Solo.it?

Venerdì 9 Marzo 2007 - 12:43

di Cesare Lamanna

Software e Servizi

Premessa: io non sono assolutamente d’accordo (Marco non me ne vorrà). Sono contrario per principio a qualunque forma di protezionismo, nazionalismo, sciovinismo, etc., (uso questi termini per comodità e conscio di semplificare il discorso). Ciò detto, vorrei riportare un estratto di questo post di Marco Camisani Calzolari:

Vorrei lanciare una sorta di campagna di sensibilizzazione per stimolare l’utilizzo di servizi web, siti e prodotti digitali italiani.
È evidente che l’idea è nata a seguito dei pensieri che ho fatto su TuoVideo e agli altri prodotti web 2.0 che sto realizzando. Tuttavia oltre all’interesse personale c’è dell’altro. Credo che sia comunque una buona cosa che può far bene all’economia digitale italiana, e quindi a tutti noi, anche quelli che ancora non hanno un’impresa nel web 2.0 e che però troverebbero più spazio in un mercato ricco.
Per esempio farebbe bene utilizzare pitattaforme di blog italiane (chiarisco che invece li non ho interessi) e non americane! Non solo i servizi che devono giocoforza essere italiani in quanto geolocalizzati, ma anche quelli omologhi di altri più famosi. Dal social networking ai servizi VoIP, navighiamo italiano!

Marco cerca un aiuto concreto, collaborazione. Chi vuole può quindi farsi avanti direttamente sul suo blog. Un po’ di feedback possiamo comunque iniziare a raccoglierlo anche qui. Cosa ne pensate?

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Categoria: Software e Servizi | Permalink

Commenti

1

… che i servizi non si valutano in base alla nazionalità, ma all’innovazione, al valore, all’utilità, all’usabilità etc.

# - postato da Francesco - 09 Marzo 2007 - 14:19

2

battaglia morta, quella di fare concorrenza a servizi giganteschi di società enormi, basandosi solo sulla nazionalità dei nuovi servizi.

quanto potrà aver successo una piattaforma di blog italiana, che vuol far (a questo punto) concorrenza a blogger? se ci sono i soldi per indire una “battaglia” contro google bene, altrimenti…

# - postato da smal - 09 Marzo 2007 - 14:22

3

Sono contrario a questi tipi di protezionismo dei prodotti italiani, semplicemente perchè ritengo che il successo di un servizio o prodotto o sito… deve essere meritato dai vantaggi, dai punti di forza eccc…. che ha, a confronto dei concorrenti.

Quindi… bisogna rimboccarsi le maniche e bisogna lavorare ed impeganrsi senza lamentarsi inutilmente su questioni che non hanno ragione di esistere.

Ciao

# - postato da S1m0nee - 09 Marzo 2007 - 14:29

4

Come detto da Francesco, la differenza la fanno l’utilità ed il valore di un servizio.

E’ impossibile pensare che uno strumento possa avere successo se poco innovativo o realizzato in maniera approssimativa rispetto ai concorrenti stranieri.

La stragrande maggioranza degli utenti si baserà su questi criteri, non su altro..

# - postato da Tom - 09 Marzo 2007 - 14:37

5

Favorevole. Autarchia!

# - postato da Andrea - 09 Marzo 2007 - 14:44

6

E’ impossibile pensare che uno strumento possa avere successo se poco innovativo o realizzato in maniera approssimativa rispetto ai concorrenti stranieri.

certo che se l’idea è che un made in ITaly sia per forza poco innovativo o realizzato in modo approssimativo non c’è che darvi ragione.

