Il SEO e i suoi clienti: quali risultati garantire?
Lunedì 5 Dicembre 2011 - 11:25
di Daniele Buscioni

C’era una volta Google e la sua prima pagina composta da 10 risultati: le SERP cambiavano giusto ogni fine mese (ricordate la celebre Google Dance?), quasi tutti gli utenti vedevano gli stessi risultati (dipendeva solo dal datacenter interrogato in quel momento) e se un software di tracking segnava “11 posizione” era certo che il nostro sito si trovava in 2° pagina.
Più si va avanti e più i cambiamenti offerti da Google riflettono quanto gli utenti si aspettano di trovare: risultati personalizzati, geolocalizzati, mappe (se si tratta di esercizi commerciali), news (se si tratta di personaggi) e posizioni disponibili (sono sempre 10?) rendono la prima pagina molto “ballerina”.
Ecco un esempio rilevato qualche ora fa, per la keyphrase “scuola di lingue a roma“. Si ottengono nell’ordine:
- 3 annunci Adwords
- 3 risultati organici
- 7 risultati da Maps
- altri 5 risultati organici
In questo caso i risultati organici sono 8 (e non 10), quindi garantire la 1° pagina non equivarrebbe a garantire almeno un 9° o 10° posto; un software di tracciamento del ranking, lanciato come verifica, individua uno dei siti presenti in una posizione diversa da quella reale.
Le difficoltà per il SEO non si limitano solo alla garanzia del risultato, ma si estendono quindi anche al monitoraggio ed alla reportistica: chi mi dice che il cliente vede il mio stesso elenco di risultati? Chi spiega al cliente che, se il report generato dal software lo colloca in una posizione X, in realtà la posizione reale è 2 o 3 posti più su e quindi ho fatto centro? Come dargli torto se non crede più alla nostra parola?
Categoria: Motori di ricerca | Permalink
Commenti
1
Beh … se tutta l’attività SEO si riduce alla fine ad un semplice report che evidenzia le posizioni sui motori, dico senza la minima paura di sbagliare che chi lavora così dovrebbe cambiare mestiere. O perlomeno non definirsi SEO.
Le attività di un SEO vanno ben oltre, e la garanzia di risultati non fa parte del vocabolario SEO, perchè da definizione è lo stesso motore di ricerca che non garantisce la posizione, come può quindi farlo un SEO ?Potrei scrivere per 10 ore di fila su metodologia e reportistica SEO, ma mi limito a dire che se si studia il target e lo scenario di riferimento un bel report sul traffico organico brand e No-brand ( per farla facile, ma si potrebbe segmentare diversamente) vale più di 100 pagine di keyword ranking.
Quindi SEO, non abbattetevi c’è eccome il modo per far valere il proprio lavoro.
2
Ciao Fabio, il tuo spunto andrebbe utilizzato in una guida stile “Il perfetto cliente” :)
E’ chiaro che l’attività SEO sia una delle componenti di un’attività globale di Web Marketing ma è spesso un concetto molto difficile da far recepire al cliente. Così come si fatica a far capire che da un punto di vista tecnico/progettuale un sito web non può costare 200 euro (come propone il figlio del bottegaio del palazzo di fronte), così si fatica a far capire che stare in 1 pagina con un sito pietoso non porta a nulla.
Presupponendo una sua scarsa conoscenza del lavoro e delle migliori strategie a suo vantaggio, spesso al cliente interessa solo “stare lì”, così come a molti interessa solo avere un sito web e non un “bel” sito web.
Questa almeno è la mia esperienza di massima, non solo con piccole realtà ma anche con alcune aziende più grandi.Ben vengano poi approcci come il tuo per “educare” il cliente (sempre che egli voglia essere educato).
# - postato da Daniele Buscioni - 05 Dicembre 2011 - 12:43
3
rifiutarsi di venire pagati in base al ranking sarebbe un buon inizio.
# - postato da Stefano Gorgoni - 05 Dicembre 2011 - 12:46
4
Quoto in toto Daniele.
@Stefano: purtroppo non ci sono molti altri parametri…
5
Un buon SEO, più che pensare a fare proclami circa la visibilità, dovrebbe vendere call per action ed i lead.
A quel punto è più facile ed oggettivo dimostrare l’efficacia del lavoro svolto.
Parlare ancora di “primi su google”, oggi, è un po’ un controsenso ed anacronistico.
6
@Giacomo: per attività di branding o per siti vetrina diventa difficile proporre remunerazioni basate su lead o sale. La visibilità è l’unico traguardo desiderato, si potrebbe magari pensare ad un benefit basato sull’incremento delle visite.
