Il computer invisibile di Donald Norman

Mercoledì 4 Ottobre 2006 - 09:40

di Francesco de Francesco

Grafica

Ecco, lo so che con questo post mi guadagnerò le antipatie di quei pochi che ancora mi salutavano ma non riesco a farne a meno.

Si parla tanto sul Web del libro “Il computer invisibile” di Donald Norman, per alcuni concetti importanti che lo stesso ha diffuso mediante questo ed altri suoi scritti. Il libro, per altro, rientra tra quelli che molti docenti universitari fanno leggere ai propri allievi.

Ho iniziato a leggerlo, sono arrivato a metà, ho controllato velocemente il seguito ed ho interrotto, cosa fatta rarissimamente in vita mia (non si arriva ad una mano, contandole). Perché?

Il concetto del computer invisibile e dell’infodomestico di cui Donal Norman ci scrive è sicuramente importante. Un computer (con tutto il corredo software del caso) dovrebbe essere progettato in modo da potersi impiegare in modo quasi automatico, senza doversi concentrare sullo strumento, invece che sul compito. Siamo molto lontani da ciò, invece.

Allo stesso modo, è importante la necessità che gli strumenti informatici destinati agli utenti (lasciamo quindi perdere switch, router, firewall e diavolerie simili) siano progettati da psicologi, non da tecnici. I tecnici dovrebbero progettarli per gli aspetti sistemistica profondi e poi farli realizzare. Purtroppo ciò non avviene e ci ritroviamo con dispositivi che necessitano di un manuale di 200 pagine perché si utilizzino al 50% delle loro possibilità. Ci ritroviamo con cellulari che per rifare l’ultima telefonata necessitano della pressione di 5 tasti.

Quando capiremo che una interfaccia deve consentire l’uso immediato e trasparente di un dispositivo senza richiedere alcun apprendimento (o limitato al minimo), forse ci evolveremo verso un livello superiore.

Ancora, è importantissimo che i prodotti abbiamo una valenza applicativa prima che tecnica. L’esperienza ci ha insegnato innumerevoli volte che un prodotto super-tecnico, dalle performance ai massimi livelli, con potenzialità mostruose, normalmente fallisce e finisce in qualche museo dove sarà ricordato come “the must”. Invece, saranno commercializzati e faranno successo quegli strumenti che in modo facile ci consentono di fare ciò che ci serve.

Lasciamo perdere il fatto che siate o no d’accordo con Donald Norman o no (ed io lo sono). Il punto non è questo. Anche dando come premessa che tutto ciò sia giusto, vorrei far notare alcune cose.

Considerazione 1. Queste cose si dicevano anche in Italia, a Milano, negli anni 80. Io c’ero e posso testimoniarlo. Mi occupavo di progettazione, programmavo in C, realizzavamo interfacce operative sia per il software, sia per strumentazione elettronica.

Se, però, se ne parlava in Italia, considerata la storica arretratezza del “bel paese”, è lecito pensare che negli USA se ne parlasse già da dieci o venti anni (la lavatrice era già cosa standard nelle case americane degli anni 30!) In sostanza, si parla di un tema vecchio.

Considerazione 2. Se si prende il libro e si tolgono le ripetizioni, restano dieci pagine di contenuto. Provate voi, se non ci credete. Il libro è di una noia mortale, non perché lo sia il contenuto, ma perché continua capitolo per capitolo a ripetere le stesse cose. Come se una volta letta una frase, fossimo così idioti da doverla rileggere in cento pagine ancora, per capirla.

A questo punto mi chiedo come mai questo libro sia così famoso e citato e mi vengono in mente alcune possibilità.

Prima. Non c’è altro.

Seconda. Con l’avvento di Internet, in termini di interfaccia siamo tornati venti anni indietro, quindi c’è bisogno di rispiegare quello che si spiegava già dieci anni addietro.

Terzo. Donald è famoso (beato lui) ed è diventato il Peter Norton che i vecchietti degli anni 80 probabilmente ricorderanno. Qualunque cosa scrivesse, dato che l’aveva scritta lui, si vendeva.

Quarto. Ha proprio ragione lui e siamo noi ad aver bisogno che qualcuno ci ripeta per cento volte la stessa cosa, prima di capirla. Inoltre a distanza di qualche decennio, abbiamo bisogno che ci si ridica la stessa cosa, altrimenti ci scordiamo.