Anche Tiscali, uno dei casi recente, sembra l’abbia pensata così e nonostante i migliaia di dipendenti stipendiati ha scelto di comprare CM4all da un’azienda tedesca … è proprio ora di cominciare ad organizzarmi un viaggio solo andata per paesi meno rassegnati e più interessati allo sviluppo tecnologico, qui mi sembra non ci sia “ne da fare ne da prospettare” …

# - postato da andr3a - 09 Marzo 2007 - 14:48

7

E se invece di pensare “domestico” cominciassimo a pensare “globale”?
Come comunità di utenti e consumatori non interessiamo quasi più. Parliamo poco le lingue straniere, massime l’inglese, e da qualche tempo anche male la nostra. Non innoviamo, non esportiamo tecnologia, solo manufatti “di lusso”. Abbiamo paura dei cinesi ma svendiamo loro la vecchia tecnologia di cui si servono per farci concorrenza. Abbiamo risorse che altri paesi ci invidiamo ma compriamo all’estero le tecnologie che permettono di sfruttarle.
Nazionalismo linguistico e tecnologico fanno rima con autarchia, autarchia con chiusura e chiusura con paranoia e revanscismo. Già vedo schiere di armadi di server viaggiare da un capo all’altro della penisola per impressionare il capo del governo. Ma Italia.it non ha insegnato proprio niente?
Ieri ne ho sentita una carina dello stesso tipo anche se, apparentemente, di tono diverso: non studiate informatica sui libri italiani, le traduzioni fanno schifo! Peccato che siano così pochi gli studenti capaci di leggere e capire l’inglese ed esprimersi in italiano parlando di lingua o linguaggio senza confonderli, di declinare il plurale di mouse e di trattenersi dal mettere la -s al plurale quando usano un prestito.
Wake up, Neo!

# - postato da Luigi Muzii - 09 Marzo 2007 - 14:55

8

Apprezzo il principio solo. Un po’ di sano orgoglio nazionale (non nazionalismo, è ancora una cosa diversa) aiuterebbe ad avere maggior autostima e porterebbe forse a produrre qualcosa di maggior profilo.

Ritengo però impraticabile la cosa. Usare servizi e prodotti solo perchè italiani, significa auto-limitarsi. L’autarchia non ha mai funzionato.

Orgoglio nazionale significa non essere esterofili per partito preso, significa valutare l’opportunità di una soluzione italiana piuttosto che una parigrado estera. Ma significa soprattutto PRODURRE materiale. Quel che produciamo noi, italiani, è figlio di mani italiane, testa italiana, cultura italiana, tradizione italiana. Dobbiamo aiutare ad imporre l’Italia in quanto migliore, non in quanto italiana.

Per cui apprezzo la buona volontà e approvo il fine. Il mezzo, però, è fuori dai binari.

# - postato da Giacomo - 09 Marzo 2007 - 15:11

9

Sono d’accordo sulla globalizzazione dei servizi.. in fin dei conti - se il fine ultimo è lo “scambio” o comunque una piattaforma per la condivisione di informazioni - un contenitore più “global” ha sicuramente più impatto in termini di visibilità (soprattutto se robusto) e lo utilizzeranno più persone: ci sono già abbastanza confini economico-geografico-politici che, se ci mettiamo anche quelli digitali in mezzo, tutto ’sto parlare di social networking non serve a niente.
Ma è solo la mia opinione.. :-)

# - postato da Fr@ncesco - 09 Marzo 2007 - 15:22

10

Muzii sei un genio:

Già vedo schiere di armadi di server viaggiare da un capo all’altro della penisola per impressionare il capo del governo

# - postato da buzz - 09 Marzo 2007 - 15:59

11

Trovo la proposta senza senso. Non perchè la localizzazione sia assurda. Citando ad esempio Wikio la sua forza è stata proprio quella. Ma richiedere di utilizzare un servizio è senza senso. Se mi torna utile lo uso, altrimenti no. Punto è basta.
Per citarne un’altro che trovo molto ben fatto e utile potrei consigliare 2spaghi.
Questi sono servizi in italiano (wikio mi pare nato in francia e esportato in altre nazioni europee) che utilizzo. Ma non certo per un senso di patriottismo.