# - postato da Daniele Buscioni - 05 Dicembre 2011 - 13:50
7
@Alberto
come non ci sono altri parametri?? Le conversioni da utenti a clienti, queste contano e queste si possono quantificare eccome. Se vendi il ranking rischi di incartarti in una logica che non è comemrciale, anzi è una non-logica dove a volte ti può dire bene e altre molto molto male (tanto lavoro, poco guadagno)
# - postato da sunny - 05 Dicembre 2011 - 14:08
8
Certo, purtroppo però
a) il numero di conversioni non lo puoi sapere prima di fare il preventivo al cliente, e
b)non dipende più di tanto dal SEO, perchè se il prodotto non tira o come si diceva sopra il sito è inadeguato, o il cliente sbaglia una campagna offline e si gioca il mercato…beh, tutto questo può impattare sulle conversioni contatto-cliente ma è indipendente dalla qualità del lavoro SEO. Al massimo questi elementi li puoi usare per stimare delle success fee.
9
Se io vado dal medico e mi prescrive le medicine, e le prendo, mica che la guarigione è garantita.
# - postato da Dario - 05 Dicembre 2011 - 21:08
10
Quoto Alberto che secondo me sintetizza bene il concetto: se vogliamo essere pignoli, garantire conversioni non attiene specificamente alla SEO (ricordate cosa significa la sigla ?), magari al web-marketing (non basta più avere il sito, ma presenziare il web a più livelli), perchè no il web-master/designer (il sito conta almeno al 50% in ottica “conversione”) o, addirittura, al marketing più in generale (l’immagine/strategia offline dell’azienda deve essere assolutamente allineata e coordinata con la sua presenza online).
In più ci sono da considerare elementi “esogeni” quali la congiuntura, i trend in certi settori merceologici, la stagionalità di prodotti e servizi, ecc.Come diceva Daniele Buscioni, al limite un incremento di conversioni potrebbe essere considerato come fattore “bonus”…ma poi come si fa a dimostrare al cliente che quello è ESATTAMENTE un visitatore che hai portato tu? Mettiamo che il suo “referrer” sia vuoto perchè il visitatore ha digitato direttamente l’indirizzo del sito nella barra indirizzi del browser (anche se magari lo aveva letto in una landing page il giorno prima…) !!! Come fai a stabilire di chi è “il merito” ?!?
Il posizionamento (per quanto è vero che l’analisi delle SERP stia diventando complicata) è l’unico aspetto oggettivo e matematico su cui poter oggettivamente discutere. Basta stabilire il TIPO di risultato (ricerca globale, posizionamento per pagina PLACE, ecc.) e stabilire se verranno misurate le POSIZIONI o la PAGINA (riprendendo il concetto ben espresso nel post).
Infine una nota tecnica. E’ vero che i risultati possono variare anche di parecchio se “geo-localizzati” o per altri fattori. Io tendo a far capire questo al cliente A PRIORI, stabilendo che la ricerca sarà la più “imparziale” possibile, evitando personalizzazione dei risultati ed impostando soltanto la lingua. Nell’esempio del post:
hxxp: // www. google.it / search?q=scuola+di+lingue+a+roma&pws=0&hl=it
# - postato da Riccardo Piccini - 06 Dicembre 2011 - 09:45
11
@RIccardo
Scusa, ma l’unico fattore veramente oggettivo per il SEO è il traffico organico. Punto.
Il posizionamento, comunque tu lo voglia mettere è per definizione ed evoluzione di Google: soggettivo. ( personalized search, geolocalizzazione dell’utente che digita la query)
Anche lo strumento che usi per tracciare le posizioni non è neutrale, tanto è vero che l’unico strumento “oggettivo” di questa metrica, ovvero Google Webmaster Tool, usa la posizione media.# - postato da Fabio Schenone - 06 Dicembre 2011 - 10:10
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@Riccardo
quando parlavo di conversioni davo per scontato una SEO funzionale a una campagna pubblicitaria. In effetti parlando di SEO in senso stretto, di mero posizionamento, l’obiettivo è solo quella posizione x nella dannata prima pagina, il tuo discorso è sensatissimo, ma in ogni caso i problemi di misurazione sono dietro ogni angolo. Quindi in generale sarebbe fare un discorso molto chiaro ai clienti e utilizzare il posizionamento come parte di una strategia, non come mero risultato a se. Poi si, i clienti sono felici che sono primi per quella ricerca..ma le vendite? Magari zero… è sempre il solito discorso, alcuni clienti mangiano la foglia e vogliono una consulenza a 360, altri si baloccano di essere “primi su Google”, dipende uno che clientela si vuole tenere (va benissimo anche la seconda per carità, uno deve pur lavorare eh).
# - postato da sunny - 06 Dicembre 2011 - 14:47
13
@Fabio,
non devi scusarti minimamente…siamo qui per confrontarci, attingere alle idee/esperienze altrui e scambiarsi opinioni…del resto, matematica a parte, scenze esatte non ne esistono molte! :)Capisco il tuo ragionamento e lo ritengo sostanzialmente corretto. Ma non concordo sul fatto che quello possa essere L’UNICO fattore oggettivamente misurabile.
