Il primo riguarda proprio le LTS. L´idea è di permettere aggiornamenti opzionali per numerosi parti del lato applicativo del sistema lasciando inalterata la base (ad eccezione di un opzionale aggiornamento del kernel). In pratica avremo la possibilità di aggiornare alle ultime major release per tutte le applicazioni (similmente a come succede ora per Firefox), permettere l´ingresso delle ultime versioni del kernel (pur mantenendo il supporto ai kernel precedenti) e l´aggiornamento di pezzi importanti del sistema a patto che non rompano le API con la versione precedente. Un caso concreto per questi punti riguarda ad esempio la versione di Unity presente in Ubuntu 12.04. Tale versione è notoriamente più lenta e meno performante di quella che troveremo installata in Ubuntu 13.04 ma gli utenti della LTS si troveranno costretti ad utilizzarla ancora per un anno. Questo punto si propone come soluzione al problema.

Il secondo punto riguarda le cosiddette release intermedie. Qui la soluzione è semplice e consiste nel ridurre il supporto per queste versioni da 18 a 7 mesi. Questo permetterà di snellire il processo di development dirottando risorse allo sviluppo della nuova release piuttosto che a supportare versioni che, da sempre, sono minoritarie all´interno degli utenti di Ubuntu.

Ultimo punto: considerare la versione in sviluppo come se fosse una rolling release. Il nuovo modello di testing (il Daily Quality) sembra stia dando ottimi risultati e la versione di sviluppo (come possono confermare coloro i quali hanno provato la 13.04) non soffre quasi mai di grosse regressioni e raggiunge picchi di stabilità persino superiori ad Ubuntu 12.10. A questo punto basterebbe un piccolo sforzo ulteriore per rendere tale versione una rolling-release a tutti gli effetti. Mark propone infatti di cambiare il nome degli archivi di tale versione o in modo tale che non sia più necessario "aggiornare" per rimanere sul ramo di sviluppo in modo simile a come accade per Sid nel mondo Debian.

Le proposte sono interessanti e vengono in contro alle richieste degli utenti che da anni chiedono un cambiamento nel ciclo di sviluppo a 6 mesi tipico di Ubuntu.

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