# - postato da ugo - 09 Marzo 2007 - 17:30

12

Sono contrario per principio a qualunque forma di protezionismo, nazionalismo, sciovinismo, etc.

condivido pienamente

# - postato da Marco Corsetti - 09 Marzo 2007 - 18:51

13

I servizi e prodotti, se sono buoni, hanno successo, a prescindere dalla nazionalità. Basti pensare al framework moo.fx. Ovvio che è un po’ da stupidi credere di lanciare un prodotto e lanciarlo esclusivamente in italiano. Il successo dei servizi in internet sono le comunità che si creano attorno a questi servizi, e l’inglese si può considerare la lingua universale di internet, quindi non credo ci siano problemi se si creano prodotti, l’importante è riuscire a distribuirli con intelligenza. Su internet non esiste una “sede”, quindi si può creare un servizio come youtube, last.fm e tantissimi altri, ma se si pensa di lanciarlo esclusivamente in lingua italiana, ovviamente questo potrà aver successo solo in Italia, limitanto l’accesso a tantissimi altri utenti di tutto il mondo.

# - postato da miki - 09 Marzo 2007 - 20:22

14

Quest’idea e provocazione di Marco CC è comprensibile ma, anche andando apertamente contro i miei stessi interessi, non la condivido.

Non è spingendo ad usare servizi italiani che si fa crescere il movimento. Si rischia anzi di creare illusioni. Bisogna investire e dare visibilità a chi merita, questo si, ma non a occhi chiusi per il solo fatto che sono italiani.

Detto questo non condivido neanche tutto il pessimismo che emerge da alcuni commenti che mi hanno preceduto. In Italia si fa innovazione, ci sono dei talenti, si sono sviluppate e si sviluppano ancora applicazioni di successo; il vero problema è piuttosto una carenza di imprenditorialità: abbiamo poco voglia di rischiare del nostro.

# - postato da Marco - 09 Marzo 2007 - 22:56

15

Penso che sia una str***ata colossale, è un discorso morto un secolo fa

# - postato da Ikona - 10 Marzo 2007 - 10:54

16

Non bisogna rivolgersi agli utenti (anche se hanno una certa ottica esterofila…) ma agli sviluppatori. Se gli italiani fossero stati i primi ad avere un idea come YouTube, o, che ne so, delicious, e l’avessero pubblicizzata nel modo corretto, avrebbe avuto lo stesso successo che se fosse nata in america. Purtroppo non succede, anche perchè non è che si investa tanto in IT, qua da noi :D

# - postato da Helmakil - 10 Marzo 2007 - 14:14

17

D’accordissimo sul fatto che sia meglio studiare sui libri in inglese (rectius, in americano) e che le traduzioni in italiano siano pessime. E’ quello che faccio da un paio d’anni, e dopo un periodo iniziale in cui facevo fatica, ora lo trovo anche più produttivo in termini di tempi.

Sulla nazionalità, cosa dovremmo fare? Ogni volta che troviamo qualcosa che ci piace (un nuovo servizio, un nuovo script, una nuova tecnologia), dovremmo perdere tempo a vedere se esiste la versione italiana?! Bella idea. Così il gap tecnologico tra questo Paese e (ad esempio) l’India crescerà sempre più… :S

# - postato da paperogiallo - 11 Marzo 2007 - 13:10

18

Devo dire che questa uscita di Marco è un po’ strana visto che è scritta su di un blog in hosting negli Stati Uniti (anche tuovideo è in hosting oltreoceano!).

Al di là di queste banali considerazioni sulla coerenza di chi lancia una iniziativa va detto che l’iniziativa ha poco senso e va nettamente in controtendenza rispetto alla filosofia che ha fatto della rete quella straordinaria avventura che oggi viviamo.

La rete è intrinsecamente sovranazionale e in rete vincono i servizi migliori indipendentemente da dove vengono: skype nasce in europa, l’idea stesso di web è nata a pochi chilometri da casa nostra, il formato MP3 ha visto la luce a Torino…

Essere protezionisti non paga, paga conoscere ed usare i servizi indipendentemente da dove vengono e cercare di farsi venire idee migliori e più brillanti.

