Appunti sparsi sul telelavoro

Giovedì 12 Aprile 2007 - 10:01

di Giacomo Dotta

Lavoro

Sulla scia della vocazione di cui parlava Cesare relativamente al lavoro sul/per il web, vorrei sottolineare alcuni punti relativi ad una condizione di lavoro particolare e per molti versi legata al lavoro sul/per il web: il telelavoro. Semplici appunti sparsi: chiunque voglia aggiungere punti specifici lo faccia nei commenti a questo post, così nel tempo li si potrà affrontare tutti approfonditamente.

  1. Il telelavoratore deve sapere gestire se stesso con grande forza: deve sapere quanto può dare di più e quando deve invece tirare il freno;
  2. il telelavoratore deve sapere che il proprio lavoro ed il proprio tempo libero si fonderanno inestricabilmente e la sua grande capacità starà dunque nel saper effettuare un rapido ed efficace switch tra una cosa e l’altra
  3. il telelavoratore deve saper gestire il proprio tempo pianificando con grande lucidità le attività in corso
  4. il telelavoratore deve investire in attrezzatura e materiale vario all’altezza: per rendere di più, per lavorare meglio, per “fare carriera” investendo su se stesso
  5. il telelavoratore deve sapersi far pagare per quello che fa, per quello che investe, per il tempo che lavora, per l’impegno profuso: il lavoro deve essere riconosciuto per quel che vale, non per quel che appare
  6. il telelavoratore non occupa spazio, non richiede un ufficio (con pc e scrivania), non consuma le cialde della macchinetta del caffé: è un costo in meno per l’azienda
  7. il telelavoratore non spende in benzina, ma deve comprarsi il pc. Non perde tempo in spostamenti, ma deve pagarsi corrente elettrica, riscaldamento e attrezzatura. Non perde tempo in pausa pranzo, ma deve avere il tempo di occuparsi di altri oneri derivanti dal fatto di occupare uno spazio in casa propria
  8. il telelavoratore deve avere una fitta trama di contatti per compensare il fatto di essere da solo: la condivisione di conoscenza è un elemento critico che il telelavoratore deve saper affrontare
  9. il telelavoratore deve saper gestire i contatti privati ed i contatti lavorativi, potendo a scelta limitare gli uni o gli altri per meglio facilitare il passaggio dal tempo libero al tempo lavorativo e viceversa
  10. il telelavoratore deve essere coinvolto nei meccanismi aziendali, così che il tempo non lo trasformi in un elemento estraneo: l’azienda deve saperlo trasformare in ricchezza, non in appendice
  11. Chiudo temporaneamente la lista. Chiedo collaborazione ai diretti interessati affinché si aggiungano elementi specifici nell’elenco e mi impegno altresì a portare avanti il discorso per sviluppare un dibattito più approfondito su una realtà tutt’altro che secondaria (soprattutto nell’ambito del web).

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    Categoria: Lavoro | Permalink

    Commenti

    1

    Io lavoro molto in “telelavoro”, anche se ho deciso comunque di avere una sede, per i seguenti motivi:

    1. Una sede (magari condivisa con altri professionisti - grafici o altro) permette di avere un interscambio, anche economico.

    2. Divido l’ambiente lavorativo da quello casalingo, penso che sia una cosa importante per non alienarsi troppo.

    Detto questo ho l’adsl pure a casa e spesso lavoro anche nell’ambiente casalingo, ma quando posso cerco di separare le due cose.

    # - postato da Giovanni Battista Lenoci - 12 Aprile 2007 - 11:12

    2

    Bella lista!
    Ho solo una perplessità sul punto 7: è vero che se di telelavoro si parla non si spendono soldi in benzina o si perde tempo in spostamenti.. ma.. questo cozza con il punto 8: per avere una fitta trama di contatti non si può pensare di fare tutto via Web o telefono, il contatto diretto con le persone è fondamentale.
    Io lavoro principalemente via Web e telefono, ma spesso mi devo recare fisicamente dal cliente, quindi MI e VI chiedo: sono io che sbaglio qualcosa?

    # - postato da Gabriele Fabbri - 12 Aprile 2007 - 11:38

    3

    Il telelavoratore deve essere capace di variare la sua vita altrimenti si ritroverà a stare un mese di seguito chiuso in casa, senza uscire e gli passera la voglia di fare “telelavoro” segregato in casa.

    Concordo che il telelavoratore deve farsi pagare per quello che vale.

    Il telelavoratore non è uno schiavetto che siccome sta a casa in qualunque momento viene chiamato può mettersi a lavorare.