Secondo me è importante (e possibile) concordare col cliente uno strumento condiviso di misurazione (GWT ? SEO Spyglass o Cuterank ? Uno dei tanti online ?) e, a quel punto, vedrai che gli scostamenti tra le TUE e le SUE rilevazioni saranno minimi se non nulli…se “lo porti” in prima pagina sia te che lui vedrete il sito effettivamente in prima pagina…senza alcun “trucco” o “margine d’errore grossolano”…
Recentemente ho lavorato su un progetto SEO per una compagnia con sede in USA. Abbiamo stabilito lo strumento da utilizzare di comune accordo per le rilevazioni delle SERP (abbiamo optato per una soluzione online vista proprio la distanza geografica e di lingua) e, con sorpresa di tutti, nel 90% dei casi i rilevamenti via-software erano gli stessi appurabili addirittura anche in STATI (USA) diversi direttamente sulle SERP…
Intanto l’esempio che citavo io (con il parametro “pws=0″ all’interno della query-string) evita di tener conto di eventuali personalizzazioni durante la ricerca. Seconda di poi, per annullare (di fatto) le differenze per la geo-localizzazione è possibile stabilire una località comune per le verifiche (tra te ed il committente) oppure AZZERARE totalmente la problematica in questione passando da un proxy online tipo hidemyass.com…
Provare per credere…non costa niente!!! ;)
ciao# - postato da Riccardo Piccini - 06 Dicembre 2011 - 15:30
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@Riccardo
in effetti dovremmo sederci ad un tavolo e parlarne per ore ;)Io preferisco comunque misurare il traffico ed educare il cliente su questo, anche perchè essere primi per “piandeitrillipipiripì” al di là di avere l’ego contento e il cliente soddisfatto, non si traduce ne per me ne per il cliente in miglioramento del business ( a meno che piandeitrillipipiripì non porti 1 milione di visite mese ovviamente ;))
15
@Fabio
esatto…magari un giorno lo faremo davanti ad una birra…se non sbaglio anche tu, come me, abiti a Genova, giusto ?!? ;)Rimanendo on-topic…condivido quello che hai detto nel tuo ultimo post…ma do per scontato che chi oggi come oggi approcci una (in senso non letterale ma un pò “allargato” al web-marketing) SEO seria dia la giusta importanza alle fasi preliminari che sono: a) analisi aziendale conoscitiva (mission, obiettivi, prodotti, budget, ecc.); b) analisi del mercato di riferimento (target, competitors, opportunità, ecc.); c) studio delle keywords (long-tail, traffico/mese, livello di competizione organica e non, “propensione alla vendita” di ciascuna kw, ecc.).
Se queste 3 fasi vengono fatte bene, le keywords su cui punti NON possono essere certo le “piandeitrillipipiripì” di turno e, di conseguenza, un buon posizionamento per QUELLE keywords è ASSOLUTAMENTE importante e, in questo caso, certo che mi interessa MISURARE oggettivamente il posizionamento per farmi pagare un tale servizio dal cliente!!!
Se poi oltre allo (a quel punto) scontato traffico in più gli procuro anche delle conversioni tanto meglio (bonus?!?)…ma il lavoro di posizionamento fatto in maniera professionale deve, secondo me, essere RICONOSCIUTO e RETRIBUITO…
Just my 2 cents!
:)
# - postato da Riccardo Piccini - 07 Dicembre 2011 - 09:52
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@Riccardo
trovi i miei contatti sul mio sito, così ci facciamo sta bevuta ;)# - postato da Fabio Schenone - 07 Dicembre 2011 - 11:55
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valutare una campagna seo dalla posizione sulle SERP è una cosa che si faceva 10 anni fa. Se i SEO non sono riusciti a cambiare modello di business e a far capire ai clienti che la posizione non è più un parametro…direi che per molti versi è colpa loro. Un buon lavoro seo si vede alla lunga e porta vantaggi ben più concreti di un quinto posto su google…anche perchè le keyphrase si stanno allungando (e parecchio)…non ha nemmeno più molto senso “posizionarsi per certe parole chiave”…il frutto del lavoro si vede dai guadagni che aumentano e della visibilità e reputazione che crescono. Punto.
# - postato da Massimiliano - 15 Dicembre 2011 - 14:40
18
Credo che l’educazione del cliente sia il problema più spinoso attualmente. Ci sono persone a cui piace ancora la gif animata “chiocciola rotante” o la musichetta midi di sottofondo, eppure credo che qualunque serio professionista gli abbia spiegato che sono rispettivamente roba antica o poco usabile. Spesso si è costretti ad attaccare il padrone dove vuole l’asino ;)
# - postato da Daniele Buscioni - 15 Dicembre 2011 - 14:59
19
[…] Tutto ciò si tradurrà quindi in una maggiore personalizzazione dei risultati, con una SERP ritagliata sempre più a misura di utente. Ci chiedevamo qualche tempo fa quali risultati garantire ad un cliente e quali approcci fossero migliori per seguire questi cambiamenti, dato che da ora in avanti le differenze di ricerca potranno essere più evidenti e perlomeno dichiarate da Google stesso. […]
# - postato da SEO e aggiornamento delle norme sulla privacy di Google | Edit - Il blog di HTML.it - 30 Gennaio 2012 - 12:12