L’Italia non è poi tanto indietro come quasi tutti sembrano pensare: abbiamo ottimi tecnici, abbiamo ottimi lavori scientifici, forse quello che manca è spesso un po’ più di coraggio imprenditoriale. Forse vale la pena ricordare che Milano è stata la prima città al mondo dopo New York ad essere illuminata con energia elettrica e che a Milano è stato acceso il primo vero calcolatore elettronico dell’Europa continentale.

bob

# - postato da Roberto Dadda - 11 Marzo 2007 - 19:41

19

Per chi non ha capito, per chi vuole capire e per chi fa finta di non capire (almeno uno lo so per certo) ho risposto qui: http://blog.camisani.com/2007/.....disco.html

# - postato da Marco Camisani Calzoalri - 12 Marzo 2007 - 01:57

20

allora lettu tutto, anche la risposta di Marco, ma non il discorso non regge ancora, mi spiego in italia esistono poche imprese in grado di fare applicazioni solide stabili e funzionzanti (non parlo di funzionalità e usabilità perchè altrimenti divaghiamo) come possiamo pensare di fare web 2.0? Troppi programmatori cercano di attenersi agli standard, ma poi italianizzano lo standard oppure farciscono i programmi o i siti di cose inutili o le applicazioni sono piene di bug. Non racconto frottole perchè valuto decine e decine di software “professionali” prodotti in italia, ma non ce n’è uno che sia bello come quelli “esteri”. Grande esempio è stato dato da italia.it… un po’ di critica sui programmatori ci sta altrimenti perchè il fertile mercato IT italiano non cresce?

# - postato da mik - 12 Marzo 2007 - 09:21

21

Stò realizzando un sistema di blogging gratuito. Sistema tutto italiano :-)
Ancora è in stato embrionale ma prevedo di rilasciare la prima versione “beta” (scusate non ce la facevo a non dirlo) a breve…
Se volete saperne di più potete rimanere in contatto registrandovi qui www.bloz.it e appena siamo online riceverete un alert.

# - postato da Giampy - 12 Marzo 2007 - 10:08

22

Mi sembra una visione veramente molto limitata del web, forse dettata più da aspetti monetari che da vera consapevolezza di quello che rappresenta e significa lo strumento internet.

Non basta fregiarsi del marchio “italia” per pretendere di essere usati dagli utenti italiani, io (personalmente) voglio e pretendo innovazione *vera*.

Chiunque è in grade di prendere il modello di YouTube, digg, delicious e replicarlo in un sito italiano (come è puntualmente accaduto), perché dovrei usare prodotti che cercano di marciare sull’onda del successo di altri dandomi in pasto uno pseudo-clone che manca dell’aspetto principale che caratterizza l’applicazione originale: la comunità che la circonda (che secondo me è ciò che realmente caratterizza il web 2.0 ad oggi).

Un esempio? Netscape.com vs digg.com.

Ancora? Se cerco un determinato argomento su delicious trovo una miriade di link molto interessanti raccolti dalla sua comunità, e francamente (con tutto il rispetto) non penso che qualsiasi altro clone possa darmi la stessa qualità che ottengo dall’uso di delicious.

“chi sostiene che TuoVideo non sia un prodotto originale e che non possa quindi avere successo, avrebbe detto la stessa cosa ai tempi di Yahoo quando Google si è affacciata sul mercato con l’ennesimo motore di ricerca”

L’ennesimo motore di ricerca? che dio ci aiuti!

Iniziai ad usare *l’ennesimo motore di ricerca* nel 1998 e non guardai mai più a nessun altro motore di ricerca!

Perché? semplice, quando cercavo qualcosa finalmente lo trovavo ed era veramente quello che cercavo (si poteva dire lo stesso di yahoo? o altavista?), ma forse dovresti informarti sul funzionamento di una certa cosa detta PageRank:

http://infolab.stanford.edu/~b.....oogle.html

E quei due studenti dottorandi non stavano copiando o creando l’ennesimo motore di ricerca o cavalcando l’onda di yahoo, stavano *semplicemente* innovando e continuano ancora ad oggi a farlo:

http://labs.google.com/papers......html

e questo è il risultato:

http://finance.google.com/fina.....nce?q=GOOG

ottenuto senza chiedere agli americani di essere usati…

Per finire, francamente parlare di confini nazionali nel caso di internet non penso abbia senso (se non dal punto di vista della localizzazione), in internet facciamo tutti parti della stessa nazione e se non è così sfido chiunque a mostrarmi una cartina con dei confini ben chiari (e magari delle dogane per i pacchetti IP). :-)

# - postato da michele - 12 Marzo 2007 - 11:17

23

Autarchia

# - postato da Catone - 12 Marzo 2007 - 12:55

24

Michele, se pretendi qualcosa devi fartelo da te. non puoi PRETENDERE innovazione. Crea un’azienda e prova a innovare.
In Internet facciamo tutti parte della stessa nazione ma le tasse le paghiamo in Italia. Se hai qualche base di economia le conseguenze le conosci.