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Commenti

1

Premetto che non ho letto il libro che citi, ma altri libri dell’autore. Ho studiato design e ho letto proprio quei testi all’università, e proprio qualche giorno fa (a 5/6 anni di distanza dalla lettura) mi son trovato a consigliarne la lettura ad un amico (si parlava di come gli oggetti, la macchina fotografica in quel caso, possano amplificare o meno il modo di vivere un’esperienza).
I testi sono ripetitivi? beh forse puo’ essere un punto di vista. Ma la ripetitività consiste (almeno negli altri testi) in una lunga serie di esempi del vissuto, che stanno proprio a testimoniare quanto siamo lontani da cio’.
Per me sono ottimi libri alla base dell’usibilità e della progettazione (in tutti i campi).
Spesso si sta più attenti a cio’ che è nuovo: faccio uno splendido sito in ajax e magari la navigazione è improponibile. Sempre tenere in primo piano chi deve usare il sito/oggetto e per quale fine.

# - postato da Fabio - 04 Ottobre 2006 - 10:08

2

Premessa: non ho letto il libro e dopo questa recensione dubito che mai lo farò.
Personalmente anch’io “odio” i libri (tecnici o meno) che si ripetono allungando il brodo a dismisura (mi ricordo che questo stratagemma lo usavo a scuola per riempire le 4 facce del tema di italiano! E di solito il giudizio era “Buono il contenuto, da rivedere la forma).
Posso andare OT e stroncare “Stato di paura” di Chricton? Mi permetto di farlo più o meno per gli stessi motivi di Francesco aggiungendo che un romanzo dovrebbe essere tale e basta, non una serie di dati a conferma (o il contrario) di qualcosa ripetuti alla nausea.

Ritornando IT dico la mia su questa affermazione:
“Allo stesso modo, è importante la necessità che gli strumenti informatici destinati agli utenti sianoprogettati da psicologi, non da tecnici. … Purtroppo ciò non avviene e ci ritroviamo con dispositivi che necessitano di un manuale di 200 pagine perché si utilizzino al 50% delle loro possibilità…”

Dio ce ne scampi! Tutti vorremmo avere computer esenti da falle (hw e sw), magari con comandi vocali alla Star Trek, con due tasti sulla tastiera (”Fai Tu” e “Annulla”) ma l’utopia è intrinseca all’oggetto poichè allo stato attuale delle cose il computer è ancora nella propria fase embrionale.
Mi spiego meglio: il problema dei computer all’inizio è stato ridurre le dimensioni (e su questo ci siamo arrivati). Poi è stato quello di renderlo accessibile alla massa (idem). Ora dovrebbe essere quello di renderlo fruibile in maniera semplice ma ciò si scontra (secondo me) con due semplici fatti: 1) siamo ignoranti informatici per motivi generazionali 2) il computer (pc) si deve sobbarcare un flusso di compiti enorme gestito da innumerevoli (troppi) software differenti che insieme creano un mix (spesso) diabolico.
Il secondo punto è purtroppo eredita’ dei sistemi piu’ commerciali che sottostanno a mamma Microsoft. Infatti chi usa Mac di solito va incontro a molti meno problemi e si preoccupa (quasi soltanto) del fine per cui ha comprato un computer.
Mi piacerebbe che un pc fosse semplice come un Ipod ma la differenza tra i due è la mole di compiti a cui sono destinati (non la semplicità d’uso in se’).

In sostanza credo che, come non dobbiamo essere dei meccanici per poter guidare un’automobile, giustamente non dovremmo essere dei tecnici per mandare una mail, navigare o scrivere in un “word processor”…forse quello che ci manca è una “scuola guida” seria in grado di fornire le fondamenta dell’utilizzo del pc e poi la stessa mancanza di serietà nelle aziende che forniscono le fondamenta del sistema operativo (non faccio nomi ma avete capito) nel darci sistemi stabili e affidabili.

Mi scuso per la logorrea.
Ciao
J

# - postato da Jfk - 04 Ottobre 2006 - 10:19

3

Ho letto il libro alcuni anni fa, in periodo di tesi (interazione uomo-macchina, appunto). In parte sono d’accordo con Francesco: il libro è esageratamente ripetitivo e non è certo dei più brillanti di Norman. Credo che la fama di costui gli permetta effettivamente di pubblicare qualsiasi cosa, anche vecchie idee riviste e corrette per la centesima volta.
Però….
Invito Francesco a riflettere su alcune cose:
1) il libro è scritto da un Americano. I saggi di questo tipo sono quasi sempre iper-ripetitivi, quasi che gli americani siano imbecilli e abbiano bisogno di rileggere lo stesso concetto scritto in 10 fresi diverse. Pedagogicamente può anche funzionare, ma certo per noi che non ci siamo abituati a volte è proprio è una palla.
2) Quando un tecnico, un esperto, un addetto ai lavori diventa famoso tra il grande pubblico, spesso succede che va scrivendo cose assai note agli addetti ma che sono delle novità per tutti gli altri, e se riesce a farlo in un linguaggio che tutti capiscono, è un bravo divulgatore. Norman può essere un bravo divulgatore anche parlando di cose su cui noi, addetti ai lavori, ragionavamo vent’anni fa.
Dovresti fare un altro test: vedere quante persone comuni, che non si interessano minimamente di usabilità e interfacce, lo leggono e dicono “che palle, ma queste sono cose già sentite!!!”. Credo che non ne troverai molti.
Forse non siamo noi il vero target del libro…

