L’iniziativa si sarebbe già garantita il supporto di publisher e servizi di rete operanti a livello internazionale tra cui anche Twitter, Pinterest, WordPress, Adobe Analytics e LinkedIn, mentre gli incrementi di performance sarebbero stati misurati tra il 15 e l’85% rispetto alla normale navigazione in mancanza del supporto di AMP.

Per raggiungere questi livelli prestazionali, gli ingegneri di Mountain View hanno proposto l’adozione di un sottoset ridotto delle specifiche HTML, denominato appunto AMP HTML, oltre alla messa al bando degli script in JavaScript; in sostituzione di questi ultimi gli sviluppatori dovranno ricorrere agli elementi custom e ai Web Component di HTML5.

E per l’advertising? Google – che con la pubblicità on-line realizza la quasi totalità dei suoi profitti – prevede il supporto degli iframe per continuare a garantire una forma di promozione che, almeno su mobile, per molti versi sarebbe stata fin qui avara di soddisfazione per i publisher.

Via | AMP Project

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