Secondo l'Annual Report pubblicato da The Document Foundation il progetto conta più di mille contributors che hanno creato 300 commits nell'arco del 2015. Questa folta community ha permesso a Libreoffice di diventare ciò che è oggi, una suite completa ed affidabile, in sostanza quello che non è accaduto ad OpenOffice, neanche dopo il passaggio nelle mani di Apache. Le ultime build hanno portato l'integrazione dei servizi di file sharing e ora Libreoffice potrebbe puntare alla sfida diretta con Google Docs.

Libreoffice 5.2 dispone infatti di nuove API capaci di interfacciarsi con diversi servizi storage sul cloud, come Google Drive, SharePoint e Alfresco. Quindi potrebbe proporsi come alternativa al più blasonato Google Docs. È possibile aprire un file salvato sul cloud, modificarlo e salvarlo nel servizio da noi scelto.

Utilizzare Libreoffice invece di altre suite permette di avere un livello di sicurezza e riservatezza maggiore. The Document Foundation infatti lavora a stretto contatto con il Transglobal Secure Collaboration Program (TSCP) ovvero un'ente formato da aziende private ed enti pubblici, che hanno come obbiettivo il miglioramento della sicurezza delle comunicazioni telematiche. Da TSCP sono nate diverse specifiche e frameworks (che Libreoffice integra) capaci di preservare la sicurezza dei documenti condivisi online.

Dunque Libreoffice ha raggiunto il livello di maturità sperato dalla community anche se c'è ancora margine di miglioramento. Sopratutto per quanto riguarda il supporto ai formati di Microsoft Office che ancora non si integrano alla perfezione con la suite libera.

Via Sam Dean

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