# - postato da Marco Camisani Calzolari - 12 Marzo 2007 - 13:31

25

Marco qualche volta sembri un po’ ardito in queste tue arrampicate concettuali. Esiste come ben sai una domanda ed una offerta, ci sono ambiti nei quali chi è la domanda può e deve esigere quello di cui ha bisogno indipendentemente dal fatto di realizzare lui un servizio simile.
Io volo spesso, esigo sicurezza, esigo puntualità, mi piace essere servito bene a bordo, ma non per questo fondo una linea aerea, mi limito a scegliere tra l’offerta disponibile.
Tra l’altro io non capisco come siamo arrivati a parlare di innovazione partendo da un sito fotocopia di un altro che di innovazione non credo ne faccia minimamente.
O mi è sfuggito qualche cosa?

bob

PS iocontinuo a postare commenti sul tuo sito, non li vedo pubblicati, sul vocabolario si chiama censura e no no non è bella sai?

# - postato da Roberto Dadda - 12 Marzo 2007 - 14:15

26

“Michele, se pretendi qualcosa devi fartelo da te. non puoi PRETENDERE innovazione. Crea un’azienda e prova a innovare.”

E questa che risposta è?

Mi considero fortunato a non essere uno dei tuoi clienti e terrò gli occhi bene aperti per evitare di diventarlo, ma non penso di correre tale rischio dato che (come ho detto) nei prodotti che *uso* cerco innovazione…

# - postato da michele - 12 Marzo 2007 - 16:43

27

Io non mi ritengo “nazionalista” e/o boicotto prodotti stranieri, prima valuto se sono validi.
Pero’ quante persone utilizzano google group solo perche’ e’ google, prendendolo a “scatola chiusa per buono”.
A me sinceramente non piace, non e’ chiaro e non e’ ben strutturato, in giro c’e’ di meglio, basta cercare.
Se questo meglio poi e’ italiano, faccio un sorriso in piu’…

# - postato da adunger - 12 Marzo 2007 - 17:26

28

Michele è ovviamente una risposta stupida come stupido è l’intervento della amica di marco che guarda caso salta sempre fuori quando lui è in difficoltà ad aiutarlo sempre con la solita balazana idea dell’invidia del prossimo nei confronti del genio.

Ella dice:
“Tutti quelli che non hanno il coraggio di fare stanno a criticare chi fa.” Si cerca di fare passare l’idea che uno per criticare una cosa la debba sapere fare per forza. Sarà ma io di ginecologi che abbiano partorito non ne conosco troppi…

bob

Avrei risposto volentieri sul blog di Camisani, ma il cittadino digitale continua a usare nei miei confronti la CENSURA!

# - postato da Roberto Dadda - 12 Marzo 2007 - 17:33

29

Nel secondo post è evidente a mio parere l’errore concettuale di fondo:

Credo che gli influenzatori, i blogger e la stampa debbano promuovere servizi alternative al monopolista (Google)

E perchè? Per una avversione preconcetta al monopolista o perchè il monopolista fa male il proprio lavoro? Per me vale solo la seconda motivazione, per MCC sembra invece che il monopolista vada contrastato tout court.

Un altro errore è pensare che, in questo caso, il monopolista faccia il lavoro peggio di te visto che TuoVideo.it ha una qualità video migliore di GoogleVideo/YouTube: errore (sempre a mio parere, naturalmente) perchè se voglio vedere un film in HD lo compro, se voglio vedermi un breve video grabbato da un canale televisivo o ripreso con il cellulare, evidentemente mi interessa innanzitutto trovarlo. E si torna al discorso di community di cui qualche commento sopra.

# - postato da paperogiallo - 12 Marzo 2007 - 19:53

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