Nato con il nome di "Gnuhoo" alla fine degli anni '90, DMOZ presentava inizialmente una struttura parzialmente mutuata dai newsgroup Usenet. Gnuhoo divenne in breve tempo "Newhoo" e già al suo esordio ne vennero sottolineate le motivazioni commerciali; nonostante il suo carattere aperto esso non si presentava infatti come l'ennesimo progetto ispirato alla filosofia Open Source, aveva invece lo scopo di proporre un'alternativa a Yahoo! che allora vantava una posizione quasi dominante.

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Nel suo periodo di massima attività DMOZ ha raccolto milioni di voci catalogate in centinaia di migliaia di categorie grazie all'opera di decine di migliaia di redattori, ma l'interesse per il progetto è andato progressivamente scemando nel corso degli ultimi anni, soprattutto a causa di una scarsa volontà di rinnovamento e di un'organizzazione interna che non di rado ha favorito contrasti tra amministratori, moderatori e utenti.

In circa 20 anni il Web è nettamente cambiato, Yahoo! è divenuto una realtà quasi marginale, non soltanto per quanto riguarda il mercato delle ricerche su Internet, e DMOZ (che venne ribattezzato Open Directory Project già alla fine del 1998) è passato nelle mani di diverse proprietà (Netscape Communications Corporation, AOL, Time Warner). Ma nonostante l'evoluzione delle tecnologie e della Rete rimane il sospetto che se gestito in un altro modo il progetto avrebbe potuto essere salvato.

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L'impressionante mole di informazioni raccolta poteva divenire estremamente preziosa se ulteriormente nutrita e sottoposta all'analisi di algoritmi per il machine learning, ciò avrebbe consentito di evidenziare le risorse di maggiore qualità e di raffinare ulteriormente il sistema di catalogazione utilizzato. DMOZ era per molti anche uno strumento di lavoro, di promozione, un'opportunità per rendere visibile la propria offerta in termini di contenuti.

Ma siamo nel campo della ipotesi. Radicalmente ridisegnato meno di un anno fa, il 14 marzo DMOZ chiuderà seguendo l'esempio della Yahoo Directory, altra vittima di un modello di sviluppo divenuto datato già da tempo.

Via Seroundtable

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Nei primi anni dmoz, secondo la mia personale esperienza, ha funzionato bene. Ad un certo punto è diventato impossibile fare includere nel suo indice siti anche di ottima qualità. Forse perchè sono subentrati altri interessi. Un vero peccato, anche perchè per anni l'inclusione in Dmoz è stato considerato un fattore SEO importante, attribuendo un valore maggiore anche al sito e al nome di dominio.

Michele
Michele