La durata della visita è un concetto che non ha senso

Venerdì 10 Febbraio 2006 - 10:20

di Francesco de Francesco

Web Marketing

Mi capita spesso di sentire riferimenti alla durata di una visita o alla permanenza su una pagina di un sito.

Vogliamo finirla? Non esiste il concetto di durata di una visita. Vediamo perché.

Da un IP arriva la richiesta di accesso ad un componente di un sito. Può essere una pagina, un’immagine o una semplice richiesta di servizio al server. In teoria, un gruppo di richieste provenienti dallo stesso IP dovrebbero significare che quella è una visita. Se arrivano richieste da due IP diversi, diciamo che sono due visite. Falso, anzi, falsissimo (non si può dire, vero?)

Ipotizziamo che il primo accesso dall’IP 1 arrivi alle 12.01 e l’ultimo accesso arrivi alle 12.33. Poi non ce ne sono più. Mai più. Potremmo dire che quella era una visita.

Sbagliato. La maggior parte delle aziende esce con un solo IP verso Internet. Possono esserci centinaia di visitatori a navigare e non ci sarebbe nulla di strano che due visitatori navigassero lo stesso sito nello stesso tempo, soprattutto se è un sito importante o se fornisce informazioni di pubblica utilità.

Quindi quella che a noi pareva una visita, in realtà erano due. Quanto durava ognuna delle due? Boh!

Nella stessa situazione di prima, ipotizziamo che dopo una trentina di minuti dall’ultimo accesso ne arrivino altri dallo stesso IP. Si tratta sempre della stessa visita o è un’altra? Boh! Uno potrebbe tranquillamente essersi interrotto per andare a bere un caffè e continuare dopo, oppure sono due visite diverse.

Nella stessa situazione di prima, dopo l’ultimo accesso, ne arriva una serie a distanza di pochi minuti da un IP diverso. Ahh, ecco. Una visita diversa.

Chi l’ha detto? E se si trattasse dello stesso individuo che si è sconnesso e riconnesso in dial-up? Avete presente quante volte capita? Oppure c’è una rotazione degli IP (con alcuni firewall e dispositivi di routing si imposta, per evitare alcuni problemi legati al riconoscimento).

Insomma, comunque la mettiamo, non siamo in grado di distinguere le visite tra loro. Anche i programmi di statistica ci si mettono, perché i time-out che usano per distanziare gli accessi di visite diverse non sono mai chiari (e molti non sanno che vanno configurati in funzione di parecchi altri parametri).

Per le pagine si applicano le stesse considerazioni. Tanto per farla breve, non è affatto detto, in relazione a quanto detto sopra, che se da un IP arrivano due richieste di pagine diverse, vuol dire che s’è finito di leggere la prima e si sta leggendo la seconda.

1) forse ho aperto le due pagine (nelle aziende è standard avere 5 sessioni aperte e non solo per i super tecnici. Lo fa anche la mia segretaria!) e le ho ancora entrambe aperte;

2) forse la seconda richiesta, pur se dello stesso IP, è una persona diversa;

3) forse la seconda sessione s’è aperta, ma scopro che non mi interessa ed io invece sto proseguendo a leggere la prima!

Basta così? Siete convinti che il tempo di permanenza non è calcolabile? Si può solo calcolare la distanza tra due richieste di accesso da un IP, ma questo non significa quasi nulla.

Forse con una toolbar si potrebbe avere qualche informazione aggiuntiva o con la registrazione di qualche “biscottino”. Saremmo sempre a non aver alcuna informazione certa, però. Perché? Ci arrivo.

Ipotizziamo di essere riusciti a calcolare, con l’aiuto di Dio (che in realtà ha ben altro da fare), quanto tempo un certo tizio stava con la pagina aperta. Bene. Anzi, male. Che ne sappiamo noi di quello che sta facendo quel tizio intanto che la pagina è aperta?

- Ha 5 sessioni aperte contemporaneamente?

- Sta leggendo una rivista scordandosi il browser aperto (mica c’è una legge che lo obbliga a chiudere)?

