Non si tratterebbe quindi di una decisione presa per arrecare un danno commerciale ad un potenziale concorrente come la Adobe, anch'essa almeno apparentemente sempre più interessata a liberarsi del fardello di una tecnologia ormai quasi universalmente osteggiata (basti pensare ai recenti richiami di Facebook per una sua futura dismissione); più propriamente le motivazioni di questo nuovo corso per l'advertising su Chrome andrebbero ricercate nell'esigenza di migliore ulteriormente la user experience.

Fare a meno di Flash, o per la precisione "mandarlo in pausa" all'interno degli annunci, dovrebbe determinare un risparmio energetico per i device impiegati durante la navigazione e, nel contempo, garantire una maggiore sicurezza delle sessioni online; non di rado infatti la soluzione di Adobe si sarebbe dimostrata facile veicolo per la diffusione di malware e, in generale, per l'azione di utenti malintenzionati. Detto ciò, è nota l'intenzione di Google, e non solo, di imporre HTML5 e gli altri Web standard più recenti come riferimento per la realizzazione di contenuti animati, questo per tacere della "diaspora" subita dal Flash e relativo plugin per quanto riguarda l'ecosistema mobile.

La sensazione è che quanto disposto dall'azienda capitanata da Larry Page rappresenti soltanto il primo passo verso un allontanamento completo di Flash dal browser Internet di casa, per ora il blocco dovrebbe riguardare soltanto la riproduzione dei contenuti secondari, salvaguardando quelli centrali per le pagine Web; in ogni caso gli utenti avranno la possibilità di ripristinare l'impostazione originale e più permissiva.

Dal punto di vista degli inserzionisti, è probabile che almeno inizialmente venga registrato un calo nel numero delle visualizzazioni, per contrastare tale decremento sarà quindi sempre più necessaria una conversione in HTML5 dei contenuti realizzati tramite Flash.

Via +GoogleAds

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