L'Executive Vice President di Microsoft Terry Myerson ha recentemente pubblicato un articolo sul blog ufficiale dell'azienda dove spiega nel dettaglio quale impatto avranno gli aggiornamenti necessari a correggere tali vulnerabilità sulle performance generali di Windows.

Redmond ha avuto accesso alle informazioni riguardanti queste falle molti mesi prima della stampa tramite un non-disclosure agreement (accordo di non divulgazione) con i produttori di semiconduttori, e durante questo arco di tempo i developer del gruppo hanno lavorato per l'implementazione di patch risolutive cercando di limitare il loro impatto sulle prestazioni, elemento di estrema rilevanza per le infrastrutture server dell'azienda.

Microsoft ha dunque eseguito vari test sulle performance con le patch implementate ed ecco i risultati in breve:

  • Windows 10 con CPU del 2016 (Skylake/Kabylake): i benchmark mostrano piccoli rallentamenti che molto probabilmente non verranno notati dagli utenti.
  • Windows 10 con CPU del 2015 (Haswell o precedenti): i benchmark mostrano rallentamenti più significativi e c'è da aspettarsi che gli utenti notino la differenza tra prima e dopo l'arrivo delle patch.
  • Windows 7 e 8 con CPU del 2015 (Haswell o precedenti): gli utenti potrebbero notare evidenti rallentamenti del sistema.
  • Windows Server: specialmente nelle IO-intensive application emergerebbe un significativo calo di performance.

In particolare Windows 7 e 8 riceveranno un impatto negativo sulle performance nettamente maggiore rispetto a Windows 10. Questo perché utilizzano più transizioni user-kernel rispetto alle nuove versioni di Windows, tale comportamento rispecchia delle impostazioni di sviluppo adottate durante la realizzazione delle vecchie versioni di Windows che non possono essere corrette facilmente. La soluzione più indolore per gli utilizzatori è quindi quella di aggiornare il proprio terminale a Windows 10.

Via Cloudblogs Microsoft

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