- Il capo l’ha interrotto intanto che leggeva e lui ha continuato mezz’ora dopo e solo per 5 secondi?

- Sta bevendo il caffè?

Perché se una pagina è aperta (ed ho già spiegato che è letteralmente impossibile calcolarlo) per più tempo di un’altra vuol dire che interessa di più? Provate a farvi un giro nelle aziende, di tutti i tipi e settori. Credete sul serio che ognuno si metta a leggere le pagine, tutto di un fiato, senza fare altro, senza passare alla seconda finché non ha finito la prima, ecc. ecc.?

Io giro tutti i giorni, per lavoro. Essendo consulente d’organizzazione, in mezzo alle persone ci sto dalla mattina alla sera e credetemi, il teorema durata = interesse è un falso in atto pubblico.

[…rumore di fradefra che scappa per evitare i pomodori marci lanciati da coloro che non riescono a vivere senza avere l’appiglio della permanenza sulle pagine…]

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Commenti

1

le considerazioni fatte sono giuste se un sito ha unamedia bassissima di visite, in quanto se abbiamo 5 o 10 visitatori può essere importante anche la durata.

se stiamo nell’ordine di centinaia ed oltre di visitatori, potrà essere meno interessante sapere la durata in qualche caso dubbio, ma consideriamo la durata media di tutti.

in breve forse è più importante tracciare un comportamento globale degli utenti che un singolo caso

# - postato da massi71 - 10 Febbraio 2006 - 11:22

2

beh … il problema dell’ip è facilmente aggirabile tramite l’utilizzo di un’id identificativo tramite cookie o parametro get/post dei vari url

di solito è legato all’autenticazione dell’utente, per quei siti dove è presente il login, o ad esempio al carrello/utente per i siti di e-commerce

ci sono varie mezze soluzioni mezze affidabili per dare un’idea della cosa :D

# - postato da daniele_dll - 10 Febbraio 2006 - 11:51

3

Resta comunque il fatto che il “Tempo medio per pagina (min.)” e la “Durata visita (min.)” sono parametri che si trovano in tutti report (vedi, ad esempio, Audiweb).
Sempre guardando Audiweb, loro utilizzano “Browser unici” (quindi NON IP unici), indicando con tali quelli “misurati da un cookie unico nel caso dei sistemi browser based, o nel caso dei sistemi server based”.

# - postato da Tagliaerbe - 10 Febbraio 2006 - 12:26

4

da svariati anni a questa parte i monitoraggi seri associano un cookie univoco alla prima visita e riescono PERFETTAMENTE a distinguere gli utenti, e di conseguenza a capire il tempo di visita.

spiace, ma il post è del tutto sbagliato :)

# - postato da tambu - 10 Febbraio 2006 - 12:28

5

Ci sono un sacco di strumenti (esterni ed interni al browser), in nome della privacy, per non seminare cookie, quindi questo metodo, col tempo, forse diverrà sempre più inutile…

# - postato da Andrea - 10 Febbraio 2006 - 12:45

6

Tra l’altro si e dimenticato di menzionare il fatto che l’utente potrebbe stare ore e ore a leggere una pagina e si potrebbe non saperlo poiche l’utente prima se l’e’ scaricata per leggersela comodamente off-line

# - postato da kentaromiura - 10 Febbraio 2006 - 13:02

7

Ammetto che mi piace leggere nel rapporto delle statistiche che il mio sitino amatoriale ha avuto un incremento medio di visite del x% negli ultimi 15 giorni (ma non tirerò pomodori, giuro! ;-) ).

Anch’io ritengo che qualcuno può essere andato a prendere un caffè nel frattempo!
In ogni caso non lo vedrei come un dato totalmente privo di significato.
Sicuramente penso che sia un dato utile laddove il tempo medio di permanenza sia estremamente basso: se si aggira sui 2-3 secondi/pagina può essere segno che (ad esempio):

  1. Alla gente non gliene può fregar di meno di quello che concerne il sito (e allora perché c’è venuta? chiavi sbagliate? e andiamo all’altro post!) - In ogni caso forse dovrei pensare a rivedere alcuni se non tutti i contenuti.
  2. Ci sono problemi di lentezza all’accesso che fanno desistere dalla visita - e allora dovrei provvedere ad una ottimizzazione.
  3. Oppure qualche altro motivo.