    # - postato da Nemesis Web Design - 12 Aprile 2007 - 11:45

    4

    No Gabriele, semplicemente qui la lista è fatta su casistiche generali. E’ evidente che ognuno ha il proprio caso specifico. Sto solo cercando di raccogliere una serie di riflessioni universalmente accettabili che poi potremo approfondire nel dettaglio.

    Aggiungerei un punto 11: il telelavoratore necessita di riconoscimento sociale in quanto la scarsa visibilità fisica (per la strada, nei bar, in un ufficio) ed il fatto di rimanere in casa propria rischia di sminuire personalmente la persona. Trattasi di un punto più psicologico/sociale che non economico/aziendale, ma ciò non significa che il tutto sia meno importante. Anzi.

    Cosa ho dimenticato ancora?

    # - postato da Giacomo - 12 Aprile 2007 - 12:10

    5

    No Gabriele, semplicemente qui la lista è fatta su casistiche generali. E’ evidente che ognuno ha il proprio caso specifico. Sto solo cercando di raccogliere una serie di riflessioni universalmente accettabili che poi potremo approfondire nel dettaglio.

    Ok, lasciando perdere il mio esempio, e la relativa domanda, rimango comunque perplesso sul fatto che “il telelavoratore non spende in spostamenti” sia una riflessione universalmente accettabile: mi suona un po’ utopistico, tutto qui. :)

    # - postato da Gabriele Fabbri - 12 Aprile 2007 - 12:37

    6

    Il telelavoro va bene, ma come già detto sopra bisogna dividere la casa dall’ufficio, trovarsi una sede, una stanza con altri professionisti per esempio, altrimenti si rischia l’esaurimento nervoso..

    # - postato da Ikona - 12 Aprile 2007 - 13:09

    7

    Certo, capisco. Ne parleremo. Vediamo se emerge ancora qualche spunto per ora.

    # - postato da Giacomo - 12 Aprile 2007 - 13:09

    8

    Caro Giacomo,
    credo che ci sia un piccolo errore di fondo, ho infatti come l’impressione che il telelavoratore sia visto come un robot che la mattina ancora in pigiama accende il proprio pc e inizi a scrivere o progettare il proprio lavoro. Intanto le ore trascorrono, e l’omino tra un upload ed un download trova il tempo di lavarsi e vestirsi.
    E via così per tutto il giorno…
    Perlomeno questo è quanto mi è sembrato di capire leggendo i post fin qui scritti.
    Credo invece che il telelavoro possa davvero dare tanto spazio e tempo a chi lo svolge, senza condizionamenti e stress per spostamenti o pseudocapi che ti fiatano sul collo, in un ambiente che è il tuo dove tutto ti è familiare, chiaro tutto questo usato con metodo.
    Poter decidere di staccare perchè non riesci a risolvere un problema e poter ucire di casa magari a piedi pe il proprio quartiere a prendere un caffè al bar lì all’angolo, e magari perchè no andare al supermarket per poter comprare da mangiare, creare cioè quelle condizioni che io definisco di non-stress che aiutano la mente a lavorare bene senza forzature. Ancora poter partecipare con una certa reglarità alle riunioni in ufficio per un intera giornata o corsi di aggiornamento che magari ti tengono fuori di casa qualche giorno, può senz’altro essere un modo per interrompere anche quella che l’amico Nemesis definiva svogliatezza da segregato.
    Sulla questione economica, non metto bocca perchè per me è scontato che il lavoro dovunque o comunque venga svolto dev’essere pagato.
    Ciao

    # - postato da Thinkopen - 12 Aprile 2007 - 13:21

    9

    Veramente tutti i punti elencati non hanno nulla a che fare con il telelavoro.
    State parlando del libero professionista che fa il consulente per una ditta.
    Il telelavoratore è assunto dalla ditta che è tenuta a procurargli il materiale per lavorare, a fargli fare corsi di aggiornamento, a pagargliun indennizzo per le spese che sostiene in casa propria.

    Il problema del telelavoratore è che in Italia praticamente non esiste.
    Quello di cui parlate è il classico omino con partita iva individuale che si barcamena nel mondo del lavoro.

    # - postato da lordmax - 12 Aprile 2007 - 13:39

    10

    Dagli ultimi due post mi pare di capire una cosa ulteriore: servirebbe innanzitutto definire il telelavoro e darne una dimensione più delineata per non incorrere in incomprensioni di fondo.

    Mi pare una giusta osservazione: inutile indagare sul problema se prima non lo si è definito con esattezza.

    Tanto per precisare l’origine della riflessione: i punti precedenti sono stati compilati generalizzando una situazione media e onnicomprensiva. Appunti sparsi, nulla più, dai quali ricavare qualche indirizzo ulteriore per proseguire poi nell’analisi collettiva.

