Quindi, come indirizzare la propria scelta? Per capire quale potrebbe essere lo strumento più adatto alle nostre esigenze professionali analizziamo i differenti approcci scelti dalle aziende coinvolte.

Microsoft Hololens

La Casa di Redmond ha optato per la raffigurazione di una Realtà Aumentata popolata da componenti, dette ologrammi, che esistono all'interno di un livello virtuale sovrapposto in modo coerente con quello reale (mixed reality). L'utilizzatore ha la possibilità di interagire con gli oggetti di un ambiente digitalizzato e associare ad essi comportamenti specifici come per esempio l'attivazione di App.

Uno dei punti di forza di questa piattaforma sta nella possibilità di creare dei punti di ancoraggio memorizzabili tra oggetti e azioni all'interno di un contesto, ad esempio una stanza. Per cui se per esempio si decide che il contatto con una parete debba permettere di accedere ad una specifica playlist di Spotify, allora tale funzionalità diventerà disponibile ogni volta che si accede a quell'ambiente. Il tutto con un supporto per le gesture particolarmente avanzato che semplifica l'interazione.

Il Dev Kit di Hololens è basato sostanzialmente su un headset nel quale posizionare uno smartphone che crea una finestra per la visualizzazione del layer virtuale.

Google Tango

L'approccio di Mountain View per la Realtà Aumentata consiste nella dotazione di una videocamera e di una serie di sensori a corredo di un dispositivo mobile, viene così fornita un'infrastruttura in grado di simulare le modalità con le quali un essere umano elabora le informazioni provenienti dal contesto circostante tramite l'osservazione. Tango agisce quindi sulla base di una simulazione e le sue applicazioni utilizzano i dati provenienti da un ambiente per adattare ad esso le esperienze AR.

Tali caratteristiche rendono la proposta di Google particolarmente adatta alle operazioni per la misurazione e la mappatura degli spazi, una feature che si rivela quindi ottimale in settori come il videogaming, dove gli utenti possono interagire con oggetti virtuali in ambienti fisici, o i servizi alla persona, per esempio in aeroporti, stazioni ferroviarie, centri commerciali o altri edifici in cui le distanze potrebbero essere elevate.

Apple ARKit

Rispetto alle due alternative precedentemente descritte ARKit è una soluzione che non prevede di appoggiarsi ad una piattaforma centralizzata, saranno invece gli sviluppatori a decidere di volta in volta quali funzionalità utilizzare o meno per il proprio progetto; l'obbiettivo è quello di consentire la creazione di applicazioni AR che siano utilizzabili dal maggior numero possibile di utenti che impiegano terminali iPhone e iPad.

Uno dei punti di forza di questa tecnologia risiede nella semplicità d'uso, si visualizza un oggetto tramite il proprio dispositivo, ad esempio un piano di lavoro, e l'applicazione stabilirà se quest'ultimo è in grado di ospitare una componente digitalizzata. Fatto questo l'utente potrà visualizzare componenti AR su elementi fisici ed interagire con essi, per esempio arredando il proprio ufficio dopo aver selezionato i mobili dal catalogo di un'azienda.

L'approccio point-and-play di ARKit, rappresenta quindi un vantaggio perché l'utilizzatore non deve acquistare accessori e altri dispositivi a corredo per sfruttare le funzionalità delle App, tutto diventa accessibile attraverso uno smartphone o un tablet.

Per approfondire su ARKit e lo sviluppo di applicazioni AR:

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