# - postato da pierluigi - 10 Febbraio 2006 - 13:05

8

la correttezza delle idee del post di Francesco è vera, può succedere in ufficio, a scuola, in biblioteca.

ma alla fine l’unico interesse per il webmaster è il numero di visite al sito, il numero di utenti registrati e il numero di prodotti acquistati online (se fa commercio elettronico).

infatti il webmaster non lavora solo per la gloria, ma anche per la pagnotta, quindi quando mostrerà orgoglione al cliente l’elevato numero di accessi al sito, la quantità di utenti registrati e gli acquisti che sono stati fatti online, potrà essere soddisfatto del proprio lavoro, e poco importa se un numero x di utenti si collega da un numero x di postazioni o ip, l’importante in tutti casi è fare numero, il cliente vuole sempre questo!

# - postato da Salvatore PECORARO - 10 Febbraio 2006 - 13:31

9

Sono d’accordo con le conclusioni solo a metà.

Che sia un dato inesatto è verissimo, io ad esempio quando leggo un sito che pubblica tante notizie le apro tutte in un colpo in varie tabs di ff e poi me le leggo pian piano. La mia permanenza media agli occhi delle statistiche è quindi di neanche 1 secondo a pagina, mentre in realtà dedico un paio di minuti ad articolo.

Ma non son d’accordo che sia un dato inutile, se la permanenza media degli utenti sul mio sito è di 5 secondi si possono pensare tutti gli scenari che vogliamo, la verità è che le pagine non incontrano il loro interesse.

Il dato non sarà mai quindi esatto e andrà quindi preso con cautela, penso però che a livello indicativo vada più che bene.

# - postato da Arthens - 10 Febbraio 2006 - 18:49

10

Orcoooo… non pensavo di scatenare un vespaio :-)
Vabbè, ovviamente tutti siamo liberi di pensarla come preferiamo ed io ho i miei motivi, solo alcuni esposti, altri no, per pensarla come ho scritto :-)

Per inciso, gli stessi sviluppatori dei programmi di statistica che riportano la permanenza sulle pagine, dicono che il valore è molto molto molto indicativo. Per quanto riguarda i cookie è stato dimostrato più volte, informaticamente, che il dato ha senso in un solo caso, quello della lettura sequenziale. In tutti gli altri, presenta gli stessi problemi degli altri sistemi.

Spero un giorno di incontrarmi nel mondo reale con alcuni di voi e ridiscuterne a voce. Credo che le cose da dire siano ancora tante e forse tramite post è difficile arrivare ad una conclusione, per quanto lo scambio di vedute sia sempre interessante.

Buona domenica a tutti :-)

# - postato da Fradefra - 10 Febbraio 2006 - 23:47

11

Fra, rileggendo adesso il post, mi vien da pensare all’auditel e all’audiradio.

la statistica sul web infatti non può dirti se a leggere quell’articolo sia un singolo individuo o un intero gruppo familiare, ma per la tv e la radio ci sono riusciti!

difatti tutti quei numeri, lo share tanto acclamato, altri non è che un numero forfettario calcolato in base alle preferenze televisive di un numero ben preciso e limitato di famiglie o individui ai quali è stata richiesta la collaborazione per calcolare questi dati.

a me non l’hanno chiesto, voi chi conoscete che ha in casa l’apparecchietto che rileva quante persone stanno alla radio o alla tv, quali canali vedono ecc… quante volte vi hanno telefonato chiedendovi cosa state vedendo o ascoltando?

quei dati a mio avviso sono di una falsità sconcertante, ma dato che a pubblicarli sono organi di stampa di livello nazionale li sì considera attendibili!

aggiungo tra le tante che in america è allo studio una legge contro tutti quei cookie, legati a banner pubblicitari, che tracciano l’utente, in aperta violazione della sua privacy!

scrivendo quanto sopra, mi viene da pensare se gli stessi programmi di statistica violino in qualche modo la privacy dell’utente, visto che ne tracciano i movimenti sul sito.

