alcune funzioni di sicurezza come lo sblocco del device, i pagamenti Apple Pay e molto altro ancora. La tecnologia è infatti completamente sostitutiva del precedente Touch ID.

Per funzionare, vengono impiegati tre sensori diversi: un proiettore di punti, un illuminatore flood e una fotocamera agli infrarossi. Il proiettore tratteggia decine di migliaia di punti invisibili sul viso dell'utente, mentre gli altri due sensori ne registrano la posizione e il movimento per creare una mappa algoritmica sulle tre dimensioni. Data la precisione di questa scansione, Apple sottolinea come il sistema non possa essere eluso con fotografie e video che rappresentino il proprietario dello smartphone, né tantomeno con maschere dettagliate.

Ancora, tramite il machine learning, il sistema si adatta automaticamente ai cambiamenti del viso, come la presenza di occhiali e cappelli, la crescita della barba, occhiali, trucco e molto altro ancora.

Questa tecnologia è alla base anche delle Animoji: tracciando alla perfezione i movimenti del viso, in modo abbastanza analogo al motion-capture degli studi cinematografici, iPhone X cattura le espressioni e il parlato dell'utente per trasformarli in emoji animate. Cani, gatti, alieni, galline, panda e molto altro: il set di default offerto in iOS 11 è abbastanza nutrito, mentre in futuro potrebbero apparire anche applicazioni dalle terze parti, in caso Cupertino decida di rilasciare API a tema.

Vantaggi e svantaggi sui social

Considerata l'elevatissima diffusione delle emoji, così come delle reaction su piattaforme come quella di Facebook, non si può escludere che le Animoji e altri strumenti analoghi possano diventare il prossimo grande tormentone sui social media. E, qualora vi fosse un'affermazione nel pubblico, potranno certamente essere sfruttare per aumentare l'engagement nelle campagne promozionali.

Il principale vantaggio, almeno in termini social, potrebbe essere la possibilità di catturare lo stato d'animo effettivo dell'utente in merito a una condivisione, a un prodotto o a qualsiasi intervento social, senza costringerlo a mostrare il suo vero volto ma trasferendo le sue espressioni su un simpatico pupazzo.

Segue quindi la possibilità di lanciare interventi virali - la serie "Black Mirror", prodotto cult di Netflix, ne ha già approfittato per mostrare le similitudini tra gli Animoji e Waldo, protagonista di un episodio molto popolare - ma anche di aumentare l'engagement, con interventi user-generated.

Lo svantaggio principale è invece determinato dalla tecnologia. Per poter apparire così fluidi e realistici, i pupazzetti delle Animoji devono fare affidamento su sensori avanzati come quelli alla base di Face ID. Non tutti gli utenti social saranno però disposti ad acquistare iPhone X, considerato si tratti di un modello pensato per i consumatori alto-spendenti, mentre non è detto che altri produttori decidano di proporre soluzioni analoghe.

Ancora, al momento gli Animoji funzionano solo all'interno dell'environment digitale di Apple - iMessage fra i tanti - e bisognerà quindi attendere un'eventuale estensione su altre piattaforme.

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