    # - postato da Giacomo - 12 Aprile 2007 - 13:59

    11

    Il problema del telelavoratore è che in Italia praticamente non esiste.
    Quello di cui parlate è il classico omino con partita iva individuale che si barcamena nel mondo del lavoro.

    Beh in effetti hai ragione.

    Ma qual’è la definizione esatta di telelavoratore?
    Cioè detto in modo informale:
    andò sta scritto?

    # - postato da Nemesis Web Design - 12 Aprile 2007 - 14:33

    12

    http://www.telelavoro.it/

    # - postato da lordmax - 12 Aprile 2007 - 15:08

    13

    Quoto lordmax: il telelavoratore è un lavoratore dipendente che svolge il suo compito a domicilio.

    Da qualche parte avevo letto una nota in cui si indicava anche l’importanza di “vestirsi” per il telelavoro (giacca cravatta e la barba fatta, per intenderci) esattamente come se si stesse in ufficio. Inoltre, evitare di dover rispondere al telefono di casa (occorre una linea “di lavoro” separata), aprire la porta, badare al pupo.
    Durante le otto ore, fai le tue otto ore. Punto. Solo che puoi permetterti di non perdere tempo durante il tragitto casa/lavoro.

    Forse adorerei una situazione simile, ma non sarebbe compatibile con il tipo di lavoro (consulenza al pubblico) e sarei troppo tentato dalla pigrizia; inoltre durante lo spostamento mattutino/serale trovo il tempo di leggere il giornale, visto che altri momenti non li ho.

    # - postato da Pierluigi - 12 Aprile 2007 - 16:56

    14

    Il telelavoratore è un lavoratore che fa, a casa propria le stesse cose che fa uno aziendale con le stesse mansioni e le stesse caratteristiche professionali.
    Pare che molti datori di lavoro e committenti siano di altro parere e credano di poterlo pagare come uno che si trastulla tutto il giorno in giochini ameni…..Per non parlare, poi, di cosa ne pensano, ovviamente…..

    # - postato da ratamusa - 13 Aprile 2007 - 20:50

    15

    Io aggiungerei anche il fatto che il libero professionista deve sapere dedicare una parte del suo tempo (e di soldi) per tenersi aggiornato.

    Concordo anche io sul fattoche è importante distinguere tra libero professionista e telelavoratore cioè dipendente tele “a distanza”.

    # - postato da Martin Sarsini - 14 Aprile 2007 - 14:36

    16

    Sono un po’ in ritardo, con il commento, ma mi par di rilevare che in tutta quella lista manca l’attenzione alla persona.
    Direi che occorre mettere in rilievo maggiore le esigenze “umane” del telelavoratore, che in azienda sono “automatiche” e che vanno invece codificate. Anzi sono proprio quelle da codificare.
    Il “datore di lavoro” sa come controllare che il lavoro sia fatto e sia fatto bene, ma probabilmente non riesce a verificare lo stato di salute (anche psichica) del lavoratore (che in azienda viene fatto sopratutto dai “pari”).
    Da queste considerazioni poi derivano alcuni dei punti gia` segnalati. Ma e` importante inserire i punti nella prospettiva corretta (altrimenti siamo all’alienazione completa, che e` comunque uno dei rischi del lavoro a casa come pure del lavoro da libero professionista).

    # - postato da Mich_ - 19 Aprile 2007 - 15:09

    17

    Siamo un gruppo di persone con sede in Siracusa e vorremmo realizzare un centro di Telelavoro nella nostra Città. Stiamo ultimando il Corso di Formazione di Telelavoro. Vi contattiamo per avere informazioni al riguardo. Aspettando una vostra risposta, Vi inviamo i ns più cordiali saluti

    # - postato da Greco Loredana - 11 Maggio 2007 - 09:59

    18

    telenavigando ho cercato di verificare le tanto proclamate grandi occasioni di guadagno per mezzo del telelavoro, e concluderei che probabilmente le vere occasioni di guadagno sono SOLO per coloro che chiedono soldi (nemmeno pochi) per “insegnarti” (vendendoti loro libri o guide), come guadagnare con il telelavoro. PROVATE A PENSARCI: tanti comprano il libro (70€ circa X 1000 acquirenti sono ben 70.000€ !!! caspiterina!!!) che importa se poi nessuno riuscirà a cavare un ragno dal buco? lui il business l’ha fatto di sicuro promettendo mari e monti… Hasta la vista

    # - postato da SMALIZIA - 20 Agosto 2007 - 21:56

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