# - postato da Salvatore PECORARO - 11 Febbraio 2006 - 11:20

12

Trovo il post di Francesco provocatorio e come tale utile…ma troppo drastico, quindi fondamentalmente sbagliato nella sostanza

In primo luogo la durata della visita *si può misurare*, i tool professionali fanno uso di cookie di terze parti e altre piccole alchimie per fornire un dato quanto più attendibile possibile.
A chi ha dubbi consiglio di leggersi la documentazione e fare pratica con un tool per la Web Analytics professionale per rendersi conto di quanto siano strumenti sofisticati e utili.

Ovviamente la durata della visita non è un dato attendibile al 100%, ma neppure i visitatori unici lo sono…forse per questo smettiamo di servircene? No di certo.

Si tratta di un quadro di massima che è fondamentale conoscere.
L’unico dato certo al 100% forse sono le conversioni….ma ora che ci penso mi vengono in mente almeno 4 o 5 casi in cui anche queste potrebbero essere falsate, non per questo smetto di tracciarle.

X Salvatore
per come la vedo io le statistiche non servono solo a dimostrare al cliente che si è fatto del lavoro, servono soprattuto al SEO e al Webmaster ad uso interno

# - postato da Fabio Sutto - 11 Febbraio 2006 - 12:38

13

Spero che il buon Francesco abbia voluto fare uno scherzo di carnevale perche’ il contenuto dell’articolo e’ totalmente errato!
Non facciamo disinformazione per favore!!

# - postato da Marco - 11 Febbraio 2006 - 18:56

14

Scherzo di carnevale? Post sbagliato? Disinformazione?

Onestamente, con alle spalle più di 20 anni di progettazione software a tutti i livelli, di cui 15 passati programmando - 10 in C, avendo fatto parte di due team che sviluppavano sistemi di tracciatura delle visite, facendo parte ancora oggi di un laboratorio che sviluppa applicazioni web di fascia enterprise in DotNet, penso di poter dire qualcosa.
Non ho voglia di fare polemica, comunque. Trovo piu’ utile dirvi che il 26 e 27 aprile sono per un impegno al Westin Palace di Milano. Chi di voi passasse da quelle parti e volesse approfondire a voce, puo’ cercarmi per parlarne e scoprire che quello che dico non e’ campato per aria. Agli altri, suggerisco di studiare cosa vuol dire il fatto che il WWW sia una struttura “state less”. La cosa implica che con qualunque trucco di programmazione, non c’e’ verso, per il server, di sapere con sicurezza cosa succede sul client. Ci sarebbe un unico sistema, che pero’ e’ difficile da implementare, implica lo scaricamento di parti attive da installare sul client e nessuno lo fa sulle pagine web.

Fabio, so che tu ci sarai, il 26 e 27. Se vuoi, potremmo parlarne.
P.S. Mi scuso per i caratteri. Non ho la mia solita tastiera.

# - postato da Fradefra - 13 Febbraio 2006 - 13:53

15

Sviluppo e programmo da molti anni e da circa 4 fornisco un sistema di statistiche… diciamo che qualche esperienza sul campo l’ho fatta!

Confermo quanto segnalato da Francesco.
Non c’è modo di sapere la durata della visita, o meno, non c’è modo di sapere se sappresenta la durata reale o solo l’apertura della pagina.

A maggior ragione ora, con la navigazione a tab, io posso tenere aperte decine di tab, non far scadere mai le sessioni ma non essere attivo.

Cookie, session ID… tutti dati molti interessanti, ma non possono farci nulla contro le azioni dell’utente.
Un cookie ti può dire che io ho aperto la pagina A ora e sono passato alla B tra 10 minuti, ma non potrà mai dire se io quei 10 minuti sono stato sulla pagina oppure ho navigato altrove.

