Questa direttiva ha l'obbiettivo di aggiornare quella attuale che risale al 2011, in modo da uniformare maggiormente la gestione e l'applicazione del diritto d'autore all'interno dell'Unione Europea. Tuttavia all'interno del suo testo vi sono dei punti molto controversi che potrebbero trasformare, in negativo, il modo in cui fruiamo dei contenuti su Internet, creando le basi per l'instaurazione di un sistema di controllo dell'informazione libera.

Oggetto della diatriba sono in particolare gli articoli 11 e 13.

Articolo 11: la Link Tax

Il primo si occupa della protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico ed editoriale in genere in caso di utilizzo in ambito digitale, l'articolo 11 obbligherà chi pubblica anche una minima parte (snippet) di un contenuto protetto da Copyright a munirsi di una licenza d'uso che dovrà corrispondere alla testata che ne è titolare, ciò prima di poter utilizzare parte del testo del testo o anche solo linkarlo per creare un incipit ad un altro articolo. Da qui la definizione Link Tax.

Questo scenario è già stato osservato in alcuni paesi dove la magistratura o una legge ad hoc hanno obbligato Big G a pagare una licenza d'uso per poter mostrare le anteprime delle notizie su Google News. In tutti i casi Google ha chiuso il servizio in quel Paese oppure ha ridimensionato la sua rassegna stampa. L'articolo 11 non si ferma alle grandi multinazionali ma allarga il raggio d'azione anche ai singoli cittadini che, solo per poter condividere un link sul proprio blog o magari per citare un articolo di una testata, potrebbero dover pagare una forma di licenza agli editori.

Si tratta di uno scenario surreale dove sostanzialmente la libera circolazione delle notizie verrebbe irrimediabilmente lesa visto che non tutti hanno le risorse per poter pagare una licenza, alla maggioranza delle persone verrebbe preclusa la possibilità di condividerle e di parlarne online. L'articolo 11 avrebbe anche effetti deleteri per il mercato editoriale che vedrebbe calare drasticamente il traffico di visite giornaliere e dunque anche gli introiti pubblicitari derivati.

Articolo 13: il super filtro preventivo

L'articolo 13, invece, tratta dell'utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti. Le piattaforme online che offrono e gestiscono vari contenuti adottano forme di controllo sul diritto d'autore diverse a seconda delle loro potenzialità e degli accordi che hanno con le varie agenzie che tutelano il diritto d'autore.

Se venisse approvata la nuova direttiva le piattaforme online sarebbero legalmente obbligate ad applicare un controllo preventivo su tutto il materiale pubblicato dagli utenti, in modo da bloccare tutti i contenuti coperti da diritto d'autore. Si tratta di un sistema molto simile al Content ID di YouTube, un algoritmo che consulta un enorme database contenente tutte le tracce audio e video protette da Copyright e blocca in modo preventivo il loro utilizzo senza autorizzazione.

YouTube e Google, ma anche Facebook e altre compagnie simili, possono permettersi i costi di una tale infrastruttura ma le piccole imprese ne uscirebbero estremante svantaggiate e, a seguito di un'inadempienza, potrebbero essere divorate dalle cause legali e dalle sanzioni che ogni stato dovrebbe applicare per ciascuna violazione della direttiva.

Tale sistema di filtri preventivi non è del tutto irrealizzabile ma va ad azzoppare qualsiasi piattaforma online che non abbia le risorse per implementarli, andando quindi a trasformare Internet in un mercato monopolizzato dai grandi player del mercato che hanno le potenzialità per ottemperare alle direttiva. Inoltre tale controllo andrebbe a violare i principi di libera circolazione delle informazioni o della satira, applicando una forma di censura anche ai semplici fotomontaggi a sfondo umoristico e meme.

Equo compenso

Molte critiche sono state sollevate anche all'articolo 12 che tratta delle richieste di equo compenso. Questo articolo contempla solo le licenze d'uso tradizionali senza dunque menzionare soluzioni come il Creative Commons dove non è richiesto nessun pagamento per poter utilizzare un contenuto online.

La direttiva dunque sembra non essere conscia della natura di Internet né dei costi e delle difficoltà della sua applicazione. Il legislatore ha dunque il dovere di trovare un giusto equilibrio per tutelare il diritto d'autore sul Web, anche se molte formulazioni di tale direttiva sono eccessivamente vaghe e non mettono dei paletti ben definiti alla loro applicazione, in modo da tutelare anche il diritto all'informazione e alla critica.

Il 20 giugno 2018 la Commissione giuridica del Parlamento europeo (JURI) ha dato il via libera al voto della direttiva chedeve appunto passare per l'approvazione del parlamento europeo in seduta plenaria. L'ok definitivo è dunque ora nelle mani dei parlamentari eletti a suffragio universale dai cittadini dei singoli stati dell'Unione Europea. I parlamentari possono anche essere contattati per email dai singoli cittadini comunitari che hanno il potere di influenzare il voto del proprio rappresentate, infatti in questi mesi sono nati diversi portali sponsorizzati da varie associazioni no profit che puntano a sensibilizzare i cittadini sui possibili effetti di tale direttiva.

Wikimedia, la fondazione che sta dietro Wikipedia Italia, ha contribuito alla creazione del portale saveyourinternet.eu dove è possibile infornarsi nel dettaglio sulla direttiva oltre a visualizzare quali sono stati i membri del JURI che hanno votato contro o a favore di questa direttiva.

Via it.wikipedia.org

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