# - postato da Paolo - 04 Ottobre 2006 - 10:28

4

“Allo stesso modo, è importante la necessità che gli strumenti informatici destinati agli utenti sianoprogettati da psicologi, non da tecnici. … Purtroppo ciò non avviene e ci ritroviamo con dispositivi che necessitano di un manuale di 200 pagine perché si utilizzino al 50% delle loro possibilità…”
beh siam tutti d’accordo che non debba essere cosi.. ma non prendiamo alla lettera il testo. Sappiamo tutti che spesso ci sia una divisione di compiti. credete che la stessa persona ( o team) gestisca un software dal codice all’interfaccia grafica? che un’atomobile sia progettata dal motore al design dalla stessa persona? per fortuna no. non oserei immaginare la bellezza di un’automobile disegnata da un ingegnere.
La diffusione dell’informatica la dobbiamo al passaggio dal dos a windows (interfaccia copiata da apple..). Se non si pensa a chi è destinato uno strumento, a come lo dovrà usare, potrà essere funzionante quanto volete..ma usabile?

# - postato da Fabio - 04 Ottobre 2006 - 10:47

5

santo cielo che bello.
Almeno un’altro che non mi guarda con schifo se faccio dei commenti negativi al libro di cui sopra.
Sono stato tacciato di tutto quanto esiste di negativo sulla terra per aver solo dettoche il libro era noioso e vecchio.
^___^

# - postato da LordMax - 04 Ottobre 2006 - 11:26

6

Io il libro l’ho letto. Non essendo un’informatica e approcciando i temi di usabilità solo da poco per me non erano cose scontate e mi sono lascita affascinare tanto da riprendere alcuni temi nella mia tesi che riguarda l’interazione navigatore-motori di ricerca!
Di queste cose se ne parlava probabilmente già molti anni fà (io non c’ero), ma io credo che occorra riprenderle perchè sono ancora molti a non mettere in pratica molto concetti di usabilità!
Vi dico solo questo, parlando con una responsabile di una nota azienda di hardware mi sono sentita dire “Il marketing da noi lo fanno gli ingenieri!” Oddio, figuriamoci le interfacce!

Sono cmq d’accordo che il libro a tratti sia noioso in quanto ripetitivo, però si possono trovare spunti interssanti.
Non credo affatto che sia il suo miglir libro e sicuramente in qualche modo la fama di Norman lo precede a qualsiasi sua pubblicazione. Per esempio La caffetiera del masochista è molto bello. Lo consiglio.

# - postato da copertina75 - 04 Ottobre 2006 - 11:41

7

mi discosto un attimo e propongo
Nuova interfaccia per il desktop

# - postato da Andrea Paiola - 04 Ottobre 2006 - 12:20

8

…e infatti mentre leggevo il post e i commenti pensavo proprio al video di quell’interfaccia!

# - postato da bifoz - 04 Ottobre 2006 - 13:54

9

anche io ho letto alcuni libri di norman (mi associo a copertina75, anche a me e’ piaciuto troppo la caffettiera del masochista) e per fortuna lo stile non e’ quello che sembra emergere dai commenti sul libro citato

altro esempio di interfaccia “nuova”, ma in questo caso parliamo sopratutto di hardware (che pero’ rivoluzionera’ anche il software cambiando le possibilita’ di base che ci sono da sfruttare) vi suggerisco la visione di quest’altro video… e’ un po’ che gira su internet, non si sa mai…

http://www.cs.nyu.edu/~jhan/ft.....irtouch/

sapete fino ad oggi qual’e’ stata x me l’interfaccia meglio riuscita? quella specie di telecomando da collo della beghe**li che appena spingevi il bottone chiamava a ripetizione fino a 5 numeri con un messaggio preregistrato… dovremmo averne tutti uno cosi’… una specie di megatasto emergenza sul cellulare! :)

# - postato da Legolas - 05 Ottobre 2006 - 15:31

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