Se proprio vogliamo, potremmo metterci a tracciare i movimenti del mouse in javascript… ma se io navigo ed ho la finestra non “on focus” siamo al punto di prima.

Insomma, non è un dato affidabile come neppure i visitatori unici, come Fabio ha giustamente anticipato.

# - postato da Simone Carletti - 13 Febbraio 2006 - 18:11

16

X Francesco e Simone

A occhio stiamo dicendo la stessa cosa ma, tanto per restare in tema, interpretiamo i dati in modo diverso.

Io sostengo che, per quanto non precise, le informazioni su visitatori unici, durata media della visita etc.etc. sono estremamente utili perchè forniscono una tendenza di massima della quale, specialmente sui grandi numeri, si deve tenere conto.

A ben vedere anche il fatto che il navigatore lasci la pagina aperta mentre va a bersi un caffè, potrebbe voler dire che non ha valutato quella pagina del tutto priva di interesse.
Non sono i tempi misurati con il bilancino ad essere importanti, ma la tendenza a soffermarsi o meno su un sito.

In ogni caso non vedo l’ora di parlarne di persona con voi a Milano :-)

# - postato da Fabio Sutto - 13 Febbraio 2006 - 23:38

17

@Fabio
Quindi confermi che a Milano ci sarai? Ottimo. Avremo modo di chiacchierare su questa cosa e su altre.
Cmq, che il dato sia da considerare, anche se non preciso, sono d’accordo anche io. Basta, come al solito, il buon senso. Per certe cose ha un senso, per altre no.

# - postato da Fradefra - 14 Febbraio 2006 - 00:46

18

Milano intendete ad aprile? :)

# - postato da Simone Carletti - 14 Febbraio 2006 - 12:41

19

@Simone
Sì, aprile.

# - postato da Fradefra - 14 Febbraio 2006 - 13:41

20

molte osservazioni interessanti, ma secondo me fradefra non ha per niente torto. o meglio, la durata della visita ha la sua importanza se la sequenza di pagine visitate lascia intravvedere un interesse concreto. a me personalmente, se uno ci ha messo un minuto e mezzo per visitare due pagine interessa poco (cioe’, mi significa che nel frattempo ha fatto altro). a me interessa sapere quali e quante pagine ha visitato (se ne ha visitate tante, sono ovviamente gratificata! :)).

se poi la maggior parte dei visitatori sono “fugaci” vuol dire che sono il target sbagliato, oppure che pur essendo quello giusto non hanno trovato sufficiente motivo di restare e allora dovro’ rimediare per raggiungere il “mio” target o curare meglio il contenuto.

quello che trovo invece perplessante (?) e’ sapere quanto tempo uno spende in una pagina se visita quella sola (seguendo un link diretto ad una pagina specifica e non la home) e questo il servizio di analisi non me lo dice…
qualcuno ha esperienza di google analytics?

# - postato da marina - 15 Febbraio 2006 - 03:00

21

Non so dire perché sono sempre d’accordo con Francesco, però la mia poca esperienza mi ha portato a vedere ciò che realmente interessa nella realizzazione di siti commerciali. L’unica cosa che conta (a livello di visitatori) é il feedback attivo che ci si aspetta dal sito:

- sito e-commerce: quante vendite ha fatto?
- sito di servizi: quanti utenti ho registrati?
- sito informativo aziendale: quanti contatti clienti ho ottenuto?

Se uno é bravo può fare qualcosa per raccogliere i referrers ed analizzare le keywords con cui arrivano i visitatori. Ecco quella é già una cosa più interessante e fattibile.

# - postato da Orlando - 22 Febbraio 2006 - 12:39

22

Io un modo l’ho trovato, ed è inserire un meta refresh nel codice della pagina, con una durata di almeno un minuto. Sitemeter mi restituisce piuttosto fedelmente la durata della visita. Lo svantaggio è che il numero delle pagine visitate viene totalmente falsato.

# - postato da Dario Q. - 13 Dicembre 2008 - 22:22

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