Gratuito, multipiattaforma e Open Source, deve la propria fama a molte sue funzionalità. Semplice da installare, permette una fluida interazione tra host e guest e l'utilizzo di dispositivi USB, si possono inoltre configurare profili di rete vari (NAT, bridged, solo host). Nei primi giorni di luglio del 2015, VirtualBox ha raggiunto una nuova major release, la 5.0. Si tratta di una vera e propria rivoluzione dato il gran numero di novità incluse:

  • Drag-and-Drop bidirezionale tra finestra guest e host estesa a tutte le piattaforme: Windows, Linux e Solaris. Questa è una delle caratteristiche più utili in quanto aumenta di molto la capacità di comunicazione e condivisione tra macchina fisica e virtuale, finora gestita per lo più tramite shared folders;
  • idischi virtuali, usati come supporti di memorizzazione di massa delle Virtual Machine, potranno essere crittografati a runtime con algoritmo AES. Questa feature è utile non tanto quando le macchine vengono usate per testing o sviluppo di applicazioni, ma per la sicurezza delle attività in produzione;
  • il supporto per USB 3.0 verrà offerto a tutti i sistemi guest e punterà a sfruttare la massima velocità di questo standard, ovviamente hardware permettendo;
  • miglioramento delle prestazioni tramite paravirtualizzazione con sistemi guest Windows 7 e Oracle Linux 7 o superiori nonché estensione del set di istruzioni per sfruttare meglio la CPU.

Al di là delle caratteristiche tecniche, il successo di VirtualBox può essere ravvisato nella sintesi di aspetti importanti per la sua utenza: gratuito come i software disponibili per Linux (Qemu, KVM, etc.) ma  più user friendly con la sua installazione e configurazione immediate, completo di funzionalità professionali ma gratuito a differenza  di altri prodotti di VMware e Parallels.

Via VirtualBox 5.0

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Dopo anni di attesa, nella versione 5.0 finalmente VirtualBox offre diversi template per macchine virtuali Mac OS X da Leopard a El Capitan! Il fatto strano è che non v'è menzione della cosa nei changelog. Se fosse un errore? Certo è che due o tre anni fa una cosa del genere sarebbe stata ancora più detonante. Se fosse meglio tardi che mai.

Andrea Marzilli
Andrea Marzilli